Non c'è solo l’interrogazione presentata dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli con la lista delle scuole che non hanno celebrato a dovere il Giorno del ricordo. Anche l’Ufficio scolastico regionale del Lazio chiede informazioni agli istituti su cosa e come hanno commemorato la ricorrenza. Tra i due atti c’è un tempismo sospetto
Ma chi l’ha detto che l’organizzazione della scuola è inefficiente? Nel giorno in cui un vicepresidente della Camera dei deputati presenta un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, l’Ufficio regionale del Lazio scrive alle scuole per raccogliere le informazioni necessarie a rispondergli. Grande efficienza o tempismo sospetto?
La vicenda è quella dell’interrogazione parlamentare di Fabio Rampelli (FdI) che vuole sapere quali iniziative il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara intenda prendere contro quelle scuole che non hanno celebrato a dovere il Giorno del ricordo il 10 febbraio. Un atto corredato da una lista di 41 scuole «inadempienti», in grandissima parte romane. Una strana lista, in effetti: non è chiaro come sia stata composta («risulta all’interrogante», «da testimonianze raccolte») e perché nell’elenco Roma sia così sovra rappresentata.
Un’iniziativa sgrammaticata dal punto di vista istituzionale – come già evidenziato da Christian Raimo su questo giornale – dato che non si possono obbligare le scuole a celebrare una ricorrenza specifica, in questo caso la data in cui si commemorano i massacri delle foibe e l'esodo giuliano dalmata. Il principio di fondo resta la libertà di insegnamento, richiamata in queste ore insieme all’autonomia scolastica dai sindacati, dalle opposizioni, persino dalla sempre misurata associazione dei dirigenti scolastici: «Non posso condividere la pubblicazione di un elenco di scuole “cattive”, gli istituti godono di autonomia che va rispettata», dice ad Ansa il presidente dell’associazione Antonello Giannelli. Secondo Flc Cgil «siamo di fronte a un fatto molto grave: una vera e propria "lista nera" che introduce un clima di pressione, di intimidazione e di vigilanza politica nei confronti delle istituzioni scolastiche, del personale docente e dei dirigenti».
Rampelli ribatte: «La questione è semplice: c'è o non c'è una legge dello Stato? Va o no rispettata da tutti, a cominciare dalle istituzioni pubbliche? E cosa c'entra, di grazia, l'autonomia scolastica che secondo tali fantasisti darebbe licenza di ignorare le norme vigenti?».
Una cosa seria. Ebbene, nelle stesse ore in cui l’interrogazione veniva timbrata alla Camera, partiva un’altra richiesta, stavolta dall’Ufficio scolastico regionale del Lazio verso i dirigenti scolastici. Per chiedere «in considerazione dell’interrogazione parlamentare relativa all’oggetto (“Iniziative Giorno del ricordo – 10 febbraio 2026”, ndr) si chiede alla S.V. di comunicare, entro la giornata odierna, alla scrivente Direzione Generale se vi sia stata ad opera dell’Istituzione scolastica una adeguata diffusione e quali iniziative siano state intraprese in occasione del Giorno del ricordo».
Firmato, al maschile, “il Direttore generale” Anna Paola Sabatini. Non risulta che una simile richiesta sia stata avanzata dagli uffici scolastici di altre regioni.
Se è difficile immaginare che negli uffici laziali si adoperino all’istante per farsi trovare pronti con le informazioni che eventualmente possono servire al ministro nelle sue risposte ai parlamentari, le possibilità restano due, a loro modo entrambe rilevanti. O il ministero, appena ricevuta l’interrogazione, ha dato mandato all’Ufficio regionale del Lazio di chiedere conto alle scuole e l’Ufficio ha immediatamente provveduto. Ma in questo caso non si capisce perché interessarsi solo alle scuole del Lazio (come per altro l’interrogazione di Rampelli). Fonti del ministero tendono a escludere questa dinamica.
Oppure l’interrogazione e la richiesta alle scuole sono i due atti di una stessa strategia, volta a fare pressione sui dirigenti scolastici affinché la prossima volta ci pensino due volte prima di ignorare le sollecitazioni a celebrare il 10 febbraio. Se non si può esercitare un controllo politico diretto sull’attività della scuola, si può senz’altro incutere un timore, insinuare il dubbio che qualche conseguenza possa esserci se non si riga dritto.
La nota dell’Ufficio scolastico non aiuta a dissipare questo dubbio: «In merito a quanto riportato dagli organi di stampa, relativamente all’interrogazione parlamentare sul “Giorno del ricordo”, l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio precisa di aver provveduto, come da prassi a seguito di tali istanze, a richiedere alle Istituzioni scolastiche informazioni circa le iniziative eventualmente intraprese. In considerazione della natura istituzionale della richiesta ricevuta, l’Usr ha doverosamente operato nel rispetto del consueto iter procedurale».
Ma non si chiarisce come sia possibile che i due atti si siano sovrapposti nella stessa mattinata, lasciando aperte entrambe le possibilità: efficienza estrema o manovra a tenaglia.
Elisabetta Piccolotti (Avs) parla di «pressione istituzionale» e presenta a sua volta un’interrogazione. Per Irene Manzi e Cecilia d’Elia del Pd «siamo di fronte a un lavoro di intimidazione e schedatura, che rischia di trasformarsi in uno strumento di pressione politica ingiustificata». Le parlamentari rivolgendosi al ministro chiedono di sapere «se ci siano stati interventi dell'amministrazione in seguito alle pressioni indebite esercitate dai parlamentari della destra». La risposta è sì, ma non nel senso che auspicavano loro.
© Riproduzione riservata


