Nella risposta consegnata ai mediatori pakistani, Teheran ha fatto sapere che accettare in toto l’accordo avrebbe «significato la sottomissione di Teheran alle eccessive richieste di Trump». La risposta del presidente Usa: «La risposta non mi piace, è totalmente inaccettabile!»
Donald Trump ha respinto la risposta dell’Iran alla proposta statunitense di porre fine alla guerra, definendola «totalmente inaccettabile». «Ho appena letto la risposta dei cosiddetti "rappresentanti” dell’Iran. Non mi piace, è totalmente inaccettabile!», ha scritto il presidente Usa su Truth Social.
Da parte sua Teheran ha fatto sapere che accettare in toto l’accordo della Casa Bianca avrebbe «significato la sottomissione di Teheran alle eccessive richieste di Trump». «Il piano iraniano sottolinea la necessità che gli Stati Uniti paghino riparazioni di guerra e riafferma la sovranità dell'Iran sullo Stretto di Hormuz. L’Iran ha ribadito la necessità della fine delle sanzioni e del rilascio dei beni e delle proprietà sequestrate al paese», hanno detto i media statali del regime.
Iran: prezzo petrolio sale dopo risposta Trump, Brent sopra 105 dollari
Schizza il prezzo del petrolio dopo il mancato accordo tra Usa ed Iran per porre fine alla guerra e il rifiuto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla risposta arrivata da Teheran in seguito alla proposta inviata da Washington. Il Brent è salito del 4,53% superando il prezzo di 105 dollari al barile.
Usa: Hegseth nega che le forze armate scontino una carenza di missili e bombe
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha replicato alle affermazioni del senatore democratico Mark Kelly secondo cui le scorte di missili e bombe di precisione a disposizione delle forze armate Usa sarebbero state fortemente ridimensionate a causa del conflitto contro l'Iran. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma sociale X, Hegseth ha accusato Kelly di parlare "in modo falso e stupido" di un "briefing riservato" che il senatore, ex capitano della Marina, ha ricevuto dal Pentagono. Le dichiarazioni arrivano dopo un'intervista di Kelly all'emittente televisiva "Cbs News", durante la quale il senatore aveva sostenuto che gli Stati Uniti abbiano "consumato molte munizioni" durante il conflitto con la Repubblica islamica, diventando così "meno sicuri". Kelly ha inoltre affermato che serviranno "anni" per ricostituire le scorte e che la situazione potrebbe compromettere la capacità degli Stati Uniti di affrontare un eventuale conflitto con la Cina.
Libano: Netanyahu esclude tregua con Hezbollah, fine conflitto solo col crollo dell'Iran
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele non accetterà un cessate il fuoco con il partito militante libanese Hezbollah al solo fine di agevolare una tregua con l'Iran, definendo i due fronti - quello iraniano e quello libanese - conflitti separati. In un'intervista all'emittente televisiva "Cbs News", Netanyahu ha accusato Teheran di voler mantenere Hezbollah armato e operativo in Libano: "Vogliono che Hezbollah resti lì, continui a tormentare il Libano e a tenere in ostaggio la sua popolazione", ha detto il premier israeliano. Alla domanda se accetterebbe pressioni del presidente Usa Donald Trump per fermare le operazioni militari in Libano, Netanyahu ha risposto che Israele deve eliminare "la minaccia" rappresentata dai razzi lanciati contro le proprie città, e che Trump ne è consapevole. Il premier ha inoltre sostenuto che un indebolimento o un eventuale crollo del regime iraniano porterebbe "alla fine di Hezbollah, Hamas e probabilmente anche degli Houthi", poiché l'intera rete regionale sostenuta da Teheran "crollerebbe insieme al regime". Alla domanda sulla possibilita' di un rovesciamento del governo iraniano, Netanyahu ha parlato di uno scenario possibile ma incerto, e ha negato di aver convinto Trump ad attaccare la Repubblica Islamica promettendogli il rovesciamento degli ayatollah, come sostenuto da indiscrezioni di alcuni media statunitensi.
Iran: Netanyahu, guerra non è finita, c'è ancora lavoro da fare
"Abbiamo ottenuto molto" ma la guerra con l'Iran "non è finita". Lo ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in una intervista rilasciata a '60 Minutes' sulla Cbs. "C'è ancora materiale nucleare che deve essere portato fuori dall'Iran, ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati, ci sono ancora gruppi armati che l'Iran sostiene e missili balistici che vogliono ancora produrre - ha proseguito - Tutto ciò è ancora lì, c'è del lavoro da fare".
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