Nell’assalto di lunedì sono state intercettate dall’Idf 40 barche. Le persone prese in custodia dall’Idf sulle navi-prigione verso il porto di Ashod. Tra loro 14 italiani
Dieci imbarcazioni della Global Sumud Flotilla (Gsf) «sono ancora in mare dopo l'abbordaggio illegale di ieri». Lo afferma in una nota la stessa Gsf, chiedendo un «passaggio sicuro» per la barche in viaggio verso la Striscia di Gaza, con lo scopo dichiarato di rompere il blocco navale. L'imbarcazione più vicina alla Striscia, la Sirius, si troverebbe a 145 miglia nautiche (circa 270 chilometri) di distanza.
Nel nuovo assalto di lunedì 18 maggio sono state intercettate dall’Idf 40 barche, 319 persone sono state fermate e ora sono nelle navi-prigione israeliane dirette al porto di Ashdod, di cui 14 italiani. Un’altra barca danneggiata si è dovuta fermare a Cipro. «Intanto, a Gaza, continua impunito il genocidio, alimentato dal blocco navale, anch'esso illegale, che la Flotilla cerca di rompere», si legge in una dichiarazione della Gsf.
Il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato che «non permetterà alcuna violazione del blocco navale legale su Gaza» e ha invitato la Gsf a «tornare indietro immediatamente». Le navi della Global Sumud Flotilla erano salpate per la terza volta giovedì 14 maggio dalla Turchia meridionale, dopo che precedenti tentativi di rompere il blocco di Gaza erano stati intercettati da Israele in acque internazionali.
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