C’è «buona volontà» da parte dei partiti della destra per limare le divergenze sulla riforma della Rai: l’obiettivo è chiudere prima della fine di legislatura per azzerare il cda e lasciare una governance vicina alla destra. L’interessamento di Giuli ai cespiti in vendita, invece, può peggiorare lo stato del bilancio aziendale
Il meteo segna burrasca in Rai, tanto per cambiare. All’orizzonte, soprattutto, non ci sono porti protetti in vista: il cda di giovedì 21, dunque, potrebbe dare il via a un mese di decisioni importanti sul futuro della tv pubblica. A far rizzare le antenne è soprattutto la rinnovata disponibilità della destra – in testa Fratelli d’Italia – di portare a casa la riforma della governance per azzerare il Cda a stretto giro e lasciare – casomai il risultato delle urne non fosse favorevole – in eredità al centrosinistra una Rai orientata a favore dell’attuale maggioranza.
Una prospettiva, quella della fine anticipata del mandato, che in azienda non dispiace. «Meglio di un altro anno di quest’agonia» dice qualcuno: l’impressione è che diversi dirigenti si sono sentiti lasciati soli da una politica che non esita a domandare ma non copre le spalle alla governance quando si tratta di rimediare ai passi falsi. La commissione Vigilanza è bloccata e la Rai è sulle pagine dei giornali un giorno sì e l’altro pure. L’episodio della protesta del deputato Iv Roberto Giachetti, in particolare, ha provocato le ire della premier: nel momento in cui dunque lo stallo sulla presidenza sembra irrisolvibile – la possibilità che Agnes si dimetta è pari allo zero, spiegano fonti parlamentari azzurre – si prova a risolvere la pratica spingendo per un’accelerazione della nuova legge.
Bocche cucite, per ora, ma filtra che le posizioni dei partiti restano «abbastanza distinte». Sembra però esserci un generale sentimento di buona volontà per chiudere la pratica in fretta e portare a casa la legge prima della fine della legislatura. Contributo delle opposizioni? Non previsto.
Luce verde-Lega
Il placet di Giancarlo Giorgetti, in audizione la prossima settimana in ottava commissione al Senato, dove il testo è parcheggiato da mesi, potrebbe sbloccare le cose. Dopo aver ricevuto rassicurazioni sul ruolo futuro del ministero dell’Economia in azienda, gestione dei conti (e soprattutto dei debiti), il padrone dei conti nazionali potrebbe dare luce verde e qualche ambizioso si spinge a prevedere addirittura una prima lettura al Senato entro fine dell'estate. Il resto dei leghisti non è altrettanto bendisposto nei confronti dell’avanzamento della riforma, mentre inizia a farsi largo nel partito il dubbio su chi possa sostituire il consigliere e attuale presidente facente funzione Antonio Marano qualora il Consiglio venga davvero azzerato.
Intanto, domani scade il termine per l’interessamento ai cespiti Rai in dismissione: l’intervento a gamba tesa di Alessandro Giuli – facilitato dal diritto di prelazione per lo stato sotto cui ricadono alcuni immobili di particolare interesse storico-culturale – potrebbe mantenere il Delle Vittorie e palazzo Labia in mano pubblica. Le redazioni, però, traslocheranno. «Il teatro resta in Rai!» festeggia ciononostante Fiorello, mentre in azienda c’è chi vede la notizia di Giuli come la prova del fatto che vendere sia la scelta giusta: solo grazie al bando l’interesse che a suo tempo aveva manifestato già Gennaro Sangiuliano si è fatto impegno tangibile, è il ragionamento.
Il rischio è però che il diritto di prelazione venga fatto valere più avanti: le norme prevedono infatti una finestra di sessanta giorni per il ministero, uno scenario che potrebbe anche rinviare a fine anno eventuali cessioni. Peggiorando così la situazione già difficile del bilancio aziendale, che potrebbe così chiudere l’anno meno sgravato di quanto previsto inizialmente. Insomma, secondo alcuni la vendita starebbe avanzando fin troppo lentamente.
Quello delle cessioni sarà uno dei punti più importanti in ordine del giorno. Verso il rinvio invece la discussione sulle direzioni in scadenza, Tg2 e Raiparlamento. Nel primo caso sembra ormai scontata la conferma di Antonio Preziosi, considerato vicino a Forza Italia e autore di ascolti non proprio convincenti, soprattutto per quanto riguarda l’edizione delle 20.30 del notiziario che fu di Piero Angela. Mentre per quanto riguarda Giuseppe Carboni, considerato gradito ai Cinque stelle, la situazione rimane spinosa. Il direttore ha infatti vinto la causa per demansionamento nei confronti dell’azienda, che gli ha dovuto corrispondere un risarcimento, seppure inferiore rispetto alla richiesta iniziale, ma la Rai molto probabilmente farà ricorso. Uno scenario che comunque non esclude la possibilità di una riconferma nel ruolo, nonostante Carboni tra un paio d’anni raggiunga i requisiti per la pensione. Interim e rinnovi sembrano la via maestra anche sui dossier Raicom e RaiCinema, che maturano a stretto giro. Tanto più che i maligni continuano a sostenere che l’ad continui a tenere un occhio sulla seconda per un futuro lontano da via Severo: meglio tenere tutto per aria. Tanto prima c’è da capire che fine farà la riforma.
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