A Torino si contano ancora i feriti della guerriglia urbana tra forze dell’ordine e antagonisti scoppiata durante la manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna.

Al momento sono 103 le persone ricoverate, ma il numero potrebbe aumentare ancora. Nella mattinata del 1 febbraio la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è recata a Torino per fare visita agli agenti feriti. La premier è stata accompagnata dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. «Ora sarò chiara. Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio», ha scritto la premier dopo la visita, annunciando per domani una riunione di governo per capire quali misure adottare in ambito della sicurezza.

Sono almeno due le persone arrestate e portate in carcere durante gli scontri, mentre altre tre sono state denunciate. Sono ancora in corso le indagini degli inquirenti. Aggredita anche una troupe Rai.

Lo scontro politico

Le violenze hanno scatenato una dura reazione da parte degli esponenti della maggioranza. Nel suo primo commento la premier Meloni ha usato gli scontri per attaccare la magistratura, mentre la Lega si è scagliata contro le opposizioni perché alcuni dei loro membri avevano partecipato al corteo pacifico del pomeriggio per Askatasuna. La condanna delle violenze è stata unanime da parte di tutti i partiti politici e non solo della maggioranza. Anche l’Anm si è espressa contro gli scontri a danno delle forze dell’ordine.

Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, spinge invece per l’approvazione del pacchetto sicurezza: «I gravissimi scontri di Torino impongono alcune scelte: nessuna tolleranza con i violenti, subito il nuovo pacchetto sicurezza che prevede più tutele alle Forze dell'Ordine, e soprattutto l'obbligo di una cauzione per chi scende in piazza come proposto dalla Lega. Manifestare è legittimo, sfasciare le città e picchiare poliziotti no!».

Le parole di Crosetto

Il ministro della Difesa Guido Crosetto si è recato in visita al comando provinciale dei Carabinieri di Torino. «Oltre 1.000 persone. Organizzate militarmente. Con una strategia da guerriglia urbana, divisi in due grandi blocchi. Bombe carta piene di chiodi, molotov, jammer per impedire le comunicazioni tra le forze dell'ordine, spranghe di ferro, scudi, maschere, occhiali di protezione, maschere antigas, caschi, catapulte per lanciare pietre enormi. Non sono manifestanti, sono guerriglieri, sono bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve», ha detto il ministro della Difesa.

«Supportarli, accettarli, giustificarli, cercare di sminuire è, a mio avviso, inaccettabile. Devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse e non essere trattati come “compagni che sbagliano”. Il giudizio di fronte a questi fatti - aggiunge - deve vederci tutti uniti come lo furono le forze politiche negli anni del terrorismo».

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