Nel primo mese del 2026 sono almeno 700 gli sfollamenti forzati a causa delle violenze dei coloni e delle demolizioni per mano delle autorità israeliane. Da un anno oltre 12mila minori non posso rientrare nei loro campi profughi dopo l’operazione militare Iron Wall
Mai così tanti palestinesi sono stati sfollati in Cisgiordania e in un solo mese dall’inizio dal 7 ottobre 2023. A lanciare l’allarme è le Nazioni unite, secondo cui almeno 700 palestinesi sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nel mese di gennaio per via degli attacchi ricevuti dai coloni e le demolizioni operate dalle autorità israeliane.
Stephane Dujarric, portavoce dell'Alto Commissariato Onu per i diritti umani, ha evidenziato che il fenomeno è aumentato «in modo allarmante» nelle ultime settimane e ha spiegato che l'ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha documentato, nel periodo compreso tra il 20 gennaio e lunedì scorso, più di 50 attacchi condotti da coloni israeliani, che hanno causato vittime palestinesi o danni alle loro proprietà.
A incidere sui dati è stato anche lo sfollamento forzato che ha svuotato completamente la comunità di Ras Ein al-Auja, nella Valle del Giordano, dove circa 130 famiglie hanno lasciato le proprie case dopo mesi di intimidazioni e pressioni.
I minori e i campi profughi
A gennaio Save the children ha denunciato le conseguenze sulla salute mentale dei minori che sono stati invece costretti lasciare i campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams nel nord della West Bank. Lo scorso anno l’esercito israeliano ha lanciato un’operazione militare con la quale ha costretto allo sfollamento forzato circa 32mila persone, tra cui 12mila minori.
A un anno di distanza migliaia di persone non possono fare ritorno alle loro abitazioni per via dei danni causati dall’esercito che nell’operazione, chiamata Iron Wall, ha ucciso anche 64 persone tra cui 11 minori. Sempre secondo le Nazioni unite, l’operazione, ha provocato la più grande ondata di sfollamento in Cisgiordania dal 1976.
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