L’ultima testa a rotolare è stata quella di Zhang Youxia, numero due della Commissione centrale militare dopo Xi, nonché membro dell’ufficio politico del partito comunista cinese (Pcc). Il 75enne è «sospettato di gravi violazioni disciplinari e della legge» (formula usata per i casi di corruzione)
Non c’è pace per l’Esercito popolare di liberazione (Epl) che, sebbene enormemente modernizzato in quanto ad armamenti in dotazione, è difficile immaginare capace di «combattere e vincere la guerra», come vorrebbe Xi Jinping, mentre le teste dei suoi generali cadono una dopo l’altra, tagliate dalla scure “anti-corruzione” del presidente cinese.
L’ultima a rotolare, pesantissima, è stata quella di Zhang Youxia, numero due della Commissione centrale militare (l’organismo politico-militare che guida l’Epl) subito dopo Xi, nonché membro dell’ufficio politico, la leadership allargata (24 membri) del partito comunista cinese (Pcc). Secondo quanto annunciato dal ministero della Difesa, Zhang è «sospettato di gravi violazioni disciplinari e della legge» (formula usata per i casi di corruzione) e per questo, «dopo la decisione del comitato centrale del Pcc, si è deciso di iniziare un’indagine su Zhang Youxia e Liu Zhenli», generale a capo del dipartimento di stato maggiore congiunto.
In pratica – se a queste ultime due purghe si sommano quelle dei mesi scorsi – in Cina è stata spazzata via l’intera XX Commissione militare centrale (Cmc), nata dal XX congresso del Pcc (16-22 ottobre 2022), eccetto Xi, che la presiede, e il generale Zhang Sengmin.
Teste saltate
Zhang Youxia, 75 anni, e Liu Zhenli, 61, sono eroi di guerra decorati e gli unici tra i sette componenti della Cmc ad avere esperienza di combattimento, contro il Vietnam alla fine degli anni Settanta. Certo, non siamo di fronte alla purga di Peng Dehuai, che Mao silurò pubblicamente durante il drammatico forum di Lushan nel 1959, dopo che l’eroe della Guerra di Corea aveva osato criticare i disastrosi risultati del Grande balzo in avanti.
Tuttavia in Cina chiunque mastichi un po’ di politica sa che Zhang era critico della linea di Xi, anche se, ufficialmente, è finito sotto inchiesta (e sarà dunque nei prossimi mesi espulso dall’esercito) per aver tollerato la corruzione che, a giudicare dalla quantità di provvedimenti che lo ha colpito, nell’Epl dilaga.
Da anni l’aumento della spesa per le forze armate in Cina (circa 250 miliardi di dollari nel 2025, +7,2 per cento rispetto all’anno precedente) supera quello del prodotto interno lordo (+5 per cento l’anno scorso), spinto dalla necessità di rendere competitiva e temibile un’ex armata contadina che si sta dotando di portaerei, decine di navi e armi ultramoderne per espandere la sua influenza, a partire dall’Asia orientale e dal Mar cinese meridionale. Un fiume di denaro che sicuramente fa gola a molti.
Guerra alla corruzione
Un paio di settimane fa, presiedendo una plenaria della Commissione centrale di vigilanza (Ccdi), l’organismo che amministra la giustizia parallela del Pcc, Xi aveva ammonito che la lotta alla corruzione «rimane grave e complessa, e che il compito di eliminare il terreno e le condizioni che favoriscono la corruzione resta arduo». Il presidente cinese aveva aggiunto che «è essenziale mantenere una posizione ferma per non lasciare ai funzionari corrotti alcun luogo in cui nascondersi».
Sono passati ormai 13 anni da quando Xi ha lanciato una campagna anti-corruzione che è diventata permanente e che contribuisce a renderlo popolare tra i cinesi. Tuttavia è evidente che la quantità di alti funzionari puniti da un lato segnala che la corruzione è diffusissima nella burocrazia del paese, dall’altro sottopone il partito e l’esercito a uno stress test senza precedenti, che rischia di incepparne il funzionamento, perché tutti hanno il timore di finire nella rete della Ccdi.
L’anno scorso sono stati rimossi almeno nove generali. Tra questi He Weidong (altro vice presidente della Cmc), e Miao Hua (ex capo del dipartimento di lavoro politico della stessa Commissione), e altri comandanti di teatri operativi.
Sulla reale motivazione, o sull’insieme di motivi alla base di tali rimozioni eccellenti, si possono fare solo ipotesi: l’opacità dei meccanismi di funzionamento e di comunicazione del partito e dell’esercito non permettono infatti di comprenderne appieno dall’esterno le dinamiche interne. Tuttavia è chiaro che, nell’esercito, Xi non può contare su alti funzionari affidabili e “puri” come vorrebbe.
Anche la minaccia cinese nei confronti di Taiwan, alla luce di tutto ciò, andrebbe, almeno nell’immediato, ridimensionata. Chi potrebbe essere infatti così sconsiderato da muovere le forze armate del suo paese per un’operazione complessa e rischiosa come un attacco all’isola, senza poter fare affidamento sui vertici dell’esercito?
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