Fino a poche settimane fa, l’idea che la guerra di Gaza avrebbe costretto gli Stati Uniti a dividere le consegne di armi tra suoi due alleati, Israele ed Ucraina, a danno di quest’ultima, era soltanto una speculazione. A poco meno di due mesi dall’attacco lanciato da Hamas lo scorso 7 ottobre, i timori di Kiev si sono trasformati in realtà.

Mentre il Congresso ha approvato un pacchetto di aiuti per Israele da oltre 14 miliardi di euro all’inizio del mese, domenica il presidente della commissione intelligence della Camera, Mike Turner, ha detto che difficilmente nuovi aiuti per l’Ucraina saranno approvati prima della fine dell’anno. Il Senato proverà comunque a votare il pacchetto il prossimo dicembre, ma l’ostacolo principale è la Camera, dove i repubblicani contrari agli aiuti all’Ucraina hanno la maggioranza.

La notizia dell’ulteriore ritardo degli aiuti americani arriva pochi giorni dopo la conferma di un’altra pessima notizia per le forze armate ucraine. A partire dal 7 ottobre, le consegne di armi all’ucraina sono diminuite. La notizia è iniziata a circolare intorno alla metà del mese, quando diversi funzionari di Kiev hanno detto che equipaggiamenti che si trovavano in Europa per essere spediti in Ucraina sono dirottati verso Israele. Secondo il Pentagono, la lista include tra gli altri 36mila proiettili da 30mm, 1.800 bombe anti-bunker e 3.500 dispositivi per la visione notturna.

Poi, pochi giorni fa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha confermato che il conflitto in Medio Oriente è ha causato una riduzione nelle consegne dei vitali proiettili di artiglieria. «Questa è la vita, è normale - ha commentato Zelensky, che fin dal 7 ottobre ha schierato la diplomazia del suo paese a sostegno di Israele, non senza polemiche interne - Stiamo tutti combattendo per la sopravvivenza». Ma, ha ammesso il presidente «senza munizioni saremo costretti ad arretrare».

Questione di calibri

Tanto l’esercito israeliano, quanto quello ucraino utilizzano per la loro artiglieria i proiettili calibro 155mm, lo standard degli eserciti Nato. Kiev possiede anche numerosi cannoni calibro 152mm, lo standard sovietico, ma soltanto pochi paesi alleati producono questo tipo di munizioni.

Secondo militari ed analisti, l’artiglieria si è rivelata l’arma principale del conflitto in Ucraina e la disponibilità di munizioni è uno dei principali fattori a determinare chi avanza e chi arretra. Nel corso di quasi due anni, oltre dieci milioni di proiettili sono stati utilizzati da entrambi i contendenti. Gli ucraini oggi sparano tra i 5 e i 10mila colpi al giorno, un numero molto superiore alla loro produzione interna e alle forniture degli alleati.

Considerato quanto è sensibile il tema delle forniture di munizioni, il Pentagono non ha diffuso dati precisi sul numero di munizioni che ha inviato in Israele, ma secondo una serie di documenti esaminati dall’agenzia Bloomberg, oltre 57mila proiettili stoccati nei depositi americani situati in Israele che erano stati spostati in Europa sono tornati in Medio Oriente. Nel frattempo, il governo israeliano avrebbe chiesto altre «decine di migliaia di munizioni», ha scritto il quotidiano Haaretz.

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La riduzione nelle consegne di armi all’Ucraina arriva in un momento delicato per il paese. Dopo l’insoddisfacente conclusione della controffensiva estiva di Kiev, la Russia è tornata all’attacco e minaccia le città di Avdiivka e Kupiansk, nell’est del paese. Nel frattempo, l’Unione europea ha ammesso che non riuscirà a mantenere la sua promessa di consegnare un milione di proiettili all’Ucraina entro il marzo del 2024.

Oltre alle striscianti polemiche tra alleati, le consegne di munizioni di artiglieria all’Ucraina hanno anche causato le protesta di numerose organizzazioni umanitarie. La scorsa settimana, oltre trenta Ong e gruppi religiosi basati negliStati Uniti, tra cui Amnesty International e Oxfam, hanno scritto una lettera al Pentagono per chiedere la sospensione dell’invio di proiettili per cannoni.

I firmatari della lettera ricordano l’intrinseca mancanza di precisione di queste munizioni e il loro potenziale distruttivo: il loro margine di errore è di 25 metri e il raggio entro cui le loro schegge possono ferire è di oltre 300 metri. «Detto in modo semplice è impossibile immaginare l’uso di questo tipo di munizioni a Gaza in accordo con le leggi umanitarie internazionali», hanno scritto i firmatari. Secondo le prime ricostruzioni, le due scuole gestite dalle Nazioni Unite nel nord di Gaza colpite negli ultimi giorni sarebbero state colpite proprio da proiettili di artiglieria.

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