Nonostante i numerosi appelli di associazioni e ong a difesa dei diritti umani perché non accadesse, l’Egitto e l’Unione europea oc-presiederanno il Forum globale dell’antiterrorismo nei prossimi due anni e mezzo succedendo a Canada e Marocco.

Il comitato del Forum ha deciso che l’Egitto deterrà la presidenza dal marzo 2023 al marzo 2025, mentre l’Unione europea da settembre 2022 al 2024.

Tra i primi a dare l’annuncio è il ministero degli Esteri egiziano: «C’è grande apprezzamento da parte dei membri del Forum per il ruolo di primo piano svolto dall’Egitto nel campo della lotta al terrorismo a livello regionale e internazionale, e per i suoi incessanti sforzi in questo senso», si legge nella nota pubblicata.

All’interno dell’Unione, però, non tutti sono d’accordo. Diversi europarlamentari fin dall’inizio si sono opposti alla co-presidenza, soprattutto quelli appartenenti al gruppo dei Verdi. «Ritengo folle dimenticarsi cosa rappresenti l’Egitto in termini di regime autoritario. Le relazioni andrebbero inasprite e invece si fa il contrario», dice Pierfrancesco Majorino europarlamentare per il Partito democratico parte del gruppo S&D.

La strategia egiziana

Il Forum è stato creato nel 2011 e l’Egitto è tra i paesi fondatori. Si tratta di un organo multilaterale composto da 30 stati che mette a disposizione di funzionari statali una piattaforma per condividere esperienze e strategie in termini di lotta al terrorismo.

L’obiettivo del Forum è quello di sviluppare un sistema di quadri internazionali per implementare la strategia antiterrorismo delle Nazioni unite.

Nel comunicato del ministero egiziano si legge che il governo mira ad «attuare Il documento di visione strategica 2021-2031, rafforzare l’efficacia del sistema internazionale per combattere Il terrorismo e sostenere gli sforzi degli stati membri nell’attuazione della strategia delle Nazioni unite per combattere terrorismo».

Secondo la nota, l’Egitto «aumenterà l’interesse per il continente africano, presterà la dovuta attenzione alle esigenze dei paesi in via di sviluppo, svilupperà Il coordinamento esistente con i meccanismi regionali interessati alla lotta al terrorismo e continuerà a proporre iniziative con ritorni tangibili nel quadro dei gruppi di lavoro del Forum». Non è ancora chiaro, invece, qual è la strategia che intende usare l’Unione europea e in quali termini questa abbia intenzione di collaborare con il Cairo.

L’antiterrorismo egiziano

Gli attivisti hanno più volte chiesto a Bruxelles di non candidarsi insieme paese nord africano per via delle violazioni dei diritti umani nel paese.

Da quando il generale egiziano Abdel Fattah al Sisi è salito al potere nel 2013 sono stati arrestati circa 60mila cittadini per motivi politici, molti dei quali con accuse create ad hoc riguardanti reati di terrorismo che invece hanno colpito giornalisti, studenti e attivisti.

La lista è lunga e in questa rientrano anche i noti Ahmed Samir Santawy, studente universitario a Vienna e arrestato una volta rientrato al Cairo, Alaa Abdel Fattah noto giornalista dei giorni della rivoluzione del 2012 di Piazza Tahrir, e Ibrahim Oxygen anche lui un blogger che si trova in uno stato psico fisico fragile dopo che gli sono state negate le visite.

L’Egitto ha messo in piedi un apparato repressivo ben organizzato per mettere a tacere l’opposizione politica e i giornalisti. Gli arrestati spesso attendono mesi o anni prima di prendere parte a un processo, come accaduto a Patrick Zaki, le cui audizioni sono state rinviate per quasi due anni. Nelle carceri egiziane le condizioni dei detenuti non rispettano gli standard normativi nazionali e internazionali, e spesso per alcuni di loro le torture sono all’ordine del giorno.

Con un solo gesto le istituzioni europee dimostrano di scordarsi dell’omicidio di Giulio Regeni e delle inchieste francesi sull’operazione segreta Sirli tra Parigi e il Cairo che nasceva con l’obiettivo di contrastare il terrorismo e ha colpito i contrabbandieri che fanno affari illegali tra Egitto e Libia.

Il parlamento europeo nel 2020 aveva chiesto un’azione diplomatica forte per ristabilire il rispetto dei diritti umani in Egitto, adesso coopererà con il paese in un settore, quello dell’antiterrorismo, che il presidente al Sisi strumentalizza per arrestare dissidenti e giornalisti.

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