La sfida del premier Doug Ford dopo l’ordine esecutivo con cui il presidente americano ha ribattezzato il bacino “Lake America”. Google si adegua negli Stati Uniti. La disputa arriva nel pieno dello scontro commerciale tra Washington e Ottawa
«Lake Ontario. Now and Always», Lago Ontario, ora e sempre. È la scritta comparsa sulla sponda canadese del bacino dopo la decisione di Donald Trump di ribattezzarlo “Lake America” nei documenti e nelle mappe ufficiali degli Stati Uniti. Il cartello è stato fatto installare dal premier della provincia dell’Ontario, Doug Ford, che ha contestato apertamente l’ordine esecutivo firmato dal tycoon alla Casa Bianca pochi giorni fa. «Molto prima di Trump questo lago si chiamava Lago Ontario. Molto tempo dopo che Trump non ci sarà più, continuerà a chiamarsi Lago Ontario», ha aggiunto Ford.
Nelle stesse ore anche Google ha iniziato ad adeguarsi alla nuova denominazione americana. Negli Stati Uniti la celebre applicazione mostra il nome “Lake America”; in Canada resta “Lake Ontario”, mentre negli altri paesi vengono visualizzati entrambi i nomi. È la procedura già utilizzata dall’azienda quando governi diversi adottano denominazioni differenti per lo stesso luogo.
La controversia arriva mentre i rapporti tra Stati Uniti e Canada sono nuovamente peggiorati sul piano commerciale. Dopo il fallimento degli ultimi negoziati, Washington ha imposto dazi del 50 per cento su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Ottawa ha annunciato contromisure equivalenti a partire dal mese successivo.
L’ordine esecutivo
Il cambio di nome risale al 27 agosto, quando Trump ha firmato nello Studio Ovale l’ordine esecutivo. «Cambieremo il nome del Lago Ontario, con effetto immediato, in Lago America», aveva detto davanti ai giornalisti. Il presidente statunitense aveva sostenuto che tutti i passaggi amministrativi necessari fossero stati avviati e aveva collegato la decisione anche allo scontro con il governo canadese, accusato di penalizzare gli agricoltori e le imprese statunitensi.
L’ordine concede al dipartimento dell’Interno 30 giorni per aggiornare il Geographic names information system, l’archivio federale dei nomi geografici. La nuova denominazione deve quindi essere utilizzata dalle agenzie statunitensi nelle mappe, nei documenti e nelle comunicazioni ufficiali. Il provvedimento, però, riguarda soltanto gli Stati Uniti. Washington può stabilire quale nome utilizzare nei propri atti ufficiali, ma non può imporlo al Canada né modificare attraverso una decisione amministrativa il confine internazionale che attraversa il lago.
Lo stesso 27 agosto era arrivata la risposta del primo ministro canadese Mark Carney. Il premier aveva ricordato che il nome Ontario deriva dal wendat Ontari’io e viene utilizzato da più di quattro secoli, quindi da prima della nascita sia del Canada sia degli Stati Uniti. Per Ottawa, aveva concluso Carney, il lago resterà «Lake Ontario, allora, ora e sempre».
Trump aveva poi allargato la provocazione ad altri nomi geografici. «Abbiamo un golfo. Abbiamo un lago. Ora quello di cui abbiamo bisogno è un oceano», aveva detto nello Studio Ovale, facendo riferimento alla precedente decisione di ribattezzare il Golfo del Messico “Golfo d’America” e ipotizzando, almeno a parole, un futuro intervento sui nomi dell’Atlantico o del Pacifico.
Nei giorni successivi il presidente americano ha inoltre pubblicato sui social immagini e video generati con l’intelligenza artificiale nei quali compariva la denominazione “Lake America”.
Non solo una questione di nomi
Il precedente più vicino, come già ricordato, è quello del Golfo del Messico, che Trump ha ordinato di chiamare “Golfo d’America” negli atti ufficiali statunitensi. Anche in quel caso Google si è adeguata al registro geografico americano: negli Stati Uniti Maps utilizza “Gulf of America”, in Messico mantiene “Gulf of Mexico” e altrove mostra entrambe le denominazioni.
Non è solo cartografia. La decisione sul Lago Ontario arriva dentro un rapporto tra Stati Uniti e Canada già segnato da forti tensioni commerciali. Durante i suoi mandati Trump ha più volte imposto o minacciato dazi sulle merci canadesi, dall’acciaio e dall’alluminio alle automobili, accusando Ottawa di approfittare dell’accesso al mercato americano; il Canada ha risposto in diverse occasioni con controdazi. Anche le polemiche sulle tariffe canadesi nel settore agricolo e sul sistema di gestione dell’offerta per latte e prodotti caseari sono ricorrenti nei rapporti tra i due paesi.
Il cambio di nome del lago si colloca quindi nello stesso confronto: non modifica confini o sovranità, ma trasferisce sul piano simbolico una linea politica già visibile sul terreno commerciale.
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