Mentre alcuni repubblicani hanno votato insieme ai democratici per ridurre i poteri di guerra, il presidente Usa è tornato a minacciare Teheran, affermando che non avrà un’arma nucleare. Con i negoziati in stallo, la Russia si è detta pronta a fornire «tutta l’assistenza possibile»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato a minacciare l’Iran con un nuovo ultimatum di due o tre giorni: «Concluderemo presto il lavoro», ha affermato, sostenendo che Teheran non avrà un’arma nucleare. Intanto, il Senato Usa ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra che porrebbe fine al conflitto con l’Iran a meno che il presidente Donald Trump non ottenga l’autorizzazione del Congresso. Il via libera è arrivato anche con i voti di alcuni repubblicani.
Secondo il New York Times, Israele e Stati Uniti avrebbero designato l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad come successore del presidente in carica Masoud Pezeshkian dopo la fine della guerra. Il quotidiano Usa cita fonti statunitensi secondo cui Israele avrebbe elaborato un ambizioso piano, poi naufragato.
I negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno registrato scarsi progressi, sostengono i mediatori. Lo riporta il Wall Street Journal. La Russia si è detta pronta a «fornire tutta l’assistenza possibile per risolvere questo conflitto, come ben sanno le parti».
PUNTI CHIAVE
10:00
Araghchi: «Un eventuale ritorno in guerra porterebbe molte sorprese»
08:09
Mosca: «Pronti ad aiutare il negoziato tra Iran e Stati Uniti»
08:00
Trump parteciperà al vertice G7 dei leader di giugno in Francia
Libano, 15 persone uccise da Israele nelle ultime 24 ore, anche bambini
Israele continua a bombardare il sud del Libano e la valle orientale della Bekaa nonostante il cessate il fuoco del 17 aprile, prorogato nei giorni scorsi per altri 45 giorni, mentre Hezbollah rivendica nuovi attacchi con droni e razzi contro postazioni e mezzi militari israeliani. Lo riferiscono media libanesi secondo cui nelle ultime 24 ore almeno 15 persone sono state uccise oggi nei raid israeliani nel sud del paese.
Tra le vittime, anche quattro bambini morti in un bombardamento contro una casa a Deir Qanun an Nahr, nella regione di Tiro.
Altre vittime sono state segnalate a Kfarsir, Haruf, Nabatiye e Froun.
L'esercito israeliano ha ordinato lo sfollamento forzato e immediato di 12 località nel sud del Libano e nella Bekaa, tra cui aree di Nabatiye, Tiro e Jezzine.
Secondo Haaretz, un drone proveniente dal Libano è esploso nel nord di Israele causando due feriti.
Araghchi: «Un eventuale ritorno in guerra porterebbe molte sorprese»
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvertito che un eventuale ritorno alla guerra con l'Iran porterebbe "molte altre sorprese", affermando che le forze armate iraniane hanno acquisito nuove esperienze e capacità durante l'ultima aggressione statunitense-israeliana. Lo riporta l'agenzia Irna. Scrivendo su X Araghchi ha affermato che, mesi dopo l'inizio della guerra contro l'Iran, il Congresso degli Stati Uniti ha riconosciuto che decine di aerei, per un valore di miliardi di dollari, erano stati distrutti. "Le nostre potenti Forze Armate sono state le prime ad abbattere un F-35", ha dichiarato il ministro degli Esteri. "Grazie alle lezioni apprese e alle conoscenze acquisite, il ritorno alla guerra ci riserverà molte altre sorprese", ha aggiunto.
Pasdaran: «Se gli Usa attaccano, la guerra si estenderà oltre la regione»
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane minacciano di "estendere la guerra oltre la regione" qualora gli Stati Uniti attaccassero nuovamente l'Iran. "Non abbiamo ancora impiegato tutte le capacità della Rivoluzione Islamica contro di loro - affermano - Ma ora, se l'aggressione contro l'Iran si ripeterà, la guerra regionale promessa si estenderà questa volta oltre la regione, e i nostri colpi devastanti in luoghi inaspettati vi porteranno alla rovina totale".
