Secondo il Washington Post, nella guerra contro l’Iran sarebbero morti almeno 22 soldati statunitensi, quattro in più rispetto al bilancio ufficiale del Pentagono. 

Forti esplosioni sono state udite a Riad dopo che le autorità saudite hanno diramato un’allerta per una «minaccia aerea ostile», la prima nella capitale dall’inizio dell’attuale escalation del conflitto in Yemen. Negli ultimi giorni l’Arabia Saudita è stata più volte presa di mira dagli Houthi, che controllano gran parte dello Yemen e hanno recentemente compiuto nuove avanzate contro il governo riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da una coalizione guidata da Riad.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato «nei termini più fermi» gli attacchi e ha chiesto agli Houthi di «cessare immediatamente la loro escalation militare».

La nuova fase del conflitto coinvolge anche l’Italia: un attacco Houthi alla base saudita di Ta’if ha colpito un Eurofighter italiano, senza coinvolgere militari. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiesto all’Ue di rafforzare la missione Aspides per proteggere la navigazione nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb.

PUNTI CHIAVE

13:48

Arabia Saudita: dopo allerta aerea incendio presso l'aeroporto di Riad

13:25

Yemen, colonne di fumo vicino aeroporto Riad, problemi gravi allo scalo

 

12:34

Market mover: Trump incontra Xi e i Paesi del Golfo

13:48

Arabia Saudita: dopo allerta aerea incendio presso l'aeroporto di Riad

Fiamme e fumo nero sono visibili nei pressi dell'aeroporto internazionale di Riad. Lo riferisce l'Afp che cita due residenti della capitale saudita. "Abbiamo visto fumo nero e fiamme in direzione dell'aeroporto", ha dichiarato uno di loro. Nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 settembre, l'Arabia Saudita ha diramato allerte per il rischio di attacchi sulla capitale - per la prima volta dalla ripresa delle ostilità con gli Houthi dello Yemen - seguite da forti esplosioni udite in città. Il sito di tracciamento aereo FlightRadar24 riferisce di "problemi gravi" all'aeroporto della capitale saudita con voli cancellati e in ritardo.

13:25

Yemen, colonne di fumo vicino aeroporto Riad, problemi gravi allo scalo

 

Delle fiamme e grandi colonne di fumo nero sono state viste levarsi vicino all'aeroporto internazionale King Khalid di Riad, in Arabia Saudita. Lo riporta l'agenzia Afp citando testimoni sul posto, mentre il sito di tracciamento aereo FlightRadar24 riferisce di "problemi gravi" all'aeroporto in questione, tra voli cancellati e in ritardo. "Abbiamo visto fumo nero e fiamme in direzione dell'aeroporto", ha dichiarato una fonte.

La notizia giunge a poche ore dal primo allarme aereo nella capitale saudita da quando sono ripresi i combattimenti con gli Houthi, i ribelli yemeniti sostenuti dall'Iran, nel vicino Yemen. L'Arabia Saudita sostiene le forze governative yemenite, contrapposte ai ribelli, che nelle ultime settimane hanno preso di mira infrastrutture energetiche con cui Riad esporta il proprio greggio evitando lo Stretto di Hormuz. Gli Houthi hanno anche preso il controllo di diverse località strategiche vicino allo stretto di Bab-el Mandeb, l'accesso al Mar Rosso e al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

12:34

Market mover: Trump incontra Xi e i Paesi del Golfo

Dopo due settimane dominate dai meeting delle principali banche centrali e con pochi dati di rilievo in calendario, nella prossima ottava l'attenzione si sposterà su due eventi geopolitici: l'incontro in programma martedì a New York, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, tra gli Usa e gli Stati del Golfo e l'incontro tra i leader di Stati Uniti e Cina, in agenda giovedì.

Il vertice Trump-Xi arriva in una fase in cui i rapporti tra Usa e Cina delineano una competizione per la supremazia economica ma, nello stesso tempo, la conflittualità tra le due potenze andrà in qualche modo gestita per evitare che diventi guerra aperta.

Come fare? Sul fronte delle politiche commerciali, al centro del vertice ci sarà la decisione, presa nell'incontro di Busan dell'ottobre 2025, di sospendere una serie di misure restrittive: sui dazi, sui limiti all'export cinese di terre rare e sull'Affiliates Rule, una norma che mira a evitare pratiche tese ad aggirare i divieti all'export Usa di alcuni prodotti, semiconduttori in primis. La sospensione della tregua scade il 10 novembre ed è probabile che un accordo per una sua estensione verrà raggiunto. Più spinoso il tema geopolitico.

Gli Usa per isolare l'Iran hanno lanciato il 24 agosto la minaccia di sanzioni secondarie ai Paesi che agevolano Teheran. In particolare, il Segretario al Tesoro Bessent ha chiarito che l'intermediazione fornita dalle banche cinesi sulle operazioni di vendita del petrolio iraniano sono comprese nell'operazione.

Su questo fronte la chiusura della Cina è stata netta. Inoltre dovrebbe procedere il tentativo di far leva sull'influenza cinese sull'Iran per ammorbidire la posizione negoziale di Teheran. Poi c'è il tema emergente della governance dell'IA, rispetto al quale difficilmente uscirà nulla di significativo, poiché la rilevanza della competizione e i differenti approcci scelti da Usa e Cina rendono difficile una vera e propria cooperazione.

L'incontro tra Trump e i leader dei sei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman, Kuwait e Bahrain), previsto a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, sarà incentrato sulle prossime mosse nel conflitto con l'Iran e sulla definizione di una possibile strategia per la fase successiva alla guerra. Secondo quanto riportato da Axios, Trump ritiene che il conflitto stia entrando in una fase decisiva e non ha escluso alcuna opzione, inclusa la possibilità di riprendere operazioni militari più incisive. Il vertice potrebbe quindi contribuire a delineare la prossima fase del conflitto e il ruolo che la diplomazia regionale sarà chiamata a svolgere.

