Il primo risale allo scorso 21 marzo. Da quel momento la scadenza ultima, prima di «riportare il paese all’età della Pietra», è stata posticipata fino al 7 aprile. Ora ci sono altre due settimane per raggiungere un accordo definitivo
Alle ore 2:00 italiane è scaduto l’ultimatum di Donald Trump al regime di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il presidente Usa aveva promesso di riportare il paese «all’età della pietra» e di attaccare centrale elettriche e ponti. Nelle ultime ore il tycoon aveva rilanciato dicendo: «Questa notte un’intera civiltà morirà. Non vorrei che accadesse, ma probabilmente succederà. Tuttavia, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, in cui prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse può accadere qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso».
Trump ha già lanciato ultimatum con il Venezuela, e ancora prima anche con Hamas a Gaza per il rilascio degli ostaggi israeliani o sull’introduzione di dazi nei confronti dei paesi europei se non avessero esaudito le sue volontà. Finora è stato un presidente che in politica estera ha comandato a suon di ultimatum non è chiaro se sia una strategia comunicativa collaudata oppure sia soltanto sintomo di disorganizzazione.
Il primo di tanti
Il primo ultimatum risale allo scorso 21 marzo. Sul suo social network Truth ha minacciato di distruggere «le centrale elettriche, a partire dalla più grande!» se Teheran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz «entro 48 ore». Alla scadenza ha detto che erano in corso negoziati «produttivi» con la leadership iraniana, che erano vicini a trovare un accordo e che quindi l’ultimatum era rimandato di cinque giorni.
Si arriva così al 26 marzo, con i mercati in fibrillazione e nessun accordo ancora all’orizzonte. Il Pakistan, l’Egitto e la Turchia avevano iniziato a cercare di far partire i negoziati indiretti tra le parti e stavano lavorando a una bozza di proposta. A quel punto la Casa Bianca ha esteso nuovamente l’ultimatum al 6 aprile alle ore 20 di Washington, giorno in cui più volte ha affermato che sarebbe conclusa la guerra.
Nel fine settimana pasquale, però, i negoziati non hanno prodotto risultati degni di nota e così è arrivata l’ennesima scadenza tra messaggi aggressivi e nuove minacce: «Aprite quel cazzo di stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno», ha detto Trump. Questa volta il termine ultimo è stato fissato per il 7 aprile, salvo poi aver annunciato una tregua e un accordo da raggiungere tra altre due settimane. Cosa accadrà dopo?
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