"Il nemico sionista-americano, che non ha tratto alcun insegnamento dai suoi ripetuti e gravi fallimenti strategici subiti durante la Rivoluzione Islamica dell'Iran, ha ricominciato a minacciare il Paese", si legge nella dichiarazione.
"Siamo uomini di guerra e vedrete la nostra potenza sul campo di battaglia, non nelle dichiarazioni vuote e sui social network" si legge, secondo quanto riportato da Tasnim.
Il Senato approva la risoluzione per limitare poteri di Trump in guerra con l'Iran
Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra che porrebbe fine alla guerra con l'Iran a meno che il presidente Donald Trump non ottenga l'autorizzazione del Congresso, un raro rimprovero al leader repubblicano 80 giorni dopo l'inizio degli attacchi delle forze statunitensi e israeliane contro l'Iran. Lo riporta la Reuters.
La votazione sulla misura procedurale per far avanzare la risoluzione si è conclusa con 50 voti a favore e 47 contrari, con quattro repubblicani, colleghi di Trump, che hanno votato insieme a tutti i democratici. Tre repubblicani erano assenti al voto. Sebbene il voto abbia poco significato pratico, dato che si è tenuto oltre i 60 giorni previsti dall'inizio della guerra, rappresenta comunque una simbolica condanna da parte dei Democratici della gestione del conflitto da parte di Trump.
Mosca: «Pronti ad aiutare il negoziato tra Iran e Stati Uniti»
La Russia è pronta a dare una mano nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, se necessario, ma non intende imporre i propri servizi, ha dichiarato il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov in un'intervista alla Tass. Trump auspica una rapida risoluzione del conflitto con l'Iran.
"La Russia è pronta a fornire tutta l'assistenza possibile per risolvere questo conflitto, come ben sanno le parti. Non abbiamo mai imposto i nostri servizi, né intendiamo farlo, ma se richiesto, offriremo il nostro aiuto", ha affermato. Ryabkov ha sottolineato che Mosca è sempre stata e rimane "impegnata a cercare soluzioni esclusivamente sul piano politico e diplomatico", accoglie con favore i tentativi di Washington e Teheran di riprendere il processo negoziale e rileva "il ruolo attivo della parte pakistana nella stabilizzazione della situazione e nella creazione delle condizioni per un progresso verso una pace duratura".
Trump parteciperà al vertice G7 dei leader di giugno in Francia
Il presidente americano Donald Trump parteciperà al vertice dei leader del G7 in Francia a giugno per discutere di intelligenza artificiale, commercio e lotta alla criminalità: lo afferma Axios, in base a quanto detto da un funzionario della Casa Bianca. La presenza del tycoon era in dubbio, malgrado sia consuetudine che i leader Usa prendano parte ai vertici annuali, a causa della sua crescente irritazione nei confronti di Paesi del G7 - tra cui Regno Unito, Francia, Germania e Italia - per non essersi allineati al suo sforzo bellico in Iran, arrivando anche a minacciare ritorsioni.
Teheran: «La Russia pronta a contribuire ai colloqui, le parti lo sanno»
La Russia è pronta a contribuire ai colloqui tra Stati Uniti e Iran sul conflitto militare in corso. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale Tass. "La Russia è pronta a fornire tutta l'assistenza possibile per la risoluzione di questo conflitto, e le parti coinvolte ne sono ben consapevoli", ha affermato Ryabkov.
Trump: «Concluderemo presto il lavoro, l'Iran non avrà armi nucleari»
"Faremo un piccolo viaggio in un posto chiamato Iran. Dobbiamo impedire loro di pensare al nucleare e non permetteremo loro di avere un'arma nucleare". Lo ha detto il presidente Donald Trump, parlando alla Casa Bianca in occasione del Congressional Picnic. "Abbiamo fatto un lavoro eccezionale e penso che lo concluderemo molto rapidamente e non avranno un'arma nucleare: spero che lo faremo in modo molto piacevole".
