La striscia raccoglie meno ascolti del programma precedente e di quello successivo. In conferenza stampa per i cinquant’anni del Tg2 il direttore Preziosi lo difende: «La polemica della redazione non era contro di lui ma contro la fascia oraria»
Meno del precedente, meno del successivo. La nuova striscia quotidiana di Tommaso Cerno in onda su Rai2 alle 14 esordisce al 5,36 per cento, rimanendo così sotto sia a Medicina33, che la precede, sia a Ore14, il programma di cronaca che lo segue. La rubrica del Tg2 ha fatto il 6,26 per cento: il calo netto degli ascolti è di 120mila telespettatori, il dato medio della striscia resta sotto le 632mila teste. Con Milo Infante – il cui programma fa per altro parte della stessa direzione Approfondimenti di 2 di Picche – lo share risale al 7,43 per cento, un aumento di circa 240mila spettatori.
Il direttore del Tg2 Antonio Preziosi non si scompone: «Posso dire che ogni contributo al pluralismo e all'informazione costituisce un arricchimento per il servizio pubblico e per chi ci ascolta da casa» ha spiegato alla conferenza stampa “Tg2 50 anni di notizie” per festeggiare i 50 anni del Tg. Nessuna presa di posizione sulla protesta della sua redazione, che aveva approvato uno stato di agitazione dopo che il programma era stato presentato: «Non c'è stata una polemica diretta nei suoi confronti, la presa di posizione della redazione riguardava la collocazione del suo nuovo programma» dice ancora il direttore.
Le reazioni
L’Usigrai, a dire il vero, aveva anche contestato l’impiego di una squadra esterna alla Rai per la realizzazione del programma: a questa obiezione il direttore dell’approfondimento Paolo Corsini aveva risposto che è tutto nella norma: non sarebbe la prima volta che il sindacato dei giornalisti polemizza su questo punto, ha detto nella conferenza stampa di presentazione della striscia, ma sarebbe un fatto che anche in passato la Rai si sia avvalsa di persone che non sono dipendenti Rai.
Il sindacato martedì torna sul punto: «Un collaboratore pagato 1000 euro al minuto, 11mila euro a puntata che ha esordito in onda dicendo agli italiani che non devono lamentarsi dei rincari dovuti dall'attacco all'Iran. Pura propaganda, pagata con il canone» scrive in un comunicato l’Usigrai. Sulla stessa lunghezza d'onda i parlamentari del Movimento 5 stelle: «Cerno è riuscito a perdere circa 200 mila spettatori in 3 minuti e senza pubblicità. Ha abbassato di 1,5 per cento la media della fascia in 3 minuti. Il tutto nonostante un posizionamento d'oro. Il due di picche a Cerno lo hanno dato gli italiani, quelli che da genio della comunicazione ha sbeffeggiato perché temono l'aumento dei prezzi per la guerra di Trump e Netanyahu all'Iran» si legge in una nota della senatrice della commissione Vigilanza Dolores Bevilacqua. «La prima puntata della striscia quotidiana per il “pluralismo” melonian-trumpiano nel servizio pubblico, registra il record di far perdere 130 mila spettatori in soli 10 minuti a Raidue. Il binomio qualità-quantità si conferma nella stagione più disastrosa del servizio pubblico radiotelevisivo» scrivono in una nota i parlamentari del Pd in Vigilanza.
«Il nostro problema è quanto costerà il petrolio, quanto costerà l’aria condizionata quest’estate nella casa al mare e se quell’ordine che abbiamo fatto aumenterà di prezzo perché si sta di più ad avere i materiali per mettere a posto il nostro tinello», ha detto Cerno nel programma. Come se le difficoltà non riguardassero chi già prima dello scoppio della guerra in Iran faticava ad arrivare alla fine del mese. Conclusione: «Siamo la democrazia delle comodità».
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