«Ricostruzioni assolutamente prive di qualsiasi fondamento». Stefania Craxi smentisce in mattinata il retroscena del Fatto quotidiano secondo cui la neocapogruppo al Senato si sarebbe spesa per convincere Simona Agnes, consigliera d’amministrazione Rai riconducibile all’area azzurra, a fare un passo indietro. Una prospettiva che «non esiste» confermano fonti azzurre. 

L’interpretazione che arriva sia da Forza Italia è che si tratti di uno spin leghista indirizzato a eliminare la possibilità che Simona Agnes finisca a fare la direttrice generale e Roberto Sergio – considerato in questo momento in buoni rapporti con la Lega, ma storicamente legato anche al mondo centrista e forzista – passi alla presidenza. Uno scenario spericolato, ma che qualcuno ha evocato a più riprese nelle ultime settimane, contando anche sulla disponibilità di una parte delle opposizioni a tornare al tavolo delle trattative a patto che si discuta di un nome diverso da quello di Agnes. 

Per la Lega, significherebbe veder tramontare definitivamente il sogno della presidenza facente funzione di Antonio Marano: una lunga storia Rai alle spalle, l’ex direttore di Rai2 conosce i trucchi del mestiere e ha dato del filo da torcere ai partner di governo nei due dei tre anni in cui ha mantenuto l’incarico. Contemporaneamente, però, il disegno non garantirebbe al Carroccio il direttore generale che aveva messo nel mirino durante la trattativa iniziale sulle poltrone Rai. Uno scenario lose-lose, insomma, che è sembrato diventare più probabile nelle ore in cui il deputato di Iv Roberto Giachetti si è incatenato in aula a Montecitorio in segno di protesta: meglio mettere le mani avanti. 

Tra i due litiganti, Lega e Forza Italia, che tanto si stanno scontrando negli ultimi giorni su una serie di dossier all’interno della maggioranza, il terzo – cioè Fratelli d’Italia – gode. Non è un segreto che, soprattutto nei primi tempi del mandato, tra l’ad Giampaolo Rossi e Marano non scorresse troppo buon sangue. I rapporti si sono progressivamente normalizzati, ma l’idea che Agnes passi all’incarico di direttore generale e, soprattutto, Sergio sostituisca Marano a via della Scrofa e le sue derivazioni Rai non dispiace per nulla. Senza farsi troppi problemi per il malessere leghista che – invece di portare a casa sia presidente che dg – resterebbe con un pugno di mosche in mano e andrebbe incontro a un ridimensionamento in azienda. In casa Fratelli d’Italia sono però poco convinti che la partita sulla presidenza possa sbloccarsi a breve, considerato lo stallo in commissione Vigilanza. 

C’è però un elemento che potrebbe scombinare le cose: Sergio è in età da pensione e nel momento in cui, a mesi, dovesse lasciare la sua poltrona, si aprirebbe una nuova sfida tra Lega e Forza Italia, entrambi convinti di avere il diritto di rivendicare quel posto, gli uni per gli accordi precedenti, gli altri per la presidenza mancata. 

Giuli pensaci tu 

È anche la settimana in cui scade il termine per presentare il proprio interessamento per i cespiti che la Rai sta mettendo in vendita. Sulla lista della spesa del ministero della Cultura, si apprende nelle ultime ore, potrebbero finire palazzo Labia – a cui, spiega chi è vicino al dossier, il ministero è interessato da tempo – a Venezia e il teatro delle Vittorie a Roma «con l'obiettivo di valutare percorsi di valorizzazione culturale dei due immobili di particolare rilievo storico e artistico». 

A Giuli si era rivolto anche Fiorello, che aveva chiamato il ministro in diretta della Pennicanza. Giuli aveva assicurato di fare tutto il possibile per il Delle Vittorie, per cui nelle ultime settimane si è spesa anche la presidente della commissione Vigilanza Rai Barbara Floridia. Al suo appello l’azienda aveva “risposto” in un comunicato, smentendo il fatto che il cantiere di viale Mazzini, che va liberata dall’amianto, fosse fermo e affermando che non si tratta di «una svendita o un ridimensionamento del Servizio Pubblico, ma un piano immobiliare atteso da decenni». 

Per discutere della cessione, Rossi dovrebbe anche apparire di fronte alla commissione Cultura della Camera – presumibilmente la prossima settimana – dove il presidente Federico Mollicone ha promesso una convocazione a stretto giro. In ottava commissione al Senato, invece, si aspetta con ansia l’audizione di Giancarlo Giorgetti sul testo della riforma Rai, in programma sempre a stretto giro: chi conosce bene il dossier sostiene che il ministro dell’Economia abbia avuto rassicurazioni dalla Commissione europea sul fatto che, anche in futuro, il ministero di via XX settembre continui ad avere una voce rilevante in Rai, alla luce del suo ruolo di azionista principale. Un elemento che sarebbe cruciale per sbloccare il cammino della riforma, che a questo punto potrebbe andare davvero in porto entro la fine della legislatura. 

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