Il colpo di stato e l’arresto di Maduro possono produrre una rapida fine del regime o al contrario la guerra civile.
L’attacco sferrato da Donald Trump al Venezuela ha trasformato le speranze in angoscia per amici e familiari di Alberto Trentini. In tanti nelle ultime settimane credevano che la sua liberazione fosse imminente. Ma non avevano considerato la variante Usa, che nel cortile di casa sudamericano fa quel che gli pare.
E dunque ora lo scenario per Trentini è complesso: bisognerà capire se l’arresto di Maduro, produrrà una rapida fine del regime e quindi la liberazione di molte persone ingiustamente detenute, come Trentini, oppure al contrario nel Paese la guerriglia invocata dal presidente venezuelano prima di finire in mano americana produca caos e guerra civile. In quest’ultimo caso liberare Trentini comporterà rischi altissimi.
Sono trascorsi più di 400 giorni dall’arresto di Alberto Trentini in Venezuela. In carcere senza un motivo dal 15 novembre 2024, il cittadino italiano e operatore umanitario in Venezuela, è da allora nelle mani del regime di Caracas. Negli ultimi mesi il governo italiano, attraverso canali diplomatici, era riuscito a individuare una via di dialogo con le autorità venezuelane. Dal silenzio dei primi tempi, insomma, si era passati a una cauta speranza di rivedere presto in Italia il cooperante.
Domani aveva già raccontato alcuni passaggi cruciali di questa lunga trattativa con Caracas. I genitori di Trentini nel frattempo hanno lanciato numerosi appelli, l’ultimo di pochissimi giorni fa al papa, affinché si muovesse per la liberazione di loro figlio.
Certo è che la tensione crescente voluta dagli Stati Uniti sul Venezuela ha complicato ogni cosa. Trump ha iniziato a minacciare Maduro con operazioni chirurgiche contro navi dei narcos: una lotta alla droga che ricorda altri tempi di violenza e operazioni segrete in centro-sud America, mirate spesso a sostituire presidenti sgraditi a Washington con figure allineate e disponibili a svendere i loro paesi. Non sappiamo quale sarà il destino di Caracas. Se l’obiettivo di Trump è imporre un regime change. È evidente però che ogni operazione per salvare e riportare a casa Trentini diventa al momento più complessa.
Le prime informazioni che arrivano da Caracas, dove Trentini è detenuto, sono di un caos generalizzato anche nelle carceri. Ecco perché la speranza delle ultime settimane rischia adesso di trasformarsi in angoscia per la famiglia del cooperante italiano. Troppe incognite sul Paese, troppi fattori indecifrabili. In un contesto dove regna il caos tutto può accadere. E quel caos lo ha prodotto un nostro alleato, ossia gli Stati Uniti di Donald Trump, ossessionato dal dominio su quegli stati sovrani che però la Casa Bianca riduce a semplice cortile di casa, seguendo la dottrina di James Monroe.
Ora, però, in questo cortile di casa utilizzato per i propri interessi, c’è un ostaggio che nulla a che fare con la strategia trumpiana di dominio globale. Un ostaggio che lavorava per la pace, in un mondo che Trump sta dando alle fiamme.
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