Ancora non c’è una data per un’assemblea generale per fare l’analisi della vittoria, per una volta invece di quella della sconfitta, ma arriverà, c’è da scommetterci. Perché lunedì scorso, il giorno delle feste di piazza, nonostante la stanchezza per la campagna referendaria, si sono giurati di non «perdersi di vista». Ma intanto oggi, per non disperdere la valanga del referendum, i comitati per il No lanciano un primo segnale. Dice nella sostanza: non smobilitiamo. Ma anche chiede cose molto precise.

La prima mossa dunque è un appello al parlamento, firmato dai presidenti del quattro comitati: Società civile, Giusto Dire No, Avvocati per il No e 15 per il No, ovvero Giovanni BacheletEnrico Grosso, Franco Moretti e Giuseppe Salmè. L’affluenza al voto «risultato assolutamente positivo» e tutt’altro che scontato, dice, esprime «una grande attenzione dei cittadini, soprattutto dei più giovani, per la nostra Costituzione. L’esito referendario va inteso come un chiaro invito ad attuarla e a non modificarla mai più a colpi di maggioranza».

Dunque, a prescindere dal risultato, questa campagna «ha evidenziato aspetti di comune interesse dei quali il Parlamento dovrebbe tenere conto». In particolare «l’esercizio effettivo del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede che è stato questa volta negato» e «la scarsità di risorse da destinare all’amministrazione giudiziaria, non solo finanziarie ma anche umane, che, se introdotte, potrebbero migliorare non poco l’efficienza della giustizia e la sua percezione da parte della collettività».

Per questo rivolgono un invito al Parlamento «affinché presenti una proposta di legge che riconosca in maniera permanente agli elettori fuori sede la facoltà di esercitare il loro diritto di voto» e, stavolta al parlamento ma anche al governo «a prendere urgenti provvedimenti che rendano effettivo l’impiego di risorse umane e finanziarie nell’amministrazione giudiziaria».

Mantenere unito e soprattutto in movimento il fronte del No non sarà facile, ma è la scommessa che fanno anche i partiti del campo progressista, che già parlano delle future primarie per la scelta del leader, e sperano di poter rimobilitare almeno una parte del popolo referendario per le future elezioni politiche, il prossimo anno. 

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