Il reportage

Lesbo, l’esperimento dell’orto che accoglie: «Chiediamo a questo mondo di sentirci»

Mohammed, un ragazzo palestinese di Gaza che vive a Mitilene, è il responsabile del Community Garden. Qui mentre lega con uno spago alcune piante di pomodoro per poterle sorreggere. Lesbo, Grecia. Foto di Giacomo Sini
Mohammed, un ragazzo palestinese di Gaza che vive a Mitilene, è il responsabile del Community Garden. Qui mentre lega con uno spago alcune piante di pomodoro per poterle sorreggere. Lesbo, Grecia. Foto di Giacomo Sini
Mohammed, un ragazzo palestinese di Gaza che vive a Mitilene, è il responsabile del Community Garden. Qui mentre lega con uno spago alcune piante di pomodoro per poterle sorreggere. Lesbo, Grecia. Foto di Giacomo Sini

Tra le strutture per richiedenti asilo e una frontiera sempre più difficile da attraversare, Paréa offre uno spazio di socialità e cura. «Guardate oltre la parola “rifugiato”», dice Omar, giovane arrivato dallo Yemen, durante la giornata dedicata a chi fugge da guerre e povertà

Un taglio netto, poi un altro. «Ci vuole tempo per coltivare bene un orto», dice Mohamed Ayash, un palestinese di 28 anni di Al Zwayda, Gaza, mentre raccoglie le foglie appassite e le getta in una cassetta. I pomodori stanno maturando; rossi e lucidi, pendono dalle piante legate a una struttura di sostegno che tiene insieme le due file di un’aiuola rialzata. Sull’isola di Lesbo, in Grecia, c’è l’Orto Comunitario del centro sociale Paréa, gestito dall’ong Europe Cares come polo di collaborazione