A meno di un mese dal referendum, uno dei giornalisti più stimati in zona palazzo Chigi torna in Rai. «Non sarò la voce del sì o del no, ma tutti sapranno da che parte sto»
Tommaso Cerno annuncia di voler soltanto «mantenere un po’ di buonsenso». La sua missione inizierà lunedì 9 marzo, quando porterà il suo buonsenso «provocatorio», come lo descrive il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini, su Rai2. 2 di picche andrà in onda ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 14, secondo il miglior schema della “mutanda” (la definizione è di un autorevole dirigente televisivo): si arriva dalle rubriche del Tg2 delle 13, garanzia di ascolti, e si va verso Ore 14 di Milo Infante, altro caposaldo dello scarno palinsesto della seconda rete Rai. Insomma, una “mutanda” stesa tra due mollette, un po’ come i Cinque minuti di Bruno Vespa, collocati tra il Tg1 e Affari tuoi (ma comunque in grado di scendere qualche punto sotto entrambi).
Lo spostamento dalla collocazione iniziale pre-tg al post giornale mira anche ad aggirare le critiche della redazione del Tg2, che aveva espresso una forte critica al progetto originario nel timore che la striscia di cinque minuti potesse affossare l’ultima edizione del notiziario cadetto che continua a tenere buoni ascolti, a differenza dell’edizione delle 20.30 che versa in condizioni disperate da mesi. Cerno si trincera dietro a un «rispetto per il Tg2 immenso»: il direttore vuole che i giornalisti non lo percepiscano «né come antagonista, né come qualcuno che vuole prendersi spazio, ma qualcuno che porterà un sapore diverso».
Indipendenza
Ma il direttore del Giornale – già protagonista da settembre del blocco attualità di Domenica in, che però ha regalato al pubblico anche una sua inattesa performance nel ballo di Aserejé a Sanremo – ci tiene a non mostrarsi un prodotto esclusivo di Telemeloni. «Gli italiani andranno a votare con le loro idee, non è mio compito dire loro cosa devono fare», spiega ad esempio sul referendum. Per poi sottolineare come la sua prima volta in Rai risale a dieci anni fa, sotto una direzione di tutt’altro orientamento politico. Un racconto dei settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, in un ciclo di puntate in cui ospitò anche Giorgio Napolitano, oltre a nomi “di sinistra” come il filosofo Piergiorgio Odifreddi e Franca Leosini.
E si accaparra un’altra “patente” di indipendenza citando i suoi ex colleghi Marco Damilano e Peter Gomez, che come lui hanno lavorato all’Espresso e oggi hanno tutti un programma in Rai: «Talmente questo servizio è pubblico che ci siamo tutti e tre, pur avendo preso dopo l’Espresso strade diverse. Questo paese è democratico e libero», spiega ancora il neoconduttore, che promette di dare spazio anche a eventuali «fischi».
Ascolti per il cittadino
Per quanto riguarda gli ascolti, sia Cerno che Corsini volano bassi, proponendo un obiettivo in linea con il target di rete, il 4 per cento, anche se in quella fascia oraria Rai2 è ben oltre quella cifra. «Ogni cosa oltre il 4 per cento è ottima», dice il direttore degli Approfondimenti, spiegando però che i quattro minuti di trasmissione sono fin troppo brevi per rilevare eventuali picchi. Per quanto riguarda la polemica sull’uso di professionalità esterne, invece, per Corsini è tutto nella norma: non è la prima volta che il sindacato dei giornalisti polemizza su questo punto, dice, ma è un fatto che anche in passato la Rai si sia avvalsa di persone che non sono dipendenti Rai.
Motivo per cui, spiega Corsini, la Rai si è voluta rivolgere a «uno dei più autorevoli giornalisti italiani» che produrrà «editoriali pungenti, che arricchiranno gli approfondimenti ma anche l’intero dibattito pubblico italiano». Una speranza di dare anche a Rai2 la sua striscia informativa, come quelle di Vespa e Damilano, che possibilmente abbia più futuro de I Facci vostri, naufragata ancora prima di cominciare. Nel dubbio, Cerno promette che la prima puntata sarà dedicata a tutti quelli che si sentono un po’ “due di picche”, a cui «passa tutto sopra la testa» e sembra che ci sia sempre qualcun altro «che decide il gioco»: il direttore del Giornale vuole stare «dalla parte del cittadino». Un perfetto difensore degli underdog à la Meloni.
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