Un inizio poco underdog, molto massimi sistemi. «Siamo tanti due di picche che possono ancora cambiare le cose» promette Tommaso Cerno in apertura della prima puntata di 2 di picche, la nuova striscia su Rai2 affidata al direttore del Giornale in onda da lunedì 9 marzo. Eppure, continua l’ex senatore dem, «siamo la democrazia delle comodità»: ci lamentiamo troppo, spiega il nuovo volto di Rai2. In un quadro in cui perfino Giorgia Meloni si è mostrata pronta ad aprire alle accise mobili, misura che dirotta gli introiti dall’Iva sulla copertura delle imposte sui carburanti per compensare l’aumento dei prezzi, Cerno sostiene che andrebbero stretti i denti, pur di sostenere la libertà che gli iraniani. Scegliendo di fatto di ignorare che tutto il paese, inclusa la maggioranza, sta correndo ai ripari per frenare l’incremento dei prezzi delle materie prime che seguirà all’attacco americano a Teheran. 

«Il nostro problema è quanto costerà il petrolio, quanto costerà l’aria condizionata quest’estate nella casa al mare e se quell’ordine che abbiamo fatto aumenterà di prezzo perché si sta di più ad avere i materiali per mettere a posto il nostro tinello», dice Cerno. Come se le difficoltà non riguardassero chi già prima dello scoppio della guerra in Iran faticava ad arrivare alla fine del mese. 

La critica di Cerno continua contro chi polemizza con le spese per la casta e poi, sottintende il direttore, non è disposto a tollerare disagi dovuti al conflitto in Medio Oriente: «Sempre grandi proclami sulla casta perché costa troppo e invece lottare per la libertà di qualcuno e perderci qualche euro di gas, quello non si può fare». Non esattamente la linea a difesa degli underdog che il direttore aveva annunciato durante la presentazione del programma, quando prometteva di rivolgersi a tutti quelli che si sentono un po’ “due di picche”, a cui «passa tutto sopra la testa» e sembra che ci sia sempre qualcun altro «che decide il gioco».

In ogni caso, in termini geopolitici, anche di fronte a una situazione in cui, per dirla con Meloni, «sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale» il conduttore non ha dubbi su dove stare: «L’Iran è la sede del capo del terrorismo mondiale», sostiene, spiegando che ci sarebbe chi ritiene che l’Iran degli ayatollah «può essere meglio dell’America di Trump».

Polemici i Cinque stelle, che prendono posizione per bocca della parlamentare in commissione Vigilanza Dolores Bevilacqua: «Come siamo arrivati al punto che il servizio pubblico diventa la cassa di risonanza di questo racconto surreale? Come è possibile che la Rai sia caduta così in basso? Perché dobbiamo pagare con i nostri soldi il condizionatore della casa al mare di Cerno?»

L’audizione

Lo stile di Cerno non è una novità, nonostante l’impegno a mostrarsi lontano da Telemeloni in conferenza stampa, dove ha spiegato di essere arrivato in Rai per la prima volta con tutt’altra gestione dell’azienda. Nel frattempo, mentre lunedì sera a proposito di guerra è in programma l’intervista all’ad della partecipata Leonardo Roberto Cingolani – ospite di XXI secolo di Francesco Giorgino – l’azienda veleggia verso l’audizione del numero uno di via Severo, Giampaolo Rossi. 

Per martedì a mezzogiorno è convocato un ufficio di presidenza (la riunione in cui la presidente e i capigruppo programmano i lavori) in cui la maggioranza farà l'estremo tentativo per rinviare l’appuntamento. La presidente Barbara Floridia, raccontano, sarebbe anche disposta a riconvocare all’unanimità Rossi, a patto che quest’atto segni la ripresa ordinata dei lavori. Sviluppo a cui è però indisponibile Forza Italia e a seguire il resto della maggioranza. Questo perché sbloccare lo stallo in commissione significherebbe procedere alla votazione – fallimentare – sulla consigliera del Cda Simona Agnes designata a diventare presidente Rai.

D’altra parte, per Floridia senza questa garanzia far cadere la natura straordinaria della convocazione di Rossi, chiesta dalle opposizioni, significherebbe perdere l’unico strumento a sua disposizione, ragione per cui verosimilmente la presidente resterà sulle proprie posizioni. 

Tecnicismi, ma non privi di conseguenze pratiche. Di fronte alla mancanza di unanimità in ufficio di presidenza, la questione sarà rimessa alla plenaria della commissione: in quel contesto, la maggioranza ha i numeri per ottenere il rinvio. Nel frattempo, le questioni da porre all’ad si accumulano.

© Riproduzione riservata