Dopo le dimissioni della commissione di Vigilanza Rai, l’attenzione si sposta sul futuro del consiglio d’amministrazione. 

Consigliere Natale, si dimette? 

Non mi dimetto perché le dimissioni dei commissari della Vigilanza sono arrivate dopo un anno e mezzo di blocco in cui la vigilanza era impedita nel suo funzionamento. Il cda Rai può piacere o non piacere ma è operativo.

Qual è il vantaggio di stare dentro?

Con il collega Di Maio riteniamo che continui ad aver senso marcare ripetutamente i molteplici punti di dissenso per mantenere con questa presenza un ruolo di di controllo e denuncia.

Rossi ci ha spiegato che non è preoccupato del deflusso di pubblico verso La7. Sono affermazioni gravi. 

È un’affermazione gravissima. Prima che una questione editoriale o addirittura politica ne faccio una questione economica-aziendale, perché il bilancio di un’azienda è fatto anche della pubblicità che le trasmissioni portano. Poi è anche un problema di legittimazione del del servizio pubblico: non si è mai visto un amministratore delegato che sia contento di una fuga.

Non si tratta di smantellare ma di introdurre il pluralismo, dice Rossi. 

Perché su Rai1 nessuno pone il problema del pluralismo dell’informazione? Perché dobbiamo fare a meno di volti dell’informazione che poi vanno in onda altrove, penso a figure come Antonio Di Bella e Giovanna Botteri? E poi, quanto durerà l’esilio di Serena Bortone in radio?

Usigrai si è vista negare la trasmissione di un video di sostegno a Rai3 perché il contenuto era «editoriale» e non «sindacale». Possono decidere solo i direttori cosa va in onda sulla Rai?

L’ad ha un’idea molto parziale, molto arretrata e persino offensiva dell'attività sindacale. L’Usigrai ha non solo il diritto, ma il dovere di occuparsi di questioni editoriali incidono sulla solidità di una rete se incidono sulla legittimazione del servizio pubblico. Ci si preoccupa della tenuta di una parte consistente dell'azienda e ci si preoccupa, spiace doverlo sottolineare, molto più di quanto non faccia l'amministratore.

Dove vanno azienda e cda senza il contrappeso della commissione di Vigilanza? 

Anche per noi è stata grave l’assenza di interlocutori. Il nostro palinsesto è stato nell'ultimo anno infarcito di ore su Garlasco, su questo avrei voluto sentire la commissione a proposito del contratto di servizio. Lo stesso vale per la transizione digitale e per l’attenzione ai nuovi italiani. 

In che clima si arriva all’esame della riforma? 

Per la destra va tolto di mezzo ogni riferimento alla maggioranza qualificata, sia per l’elezione dei membri del cda, sia per il presidente. C’è l'idea che basti avere un 51 per cento per fare l’asso piglia tutto, chiunque sia ad averlo, un imbarbarimento della politica.

Viene cancellata ogni ipotesi di possibile punto incontro tra le forze politiche. La maggioranza qualificata però non è un inciucio, è il dovere di trovare un punto di incontro su certe questioni di valore istituzionali. È anche quello un contributo alla coesione alla quale tanto spesso ci richiama il presidente Mattarella.

C’è stato anche polemica intorno alle posizioni di Antonino Monteleone sul medio oriente. Rossi ha detto che non vuole fare il censore. 

È gravissimo che in presenza di quelle dichiarazioni sui social Monteleone venga anche premiato con nove prime serate nel prossimo palinsesto. 

L’Emfa prevede che l’autonomia del servizio pubblico sia legato anche a risorse certe. 

Non possiamo continuare ad accettare in silenzio che le nostre risorse vengano decurtate. Insieme ai colleghi Di Maio e Di Pietro stiamo ponendo l'urgenza di una presa di posizione pubblica del cda. La risposta della maggioranza è stata "Ma come si fa a criticare il governo che è il il tuo azionista?".

Cosa ha risposto?

Di fare come fece l'allora presidente Tarantola che, quando alla Rai venne sottratto un capitale di 150 milioni di euro, decise di intraprendere un ricorso in sede legale.

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