Missione Onu iraniana, tentativo Usa di insabbiare i propri crimini
L'Iran accusa gli Stati Uniti di tentare di "insabbiare" i propri crimini all'Onu. La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha accusato Washington di "diffondere menzogne, false accuse e disinformazione contro l'Iran e il suo programma nucleare pacifico" in seno al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Gli Stati Uniti "continuano a violare il diritto internazionale attraverso blocchi marittimi illegali e un sostegno incondizionato ai crimini e alle atrocita' del regime israeliano in tutta la regione", ha affermato la missione iraniana all'Onu in un post su X.
"Di fatto, il colpevole e il ladro ora si atteggiano a pubblico ministero e giudice, cercando di insabbiare i propri crimini", ha ancora denunciato la missione. Le critiche di Teheran giungono mentre una risoluzione elaborata dagli Stati Uniti e dai Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo sullo Stretto di Hormuz avrebbe ottenuto il sostegno di circa due terzi degli Stati membri dell'Onu, in vista di una possibile votazione.
Grossi (Aiea) preoccupato per centrale nucleare emiratina Barakah
Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha espresso preoccupazione per la situazione presso la centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti, a seguito dell'attacco con droni di domenica. "Sebbene i livelli di radiazione rimangano nella norma e l'alimentazione elettrica esterna sia stata ripristinata, la situazione è motivo di grave preoccupazione", ha scritto Grossi su X dopo il briefing con il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Grossi ha affermato di aver comunicato al Consiglio di sicurezza che "gli attacchi contro impianti nucleari destinati a scopi pacifici sono inaccettabili e comportano rischi innegabili per le persone e l'ambiente".
In contatto con i leader della regione del Golfo, ha confermato che l'Aiea continuerà a fare tutto ciò che rientra nel suo mandato per contribuire a garantire la sicurezza nucleare e sostenere gli sforzi per una soluzione diplomatica. Grossi ha annunciato, infine, che si recherà presto nella regione del Golfo.
Cbs, localizzate dieci mine nello Stretto di Hormuz
Una nuova valutazione dell'intelligence statunitense indica che sono state individuate circa dieci mine nello Stretto di Hormuz. Lo riporta Cbs News, citando funzionari americani coinvolti nel dossier. Secondo Cbs, la precedente valutazione parlava di circa 12 mine, ma non è noto il tipo di mine collocate. Secondo precedenti rapporti, le mine posizionate dall'Iran rappresentano un ostacolo alla piena riapertura dello stretto. La difficolta' a localizzarle e' doppia: da un lato Teheran non e' certa del luogo preciso in cui le ha collocate, dall'altro alcune di queste mine vengono trascinate dalle correnti marine e cambiano posizione.
Wsj, secondo i mediatori scarsi progressi nei colloqui con gli Usa
Secondo i mediatori, i negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno registrato scarsi progressi. Lo riferisce il Wall Street Journal, sottolineando che l'Iran continua a chiedere la fine delle ostilità, aiuti finanziari, riparazioni di guerra e un ruolo nella supervisione dello Stretto di Hormuz. Al contempo Teheran rimane in disaccordo con le richieste statunitensi sul programma nucleare.
Il Wsj ha riportato che, secondo quanto affermato da mediatori regionali e funzionari statunitensi a conoscenza dei termini, la posizione dell'Iran nei colloqui con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra non è cambiata molto rispetto ai precedenti tentativi, che finora non hanno portato a progressi verso un accordo. Tale valutazione solleva dubbi sulla possibilità di trovare una via d'uscita dal conflitto. Queste dichiarazioni sono giunte dopo che il presidente Trump ha affermato di aver annullato gli attacchi militari previsti per ieri, alla luce di quelli che ha definito "sviluppi positivi al tavolo delle trattative", e dietro richiesta dei Paesi del Golfo.
© Riproduzione riservata

