Rinviata ogni decisione a un nuovo incontro nelle prossime ore. La mossa della giornalista potrebbe però sbloccare la situazione. L’ipotesi della conduzione a rotazione
Qualche ora dopo la fine della riunione con l’azienda, il colpo di scena: Giulia Presutti, la giornalista scelta dai meloniani per condurre Report dopo Ranucci ha deciso di fare un passo indietro.
Un ritiro «nella speranza di aiutare in questo modo la trasmissione che mi ha formata e alla quale ho avuto l'onore di contribuire. Una trasmissione così amata, che tanto ha dato al pubblico e alla nostra azienda, non può impantanarsi in discussioni e scambi così piccoli, né credo che il suo futuro possa essere legato a singoli nomi e singole personalità», ha scritto Presutti, secondo quanto riportato dall’Ansa. « Per quanto mi riguarda, caro direttore - conclude Presutti - sono a disposizione dell'azienda che tanto mi ha dato e alla quale intendo dare con passione tutto il mio impegno».
Eppure nel pomeriggio dopo il colloquio con Paolo Corsini, gli inviati avevano parlato di un canale riaperto. E così è arrivato un breve rinvio che riaccende le speranze dei giornalisti di Report, pronti a fare le valigie – sia gli interni che gli inviati – qualora la Rai dovesse insistere sui nomi dei due conduttori scelti per rimpiazzare Sigfrido Ranucci, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. A fronte di una redazione che si è mostrata compatta in tutti i settori, il direttore degli Approfondimenti Corsini ha preso atto del fatto che la squadra fa sul serio (e che la sua decisione potrebbe rappresentare un danno grave per l’azienda) e ha chiesto altre 24-48 ore per tornare dalla redazione che ha incontrato mercoledì con un’altra proposta. Ora però la notizia del passo indietro di Presutti che potrebbe cambiare molte cose.
La linea rossa
Per i cronisti, il minimo indispensabile per rinviare l’addio – l’obiettivo finale resta sempre quello di partire con la trasmissione l’8 novembre come da programma – è che la trattativa ricominci dalla prima casella: via i nomi proposti dal tavolo. A creare problemi alla squadra era soprattutto quello interno di Presutti, che Corsini avrebbe ritenuto erroneamente espressione della redazione, salvo poi rendersi conto che la realtà fosse tutt’altra. Per suffragare la tesi della redazione sono stati fatti presenti diversi elementi, tra cui la vicenda della grafica falsata del servizio di Agorà firmato dalla giornalista.
Non si è trattato quindi di discussioni nel merito: non ci sono state proposte alternative, né i giornalisti hanno fatto rilanci. Tutto scivola al nuovo incontro tra uno o due giorni.
Un bilancio comunque timidamente positivo, considerato che nel corso dell'incontro «si è aperto un canale di comunicazione, per noi è positivo, e adesso cercheremo di capire quali sono le decisioni dell'azienda», come ha detto al termine dell’incontro Danilo Procaccianti, uno degli inviati del nucleo storico.
Presutti e Piervincenzi, che si erano inaspettatamente presentati all’incontro, alla fine hanno scelto di non partecipare al confronto dopo che anche il direttore li aveva invitati ad aspettare fuori dalla porta (saggiamente, secondo gli altri inviati, ormai in rotta totale verso i due che ritengono colleghi che si sono prestati al volere dell’azienda accettando un incarico rispetto al quale non erano all’altezza).
Alla fine della riunione con la redazione, Corsini ha comunque voluto incontrare anche i due conduttori in pectore. I due, che si aspettavano una investitura ufficiale, sono rimasti delusi: la missione diplomatica improvvisata del direttore dovrà essere aggiornata più avanti.
Le opzioni
Sul tavolo del settimo piano resta la possibilità della rotazione alla conduzione, ventilata soprattutto nelle ultime ore. Una soluzione praticabile per la redazione soltanto se Presutti e Piervincenzi faranno un passo indietro. «Se uno dei due è fuori a fare inchieste, qualcun altro si prenderà questo quarto d’ora di celebrità», è il ragionamento che restituisce un dirigente a poche ore dalla riunione.
Il passo indietro dei due resta una soluzione poco desiderabile per la Rai: d’altra parte, ragiona qualcuno, Corsini è direttore e la decisione (oltre alla responsabilità) della scelta dei conduttori ricade su di lui. La governance meloniana non può prendersi la responsabilità di una rimozione. Fossero i due prescelti a fare un passo indietro, ovviamente, sarebbe tutt’altra questione.
Creare un precedente aprendo una trattativa con una redazione può creare problemi a lungo termine. Anzi, dal punto di vista dell’azienda il direttore avrebbe dato fin troppa guazza alla redazione accettando le raccomandazioni contenute nella lettera firmata dagli inviati e indirizzata a Corsini. Certo, quello di Report non è un caso come gli altri cambi di conduttore su cui Corsini ha messo la firma in questi anni, visto che si tratta di una decisione contro la volontà del protagonista e i detrattori sottolineano come la riunione andata in scena sarebbe dovuta avvenire prima ancora che i due nomi scelti raggiungessero agenzie e giornali.
La linea di Ranucci
Ranucci, che è stato avvistato proprio a via Teulada nel suo ufficio in redazione, continua a colpire alzo zero i suoi sostituti: «La trasparenza e la lealtà sono requisiti da codice etico. Unirai cosa dice?», scrive il giornalista sul suo profilo Facebook in riferimento a Presutti. Unirai – il sindacato di destra fondato dopo che la maggioranza ha imposto la sua governance – ha espresso il suo sostegno alla scelta della giornalista. E sulla possibilità – ancora lontana, ma già nella mente di chi vorrebbe vedere Presutti altrove – di una ricollocazione si apre uno scenario inedito: la giornalista sarebbe allocata ai programmi nazionali a Roma, visto che è rientrata nei sette posti negoziati dall’Usigrai per le direzioni che non sono la Tgr. Difficile, dopo questo caso, che a Report venga ancora bene accolta: in azienda non si spingono a considerazioni esplicite, ma c’è anche la vicenda di Piervincenzi, diciassettesimo al concorso: la soluzione tecnica che potrebbe essere individuata per lui sarebbe il trasferimento per inderogabili esigenze aziendali, previsto dall'accordo.
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