«Una grande stupidaggine». Nel flusso quotidiano di dichiarazioni, meme, post social e annunci di Donald Trump, questa mattina il presidente Usa ha definito con tali parole l’accordo di Londra per la restituzione delle isole Chagos a Mauritius.

L’attacco di Trump

«Il fatto che il Regno Unito stia cedendo un territorio estremamente importante è un atto di grande stupidità e si aggiunge a una lunghissima lista di motivi di sicurezza nazionale per cui la Groenlandia deve essere acquisita», ha scritto Trump sul social Truth.

«Sorprendentemente – continua il presidente Usa – il nostro “brillante” alleato della Nato, il Regno Unito, sta attualmente valutando la possibilità di cedere Diego Garcia, sede di una vitale base militare Usa, a Mauritius, e lo sta facendo senza alcun motivo». Quasi un preambolo per poi andare al sodo: «Senza dubbio Cina e Russia hanno preso atto di questo atto di totale debolezza. Queste sono potenze internazionali che riconoscono solo la forza ed è per questo che gli Stati Uniti d’America, sotto la mia guida, sono ora, dopo solo un anno, rispettati come mai prima d’ora. La Danimarca e i suoi alleati europei devono fare ciò che è necessario», ha concluso Trump.

Le isole Chagos

Il testo dell’accordo è stato firmato nel maggio 2025 e di fatto comportava la cessione della sovranità delle Chagos alle Mauritius, pur mantenendo il controllo della base militare anglo-americana a Diego Garcia, che è l’isola più grande dell’atollo. Un controllo dalla durata di 99 anni e rinnovabile per ulteriori 40. Il tutto alla modica cifra di un centinaio di milioni di sterline ogni anno. 

Londra aveva deciso, così, di concludere una contesa che andava avanti dal 1968, quando le Mauritius conquistarono l’indipendenza dai britannici. Tre anni prima, prevedendo il raggiungimento dell’autonomia dell’isola africana, Il Regno Unito creò appositamente il Territorio britannico dell’oceano Indiano, staccando le isole Chagos dall’amministrazione unica con le Mauritius e invitando gli Usa a costruire la base militare. Una mossa che portò alla cacciata di migliaia di residenti.

La posizione Usa

Nonostante gli attacchi del presidente Usa, Keir Starmer e il suo governo hanno difeso l’accordo. I primi negoziati erano avvenuti quando c’era Joe Biden alla Casa Bianca, ma la firma è giunta dopo il nuovo insediamento di Trump. Tanto che era stato lui stesso a dare il beneplacito all’operazione. A febbraio 2025, quando Starmer volò a Washington, ne discussero. E il tycoon fu chiaro: «Stanno parlando di un contratto di locazione a lunghissimo termine, di circa 140 anni». «È un periodo lungo e credo che saremo propensi ad accettare le proposte del vostro paese?», aveva detto. Alla firma del trattato, inoltre, era stato il segretario di Stato Marco Rubio a esprimere «il sostegno» Usa «a questo risultato storico».

Ma – cosa che molti leader hanno imparato a proprie spese negli ultimi mesi – Trump non si fa problemi a rimangiarsi parole dette o posizioni prese. E quindi, anche per attaccare chi, come Starmer, ha mostrato solidarietà alla Danimarca e alla Groenlandia inviando alcuni soldati a Nuuk, ha deciso per una brusca virata e per un attacco al leader britannico. 

La reazione di Londra

Downing Street, con una nota, ha reagito alla sfuriata social, sottolineando come l’accordo garantisca il controllo della base «per generazioni» e soprattutto che «gli avversari ne restino fuori». Un modo per cercare di placare l’ira di Trump e puntare sulla questione della sicurezza e della difesa, care all’inquilino della Casa Bianca. 

Il disegno di legge sull’accordo è imbrigliato ancora in un iter parlamentare, e solo un paio di settimane fa il governo laburista ha dovuto subire piccole sconfitte nel voto su alcuni emendamenti. La partita, quindi, ancora non è finita.

E Trump ha voluto mettere in difficoltà Starmer. Con le sue parole ha dato nuova linfa agli oppositori interni nel Regno Unito, dalla conservatrice Kemi Badenoch al leader di Reform Nigel Farage, che sono infatti tornati alla carica contro il premier britannico e contro la scelta di cedere le Chagos.

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