Una manovra in extremis per ricucire i rapporti con il Quirinale e mandare un segnale distensivo a Forza Italia. In casa della maggioranza si ragiona di una riorganizzazione sull’ultimo miglio del mandato della governance Rai dopo l’appello del presidente della Repubblica che ha definito «inaccettabile» lo stallo in commissione di Vigilanza. 

La manovra di cui si sta ragionando tra palazzo Chigi e il parlamento è quella di ricollocare Simona Agnes. La consigliera considerata gradita a Forza Italia potrebbe passare da presidente in pectore a direttrice generale, prendendo il posto di Roberto Sergio, dg anche di Rtv a San Marino che raggiungerà i requisiti minimi per la pensione a fine anno.

Si tratterebbe di un ruolo più operativo (che per altro ha già ricoperto suo padre Biagio) che però avrebbe necessità di un passaggio ulteriore: Agnes dovrebbe infatti dimettersi e rientrare come dg. A quel punto, ci sarebbe anche margine per una nuova nomina da parte del ministero dell’Economia, che decide due dei nomi in cda, nel 2024 Agnes e Giampaolo Rossi.

A quel punto potrebbe dunque entrare in scena anche un nome più “di garanzia” da proporre come presidente. L’incarico, infatti, dovrebbe sempre essere confermato dai due terzi della commissione di Vigilanza Rai, ostacolo che finora Agnes non ha saputo superare e che ha portato a uno stallo di oltre un anno e mezzo a palazzo San Macuto. 

Un altro stallo

Sulla carta in realtà dovrebbe andare in discussione in parlamento finalmente anche la riforma della governance Rai di cui si parlava già a fine dello scorso anno. Niente da fare, per il recepimento dell’European Media Freedom Act che dovrebbe separare il servizio pubblico dalla politica non c’è ancora una data all’orizzonte.

Per altro, il tempo stringe: è vero che portando a dama la riforma si otterrebbe un azzeramento del Cda con la possibilità di procedere a tutti gli aggiustamenti del caso, ma per andare veloce bisognerebbe procedere a colpi di voti di fiducia, senza includere lontanamente le opposizioni. «Una mossa che esporrebbe la destra ad accuse di orbanismo spinto» dice un dirigente d’area. 

Da Forza Italia smentiscono che Agnes possa dimettersi prima della fine del mandato, nel tardo 2027. A Fratelli d’Italia però un movimento per sbloccare lo stallo, fosse anche solo in apparenza, non dispiacerebbe: è vero che alla fine si dovesse infatti trovare un altro nome, magari proprio quello di Sergio, l’opposizione verosimilmente non lo voterebbe.

Andando incontro però a quel punto alla potenziale accusa di non aver fatto seguito all’appello di Mattarella, almeno nella lettura della maggioranza. Anche se, dalla prospettiva dell’opposizione, andare a collaborare ora con la destra – con il vento del referendum vinto in poppa e un alleanza di governo tutta da costruire – rischierebbe di trasformarsi in un autogol. 

La Lega, dal canto suo, in caso di un nuovo fallimento del voto in commissione Vigilanza, manterrebbe il presidente facente funzione: Antonio Marano, con i suoi settant’anni, continua a essere il consigliere più anziano del Cda. 

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