Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a oggi sono morti oltre 550 palestinesi. Le autorità gazawi: tregua violata 1.520 volte. A rilento le evacuazioni sanitarie
A Gaza si muore di freddo. Si muore di malattie che non vengono curate in modo corretto. E si muore sotto i colpi dei bombardamenti dell’esercito israeliano. La tregua degli ultimi mesi è solo apparente. Il cessate il fuoco è stato violato 1.520 volte, a detta delle autorità della Striscia.
Sono almeno 556 i palestinesi uccisi e 1.500 i feriti dall’Idf da quando a Sharm el Sheikh i leader mondiali avevano annunciato la pace tra tanti proclami. Nell’ultimo attacco sono stati uccisi 23 palestinesi, di cui due bambini. Una delle bombe è caduta su una tenda di sfollati nel quartiere di al Mawasi, nel sud della Striscia. Ma i raid non si sono fermati per tutto il giorno e sono continuati anche in tarda serata.
Interi quartieri sono stati presi di mira, tra cui alcuni anche a Gaza City. Lunedì erano stati uccisi almeno nove palestinesi. Nel fine settimana erano stati 32. Tra i gazawi è tornata la paura di uscire per strada per via di attacchi imprevedibili, come riferiscono i giornalisti locali, unica fonte di informazione proveniente dalla Striscia.
Soccorritore ucciso
Durante uno degli ultimi raid è stato ucciso Hussein Hassan Hussein Al-Samiri, un operatore della Mezzaluna Rossa palestinese che stava soccorrendo i civili feriti a Khan Younis. La Federazione Internazionale della Croce Rossa si è detta «indignata» per la morte del collega. «Sono simboli di protezione, umanità, neutralità e speranza. Eppure, troppo spesso, i nostri volontari e il nostro personale vengono uccisi nell'adempimento del dovere», aggiunge la Federazione, che dal 7 ottobre 2023 ha pianto oltre 30 operatori.
L’esercito israeliano ha rilasciato una dichiarazione stringata sul caso. In cui esprime rammarico per la morte di persone innocenti. Nulla di diverso rispetto alle note rilasciate per i crimini commessi negli ultimi due anni. Nell’ultimo raid «alcuni civili innocenti, tra cui un medico, sono rimasti feriti. Prima e durante il raid sono state adottate misure per ridurre al minimo i danni ai civili innocenti. L'Idf si rammarica per qualsiasi danno arrecato loro».
E mentre le uccisioni aumentano, il processo di transizione politica prosegue. Da due settimane è iniziata la fase due del piano Trump, quella più delicata, in cui Hamas dovrebbe iniziare il suo disarmo e l’Idf dovrà iniziare a ritirare le sue truppe da Gaza. Due condizioni ancora irrealistiche, con ognuna delle due parti che ritratta la parola data al tavolo delle trattative.
Nelle ultime ore Hamas ha accusato lo Stato ebraico di voler far saltare la tregua. L’intensificazione dei «bombardamenti criminali» israeliani conferma le «intenzioni premeditate» del premier Benjamin Netanyahu di bloccare la fase due, accusa il gruppo. Hamas ha chiesto ai mediatori arabi e a Washington di aumentare le pressioni su Tel Aviv per non far saltare l’accordo.
Sulle violazioni della tregua c’è silenzio da parte del neonato Board of Peace, l’organo presieduto da Trump e a cui hanno aderito poco meno di 30 Stati su 52 chiamati a partecipare, che si occupa della governance di Gaza impartendo direttive al comitato tecnocratico palestinese. Mercoledì 4 febbraio è arrivata una prima dichiarazione pubblica al Board di Trump da parte di Vladimir Putin e Xi Jinping che ancora non hanno formalizzato la loro adesione all’organismo. E al momento sembrerebbero non intenzionati a farlo. «Russia e Cina sostengono una cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa sulla base del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite», ha detto il consigliere di Putin Yuri Ushakov.
Le evacuazioni
Procedono a rilento anche le evacuazioni mediche dopo l’apertura del valico di Rafah al confine con l’Egitto, che era stato chiuso per circa 18 mesi. I controlli del Cogat, l’autorità israeliana che autorizza il transito di merci e persone dai valichi di frontiera con Gaza, sono lenti e molto stringenti. Nel primo giorno sono stati evacuati solo cinque pazienti, accompagnati da due familiari per ognuno di loro. Nel secondo giorno è toccato il turno di altri sedici palestinesi. Nella giornata di mercoledì il valico è rimasto aperto ma non è ancora chiaro siano stati autorizzati ad attraversarlo. La situazione è tragica anche in Cisgiordania dove l’ultradestra israeliana ha presentato un disegno di legge in cui si propone la pena di morte obbligatoria per atti terroristici.
Una misura che è stata fermamente criticata dal gruppo di esperti delle Nazioni Unite perché «violerebbe il diritto alla vita e discriminerebbe i palestinesi nel territorio palestinese occupato».
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