Uno scudo antimissilistico per difendere l’Europa dalle minacce aeree russe simile all’israeliano Iron Dome: è questa la proposta lanciata dall’ad di Rheinmetall, Armin Papperger, sulle pagine del Financial Times.

L’amministratore dell’azienda tedesca, però, non è il primo a parlare di un simile progetto. Uno degli obiettivi che l’Europa ha intenzione di raggiungere entro il 2035 riguarda proprio il rafforzamento delle capacità antimissilistiche integrate dei paesi dell’Unione. Inoltre, la proposta recentemente avanzata della Commissione prevede maggiori investimenti in progetti di comune interesse e tra questi rientra anche lo sviluppo di sistemi di difesa aerea e missilistica di prossima generazione interoperabili con i sistemi Nato già esistenti.

Allo stato attuale, la creazione di uno scudo missilistico in Europa è certamente fattibile, e a beneficiarne potrebbero essere Italia e Francia. Il consorzio europeo Eurosam, formato da Mbda Italia, Mbda Francia e dalla francese Thales, ha nel suo catalogo il sistema antimissilistico Samp/T, progettato per intercettare e distruggere una vasta gamma di minacce aeree – come aerei, missili da crociera e missili balistici tattici – in un raggio di 120 km e impiegato dagli eserciti di Roma e Parigi.

Di questo sistema si era tornati a parlare a metà del 2023, quando i governi francese e italiano hanno deciso di inviare le batterie Samp/T in Ucraina per aiutare l’esercito di Kiev a proteggersi dagli attacchi russi. Ma lo scudo europeo interessa anche la Rheinmetall. L’azienda tedesca costruisce torrette per la difesa aerea a corto raggio e di recente ha vinto un contratto con l’Ungheria per la realizzazione di questi sistemi nell’ambito dell’iniziativa europea Sky Shield (Essi). Quest’ultimo progetto è stato lanciato dalla Germania a fine 2022 per proteggere l’Europa dalla percepita minaccia aerea russa, ma non ha ancora raccolto il favore di tutti gli Stati membri. La lettera di intenti per aderire all’iniziativa è stata firmata da 14 Stati membri della Nato, ma a opporsi sono stati prima di tutto Italia e Francia, entrambe con una visione ben diversa sulla composizione dello scudo missilistico rispetto a Berlino.

Nei piani del cancelliere Olaf Scholz, l’Essi dovrebbe eliminare minacce aeree su diverse distanze, garantendo così una protezione a corto, medio e lungo raggio. Per farlo, lo Sky Shield dovrebbe impiegare tre sistemi: l’Iris-T prodotto dalla tedesca Diehl BGT, con una portata di 30-40 chilometri; i Patriots dell’americana Raytheon (per un massimo di 200 chilometri) e il sistema israeliano Arrows-3, con un raggio di 2.400 chilometri e da poco acquistato dalla Germania. Il piano tedesco, dunque, favorirebbe le aziende nazionali da una parte e quelle extra Ue dall’altra, andando contro la visione francese di autonomia strategica europea.

Per il presidente Emmanuel Macron, gli investimenti europei in difesa dovrebbero favorire le aziende degli Stati membri, evitando quindi l’acquisto di materiale prodotto fuori dall’Ue, soprattutto nel caso di programmi congiunti. Secondo la visione francese, infatti, è arrivato il momento per l’Europa di rafforzare le proprie capacità difensive in maniera autonoma rispetto alla Nato, pur puntando sempre su sistemi integrabili con quelli dell’Alleanza. La possibile elezione negli Usa di Donald Trump e le sue ultime dichiarazioni marcatamente isolazioniste non fanno che rafforzare la posizione della Francia, che di fatti continua a opporsi allo Sky Shield targato Germania.

L’intervista dell’ad di Rheinmetall, dunque, non presenta particolari elementi di novità e più semplicemente riaccende un dibattito avviato quasi due anni fa, ma evidenzia ancora una volta quanto gli interessi dei singoli Stati siano preponderanti quando si parla di difesa comune europea. Una preponderanza che causa da tempo uno sperpero di denaro pubblico e che i nuovi fondi europei non ridurranno se non saranno gestiti correttamente e in maniera veramente congiunta.
 

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