Su uranio e proxies le posizioni restano distanti. Ma i colloqui che si aprono oggi sembrano l’ultima opzione disponibile. Trump è tornato a minacciare e ha inviato i suoi due emissari più fidati: Steve Witkoff e Jared Kushner
Parte del destino futuro del Medioriente si gioca oggi in Oman, dove si terranno i colloqui tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran per scongiurare un’eventuale escalation militare dopo la guerra dei 12 giorni dello scorso giugno.
Il luogo dei colloqui è stato scelto da Teheran che ha deciso di affidare – ancora una volta – ai funzionari Mascate la questione, vista la fiducia reciproca costruita negli ultimi dieci anni. Per il momento le posizioni sono distanti, anche se il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto sapere che gli iraniani «stanno negoziando» perché «non vogliono che li colpiamo», prima di aggiungere l’ennesima minaccia velata militare.
Probabilmente ci vorranno diversi giorni per arrivare a un punto, nel caso in cui le parti convergano. Ma i colloqui in Oman sembrano essere l’ultima opzione disponibile. Non è un caso se Trump ha inviato i suoi due emissari più fidati: Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere con il ministro degli Esteri iraniano.
La proposta
Sul tavolo delle trattative, i mediatori di Qatar, Turchia ed Egitto hanno presentato alle due delegazioni una proposta da cui far partire le discussioni. La prima questione chiave riguarda l’uranio. Teheran dovrebbe impegnarsi a non arricchire l’uranio per i prossimi tre anni, dopodiché dovrà limitarlo a meno dell’1,5 per cento. Il secondo punto dell’accordo riguarda le attuali scorte di 440kg di uranio arricchito al 60 per cento, che i mediatori propongono di trasferire in uno stato terzo. Non è escluso che possano finire in uno stato Nato come la Turchia o nello stesso Oman.
Il terzo punto è di carattere globale e impone agli ayatollah di non trasferire più armi e tecnologie ai suoi proxies: Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen. Il quarto punto è l’impegno a non utilizzare per primo i missili balistici, ma Washington vorrebbe che Teheran riduca il suo arsenale. Infine, l’ultima condizione della proposta dei mediatori prevede un accordo di non aggressione tra i due paesi.
Intanto tutti si preparano al peggio nella regione. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione del gabinetto di sicurezza alla vigilia dei colloqui, mentre il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha nominato l'ammiraglio Admiral Ali Shamkhani segretario del Consiglio di Difesa. Un uomo dalla lunga carriera militare in Iran e già ferito lo scorso giugno, quando il Pentagono ha bombardato le centrali nucleari iraniane.
Il caso
Proprio mercoledì 4 l’Iran ha sequestrato due petroliere straniere nel Golfo Persico, accusate di contrabbando di carburante. Al momento non sono note la nazionalità delle petroliere, degli equipaggi e né che bandiera battessero. Ma il sequestro rischia di diventare l’ennesimo terreno di scontro diplomatico.
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