Dopo lo scambio di prigionieri e salme tra Hamas e Israele, l’inviato Witkoff da il via alla fase 2. Questa prevede, tra le altre cose, la smilitarizzazione del gruppo palestinese e il progressivo ritiro dell’Idf da Gaza. Due nodi complicati da sciogliere
Dopo oltre tre mesi dall’entrata in vigore della tregua a Gaza e quasi cinquecento morti si è conclusa la prima fase del piano di pace firmato a Sharm el Sheikh in Egitto lo scorso 11 ottobre. L’annuncio da parte di Donald Trump era atteso da giorni, ma non poteva avvenire senza le nomine politiche giuste.
E così, dopo gli scambi di prigionieri e salme tra Hamas e Israele avvenuto nei mesi scorsi, lo stallo si è superato, ancora una volta, in Egitto. Al Cairo sono stati scelti i 15 membri del comitato di tecnocrati che si occuperà della governance di Gaza sotto la supervisione del Board of peace.
Per il momento, però, l’onore dell’annuncio è spettato all’inviato Usa Steve Witkoff. «Oggi, a nome del presidente Trump, annunciamo il lancio della fase due del piano in 20 punti del presidente per porre fine al conflitto di Gaza, che passa dal cessate il fuoco alla smilitarizzazione, alla governance tecnocratica e alla ricostruzione», ha scritto su X.
«La fase due istituisce un'amministrazione palestinese tecnocratica transitoria a Gaza, il Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza (Ncag), e avvia la completa smilitarizzazione e ricostruzione di Gaza, in particolare il disarmo di tutto il personale non autorizzato», chiarisce.
Gli Stati Uniti «si aspettano che Hamas rispetti pienamente i propri obblighi, incluso l'immediato ritorno dell'ultimo ostaggio deceduto. Il mancato rispetto di tale obbligo comporterà gravi conseguenze». Witkoff conclude: «È importante sottolineare che la fase uno ha fornito aiuti umanitari storici, mantenuto il cessate il fuoco, restituito tutti gli ostaggi viventi e le spoglie di ventisette dei ventotto ostaggi deceduti. Siamo profondamente grati a Egitto, Turchia e Qatar per i loro indispensabili sforzi di mediazione che hanno reso possibili tutti i progressi finora conseguiti».
Le criticità
Tuttavia anche questa seconda fase non mancano le insidie. Le due questioni che preoccupano più mediatori e comunità internazionale è quella che riguarda il disarmo di Hamas, al momento il gruppo sta cercando di trovare una soluzione anche se il governo israeliano non ammette deroghe a questo punto, e il progressivo ritiro dell’Idf da Gaza.
Attualmente i soldati dello stato ebraico si trovano dietro la cosiddetta linea gialla e occupano il 53 per cento del territorio. Ma una recente inchiesta di Al Jazeera ha dimostrato attraverso testimonianze locali e immagini satellitari che in realtà la linea gialla è stata spostata nelle ultime settimane oltre il confine pattuito nell’accordo di pace firmato in Egitto. Senza contare le dichiarazioni rilasciate a Natale dal ministro della Difesa, Israel Katz, il qualche ha affermato che l’Idf non si ritirerà mai da Gaza.
Il comitato di tecnocrati palestinesi
Ad annunciare l’intesa sui membri del Comitato tecnico palestinese è stato il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty. «Ci auguriamo che, dopo aver raggiunto un accordo, questo comitato venga annunciato presto», ha detto. E per il 15 gennaio è già prevista una prima riunione operativa del Comitato. Sebbene ufficialmente non siano stati ancora annunciati i membri del comitato, online circola una prima lista di possibili candidati. Tra questi figurano: Dr. Ali Shaath – Capo del comitato amministrativo (ex viceministro dei trasporti dell'Autorità palestinese); Ayed Abu Ramadan – Capo del commercio e dell'economia (presidente della Camera di commercio di Gaza); Omar Shamali – Responsabile del portafoglio delle telecomunicazioni (direttore delle telecomunicazioni palestinesi a Gaza); Abdul Karim Ashour – Responsabile del portafoglio dell'agricoltura (direttore degli aiuti agricoli/attivista della comunità); Aed Yaghi – Responsabile del portafoglio della salute (direttore della Palestinian Medical Relief Society); Jaber Al-Daour – Responsabile del portafoglio dell'istruzione (presidente dell'Università della Palestina); Bashir Al-Rais – Responsabile del portafoglio finanziario (consulente ingegneristico e finanziario); Ali Barhoum – Responsabile degli affari idrici e municipali (consulente municipale, Rafah); Hana Tarzi – Responsabile degli affari sociali e delle questioni femminili (avvocato e attivista della società civile); Arabi Abu Shaaban – Responsabile del portafoglio dell'Autorità territoriale; Mohammad Bseiso – Responsabile del portafoglio della magistratura.
Infine, probabilmente il Maggiore generale Mohammad Tawfiq Helles e il Maggior generale Mohammad Nasman saranno i responsabili degli affari di polizia e della sicurezza interna alla Striscia.
Se questa lista sarà confermata si parla di un team di tecnocrati professionali che dovranno governare Gaza in questa fase transitoria prima di passare i poteri all’Autorità nazionale palestinese, che prima, però, è chiamata a eseguire una serie di riforme interne.
Nella Striscia, però, i civili continuano a morire di ipotermia mentre lo stato ebraico continua a negare l’ingresso di aiuti umanitari e di tende in grado di proteggere la popolazione dal freddo.
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