I dem attaccano: estate d’inferno sulle ferrovie, il governo ruba tempo ai cittadini e ai lavoratori. Il ministro racconta il suo binario al contrario: «Puntualità in costante miglioramento, all’80 per cento per l’Alta velocità e al 91 per cento per i regionali». Dal 5 al 10 luglio Italia divisa a metà per i lavori sul nodo di Firenze
Sull’incredibile situazione quotidiana delle ferrovie italiane, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e il Pd hanno qualcosa di più che un dissenso. La realtà è che raccontano due paesi diversi. I capigruppo dem Chiara Braga e Francesco Boccia e il capodelegazione a Bruxelles Nicola Zingaretti esplodono una dichiarazione congiunta durissima contro «ritardi, guasti, cancellazioni e un caos informativo ormai quotidiano» che «stanno rubando tempo e vita a milioni di cittadini e lavoratori». «L’Italia sta vivendo un’estate d’inferno sulle ferrovie», denunciano, «e il governo Meloni continua a voltarsi dall’altra parte. Solo nei primi sei mesi dell’anno abbiamo calcolato l’equivalente di sette anni e mezzo di vita persi sui treni».
La prossima settimana, dal 5 al 10 luglio, si annunciano altri giorni a rischio caos e paralisi: «Il paese sarà di fatto tagliato in due per i lavori sul nodo di Firenze, con percorrenze che si allungheranno fino a due ore e mezza. Il governo sa benissimo quanto sia grave la situazione tanto da rinviare i lavori parlamentari. Ma invece di affrontare l’emergenza e pretendere un piano all’altezza, continua a occuparsi soltanto della spartizione delle poltrone ai vertici del Gruppo Fs. È il fallimento di Meloni e Salvini: un paese bloccato mentre loro pensano solo al potere. Contano più la legge elettorale e le nomine che i diritti di chi ogni giorno prende un treno per andare a lavorare, studiare o curarsi».
È certo il lancio di una campagna, anche social, che toccherà anche altri settori della vita del paese, e che punta a dimostrare che Meloni e il governo si stanno preoccupando solo di come rimanere in sella nella prossima legislatura, e di come galleggiare da qui a quel momento.
I numeri dell’inferno
Ma i numeri forniti dai democratici sono impressionanti. E per il fact checking, basta entrare in una qualsiasi stazione dello Stivale. L’ultima interrogazione del Pd risale al 30 giugno, anche se quotidianamente alla Camera il deputato Andrea Casu, vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, posta sui social i cartelloni dei ritardi da mezza Italia e batte sul tema: contesta che «il Gruppo Ferrovie dello Stato continua a pubblicare quotidianamente i ritardi riferiti ai singoli eventi di circolazione relativi a ciascun treno, senza rendere disponibili dati aggregati sull’ammontare complessivo dei minuti di ritardo accumulati dalla rete ferroviaria nazionale».
Casu ha calcolato che fra il primo gennaio e il 20 giugno di quest’anno, al netto degli scioperi, «i ritardi complessivamente accumulati ammonterebbero a 3.894.961 minuti, pari a 64.916 ore». Sono i sette anni e mezzo di cui parlano i capogruppo, «a fronte di oltre 20mila treni cancellati», «per non parlare della truffa dei prolungamenti di orario che escludono dai rimborsi per ritardo», aggiunge.
Il binario al contrario di Salvini
La versione del ministro delle Infrastrutture è opposta. La spiega durante la cerimonia per il completamento della prima fase dello scavo delle due gallerie del Passante Alta Velocità di Firenze: «Il tasso di puntualità dei treni è in costante miglioramento, all’80 per cento per l’Alta velocità e al 91 per cento per i regionali nonostante il massimo storico di cantieri, treni circolanti e di passeggeri trasportati». Il ministro concede che si può essere qualche «disservizio» ma «siamo il servizio ferroviario migliore d'Europa».
«Salvini nega la realtà», secondo Casu, «si trincera dietro dati percentuali e finge di non vedere la valanga dei numeri assoluti». Peraltro, se la situazione ferroviaria fosse davvero in costante miglioramento, non si capirebbero le dimissioni a cui è stato costretto una settimana fa Stefano Antonio Donnarumma, l’ormai ex ad di Fs. Nel frattempo il dossier delle nuove nomine è impantanato: ha innescato nuovi conflitti fra Lega e Fdi.
«La scelta di cacciare Donnarumma certifica solo il totale fallimento di Meloni e Salvini», secondo Casu, «per i cittadini e i lavoratori che ogni giorno pagano il conto dei ritardi e degli errori del governo, non cambierà nulla».
Anche la senatrice M5s Gabriella Di Girolamo contesta i numeri del leghista: «Il ministro tocca nuove vette di ridicolo». Secondo la senatrice, anche i dati del dossier «Altra velocità» smentiscono Salvini: «Nel 2025 i treni hanno accumulato oltre 973 mila minuti di ritardo, arrivando nei tempi previsti solo nel 34 per cento dei casi». Di puntuale, «sono rimasti solo i rincari dei biglietti. Mentre la maggioranza parla di nomine, nelle stazioni il dramma della disperazione va avanti, acuito da un governo che racconta frottole con cadenza quotidiana».
© Riproduzione riservata

