Nel 2025 decine di riservisti sono stati congedati per attacchi ai palestinesi. «Quel soldato è stato richiamato per dare i chiarimenti», ha detto il ministro Tajani. «Direi che c'è dispiacere da parte di Israele per ciò che è accaduto», ha poi concluso chiudendo di fatto il caso. Possibile apertura del valico di Rafah nelle prossime ore
Non sarebbe stato un colono ma un riservista ad aver fatto inginocchiare, prima di interrogarli, i due carabinieri durante il loro sopralluogo nei pressi di Ramallah in vista della prossima missione degli ambasciatori Ue prevista per domani.
L’uomo li ha aggrediti nonostante i due avevano mostrato i loro tesserini diplomatici e il veicolo su cui viaggiavano era riconoscibile. A dirlo è l’esercito israeliano che non ha comunque negato le accuse che l’Italia ha scritto nero su bianco in una nota verbale di protesta trasmessa dal consolato italiano a Gerusalemme alle autorità israeliane. Accuse comunicate anche all’ambasciatore israeliano convocato lunedì alla Farnesina.
L’Idf ha fatto sapere che stando a un’indagine preliminare condotta, «il soldato ha agito in conformità con le procedure richieste in caso di incontro con un veicolo sospetto». Tuttavia, «non ha agito in conformità con le procedure applicabili ai veicoli diplomatici, poiché il veicolo non è stato identificato come tale». Nella sua versione, l’Idf ha anche detto che i due carabinieri si trovavano in un’area «designata come zona militare chiusa». Un fatto però su cui non ci sono conferme ma piuttosto delle smentite, anche perché sembra difficile che il personale esperto italiano si rechi in una zona militare senza avvertire le autorità israeliane.
Martedì è tornato sul caso anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale ha detto di aver ricevuto un messaggio da parte del suo omologo israeliano, Gideon Saar, che gli ha assicurato di accertare la verità dei fatti. «Quel soldato è stato richiamato per dare i chiarimenti», ha detto il ministro.
«Direi che c'è dispiacere da parte di Israele per ciò che è accaduto», ha poi concluso. Il caso sembra di fatto chiuso, ma non è chiaro cosa cambi se l’uomo sia un riservista – non in servizio – o un colono.
Anche perché ci sono centinaia di migliaia di riservisti in Israele. Negli anni la leva militare ha permesso allo stato di avere un altissimo numero di cittadini arruolabili all’occorrenza. C’è quindi un’alta probabilità di incontrare riservisti in ogni angolo del paese e molti di loro hanno anche legami o appartengono a movimenti dell’estrema destra religiosa israeliana di cui fanno parte anche i coloni.
Quel legame ideologico
È lo stesso esercito ad aver annunciato qualche giorno fa di aver congedato decine di riservisti per aver attaccato i palestinesi in Cisgiordania. Alcuni di loro fanno parte della forza di difesa d’area dell’Idf, nota come Hagmar, e composta da coloni riservisti.
A dicembre un uomo in abiti civili e armato di fucile ha aggredito un giovane palestinese investendolo con un quad a Dier Jarir, a nord di Ramallah, mentre stava pregando per strada. L’Idf ha poi fatto sapere che l’uomo era un riservista. Il padre del palestinese ha detto all’Associated Press che si tratta di «un noto colono», che «ha allestito un avamposto vicino al villaggio e, insieme ad altri coloni, viene a pascolare il suo bestiame, blocca la strada e provoca i residenti».
Ci sono casi in cu i riservisti creano movimenti ed esercitano pressioni sul governo promuovendo la pulizia etnica. Uno di questi è il Generation Victory, nato dopo il 7 ottobre del 2023, che si oppone a ogni accordo di pace finora siglato. Nella visione del gruppo c’è il sostegno allo sfollamento forzato dei gazawi e all’annessione della Striscia.
Il valico di Rafah
Un accordo per l’apertura del valico di Rafah sarebbe stato raggiunto dal neo comitato tecnocratico palestinese e le autorità israeliane. Potrebbe accadere già mercoledì, ma per ora è previsto solo il transito di persone. Duecento palestinesi sono già stati autorizzati a lasciare la Striscia per evacuazioni mediche una volta aperto il valico.
Nei prossimi giorni, invece, entreranno circa mille camion al giorno attraverso gli altri valichi israeliani. Uno spiraglio per la popolazione ridotta allo stremo e dove si continua a morire per il freddo.
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