La capitale si prepara ad accogliere 20 milioni di persone, attesi i leader di cento paesi. Celebrazioni fino al 9 luglio, ma si registra un’assenza eccellente: quella del figlio Mojtaba. I negoziati con gli Stati Uniti ripartono il 18 luglio a Doha
Con le trattative tra Stati Uniti e Iran in stallo da giorni, a Teheran c’è una questione che ha tenuto impegnata per settimane la leadership politica e militare: dare l’ultimo grande saluto alla Guida suprema Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno di bombardamenti nell’operazione Epic Fury.
Da giorni migliaia di fedeli si stanno radunando nella capitale iraniana e sono giunti dalle città vicine e non solo. Tutto è organizzato nei minimi dettagli per una cerimonia funebre che si prospetta come la più imponente mai vista nel paese, con le esequie che dureranno fino al 9 luglio. Secondo Teheran sono attese delegazioni da oltre cento paesi, soprattutto dai paesi alleati o vicini a Teheran. Ci sarà il primo ministro pakistano, il ministro degli Esteri indiano, mentre la Russia sarà rappresentata da Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza.
«La cerimonia di omaggio e commiato inizierà alle 8 di venerdì 3 luglio, con la partecipazione di dignitari e gruppi di cittadini», ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei. Altre cerimonie si terranno sabato e domenica alla moschea Imam Khomeini, mentre lunedì inizierà il corteo funebre per le vie della capitale che sfilerà per 10 chilometri. Il sindaco di Teheran ha stimato la presenza di circa 20 milioni di persone e lo ha definito «il più grande raduno nella storia della città».
Martedì la salma arriverà nella città santa di Qom e sarà sepolta giovedì nella città natale di Khamenei, a Mashhad, dove i fedeli potranno rendergli omaggio negli anni nel santuario dell’Imam Reza. Un evento memorabile al quale parteciperanno anche centinaia di giornalisti, anche quelli internazionali.
Al rito funebre ci sarà un grande assente, l’attuale Guida suprema nonché figlio Mojtaba che non parteciperà. L’assenza sarebbe dovuta a ragioni di sicurezza, per altri, invece, è l’ennesimo indizio che getta ombre sul suo stato di salute. Le Guardie rivoluzionarie hanno già messo in guardia Washington e Tel Aviv da possibili attacchi durante le cerimonie, minacciando una dura risposta in caso di aggressioni. Il funerale di Khamenei non è soltanto un rito di commiato, ma diventa per la Repubblica islamica il suo primo grande test politico pubblico da quando è stato ucciso il suo leader storico. La piazza deve mostrare continuità, compattezza e capacità di mobilitazione mentre il paese negozia con Washington.
Trattative
Dopo giorni di tensioni politiche e militari, le delegazioni di Iran e Stati Uniti dovrebbero tenere il prossimo round di colloqui diretti a Doha nella terza settimana di luglio, dopo i funerali di stato per Khamenei. A quel punto saranno già trascorsi 30 dei 60 giorni previsti per implementare l’accordo e trovare soluzioni ai nodi più complicati.
Secondo Axios, gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, avrebbero provato a convincere Teheran a rinunciare ai pedaggi nello Stretto di Hormuz, sostenendo che un futuro accordo con la rimozione delle sanzioni garantirebbe all’Iran benefici economici «cento volte superiori». Il messaggio americano, secondo un funzionario citato dal sito, sarebbe stato: «Puntate più in alto», evitando quella che Washington considera una «tattica da gangster» per imporre un pedaggio sul passaggio marittimo.
Sulla questione del programma nucleare il presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf ha smentito le notizie secondo cui l’Iran avrebbe autorizzato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) a ispezionare i siti di Fordow, Natanz e Isfahan.
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