Uno dei due uomini identificati come i presunti autori dell’attentato con drone all’aeroporto tedesco sarebbe entrato nello spazio Schengen dopo la concessione del visto da parte di Roma. Tajani: «Controlleremo»
Martedì 1° settembre la Germania ha accusato direttamente Mosca per l’attacco con un drone all’aeroporto di Lipsia. Questa mattina, mercoledì 2, i media tedeschi hanno confermato l’identificazione di due sospettati con legami con la Russia. Nelle ultime ore è arrivata un’altra notizia: uno dei due sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto italiano. Un’indiscrezione, riportata dalla Bild, che ha gelato la Farnesina.
I sospettati dell’attacco
Gli uomini sospettati sarebbero due. Un bielorusso con passaporto russo e un russo con passaporto lettone, secondo quanto rivelato da Sueddeutsche Zeitung, Ndr e Wdr. L’uomo a cui sarebbe stato concesso il visto italiano, di tipo turistico, è il primo. Il suo Dna è stato rinvenuto in aeroporto ed era, secondo i media tedeschi, già noto alle forze dell’ordine per alcuni reati commessi nei paesi baltici. Il visto italiano è stato concesso all’ambasciata italiana a Minsk, in Bielorussia. Il sospettato bielorusso, però, secondo fonti di sicurezza rilanciate dalle agenzia di stampa, non sarebbe mai transitato in Italia.
Il secondo uomo, con un ruolo chiave nella preparazione dell’attentato, avrebbe avuto invece diretti legami con i servizi di intelligence del Cremlino.
La reazione italiana
La prima dichiarazione ufficiale italiana è arrivata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che già stamattina era intervenuto dall’Irlanda, dove è volato per un vertice dei ministri Ue, sulle possibili interferenze russe in Europa. «Controlleremo. C’è un processo per la concessione dei visti, perché devono esserci determinati requisiti. Se le persone li hanno, e non c’è nessun “alert” sulle singole persone, viene concesso il visto», ha spiegato il vicepremier. Per poi concludere: «Se è così, cercheremo di capire perché è stato concesso quel visto».
I visti facili
Solo lo scorso maggio, Piergabriele Papadia de Bottini di Sant’Agnese, ex ambasciatore italiano in Uzbekistan, era stato arrestato insieme a una sua collaboratrice per aver concesso visti a cittadini russi in cambio di soldi. Un sistema che aveva portato centinaia di persone ad avere il visto italiano.
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