L'esito dell'incontro sarà seguito con attenzione dai mercati finanziari, poiché eventuali sviluppi sul fronte geopolitico potrebbero influenzare significativamente il prezzo del petrolio e, di conseguenza, le aspettative d'inflazione e l'andamento dei rendimenti obbligazionari globali e degli asset rischiosi.

11:27

Media, "improbabile" incontro Trump-Netanyahu all'Onu

Benjamin Netanyahu non incontrerà Donald Trump a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu a New York. Nell'agenda degli incontri del presidente statunitense non compare il nome del premier israeliano e, secondo fonti citate dal Times of Israel, e' "improbabile" che i due riescano a trovare spazio per un colloquio.
Martedi' Trump incontrera' i leader di Regno Unito, Messico e Giappone prima di fare ritorno a Washington per un incontro con il presidente cinese Xi Jinping.
Il presidente americano dovrebbe inoltre incontrare la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez:
l'ambasciatore statunitense all'Onu, Mike Waltz, ha dichiarato ai giornalisti che i due terranno un colloquio a margine di un ricevimento per i leader organizzato da Trump in occasione dell'Assemblea Generale

11:25

Houthi: "Non siamo in guerra con l'Italia"

"Non siamo in guerra con l'Italia, né desideriamo che essa venga coinvolta in atti ostili contro il nostro Paese o che sostenga atti di aggressione contro la nostra Nazione e il nostro popolo". Lo afferma all'Adnkronos Nasr al-Din Amer, vice capo dell'Autorità per i media degli Houthi (Ansar Allah) e presidente del consiglio di amministrazione dell'agenzia di stampa Saba. "Attualmente siamo in guerra con il nemico saudita, che da 12 anni assedia e attacca il nostro Paese", aggiunge Amer dopo l'attacco alla base aerea di Ta'if, in Arabia Saudita, in cui è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, 

10:54

Iran, Turchia revoca licenza a banca Mellat

La decisione fa seguito a un provvedimento dell'autorita' di regolamentazione turca nei confronti della banca con sede a Teheran che fornisce sostegno finanziario al governo iraniano ed e' soggetta a sanzioni di Stati Uniti, Ue e Regno Unito. Secondo OpenSanctions, un database open-source di informazioni su entita' colpite da sanzioni, il governo iraniano e' il maggiore azionista della banca.
Nel revocare la licenza di Banca Mellat, l'autorita' turca ha citato l'articolo 71b della legge bancaria, secondo cui la "prosecuzione dell'attivita'" dell'ente "rappresenta una minaccia per i diritti dei depositanti e dei titolari di fondi di partecipazione, nonche' per la sicurezza e la stabilita' del sistema finanziario".
Banca Mellat e' stata per anni oggetto di sanzioni occidentali a causa delle accuse secondo cui Teheran stava sviluppando armi atomiche sotto la copertura di un programma nucleare civile.
Tali sanzioni erano state revocate nell'ambito di un accordo storico del 2015 tra Teheran e le potenze mondiali volto a limitare le ambizioni nucleari del Paese. Tuttavia, nel maggio 2018, gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall'accordo, reimponendo pesanti sanzioni economiche all'Iran.
Banca Mellat e' stata colpita anche da sanzioni statunitensi e dei Paesi del Golfo nel 2019, dopo essere stata indicata come una delle 25 entita' legate ai pasadran.
Il 4 settembre, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni alla banca d'investimento turca Golden Global Bank per i suoi presunti legami con i pasdaran, nel tentativo di intensificare la pressione finanziaria sull'Iran.

09:56

Iran: "passava a Israele informazioni su missili", giustiziato

L'uomo è accusato i aver passato informazione all'intelligence israeliana durante la "Guerra dei 12 giorni" del giugno 2025. "Hosein Pedaran, che aveva fornito al Mossad informazioni su siti militari iraniani sensibili nella provincia di Isfahan", scrive l'agenzia Mizan. Secondo la ricostruzione della magistratura, l'imputato aveva inizialmente stabilito un contatto con la Cia via Internet per poi rivolgersi al Mossad che gli aveva comunicando con lui tramite WhatsApp.
Pedaran avrebbe trasmesso informazioni riguardanti strutture militari e missilistiche nella citta' di Isfahan, nonche' dati personali e identificativi dei lavoratori, inclusi ruoli professionali, recapiti, interessi personali e altre informazioni private. Secondo Mizan, le strutture sono state poi prese di mira da Israele nel giugno del 2025. Le autorita' hanno inoltre sostenuto che l'uomo giustiziato avesse ricevuto in piu' occasioni pagamenti in euro dall'intelligence israeliana.
Durante la perquisizione dell'abitazione di Pedaran, le autorita' hanno riferito di aver rinvenuto un taccuino contenente informazioni classificate come "altamente riservate" relative ai missili, oltre a diversi dispositivi di archiviazione criptati.

09:40

Onu, "ferma condanna agli attacchi Houthi contro l'Arabia Saudita"

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Unsc) ha condannato "nei termini più fermi" gli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita, inclusi quelli diretti a infrastrutture civili ed energetiche. La notizia è riportata da Al-Jazeera.
In una dichiarazione, il Consiglio ha chiesto agli Houthi di "cessare immediatamente la loro escalation militare".
I membri del Consiglio hanno ribadito la precedente condanna degli attacchi e delle minacce al traffico marittimo nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb. L'Unsc ha espresso solidarietà all'Arabia Saudita e ha riaffermato il suo diritto intrinseco all'autodifesa ai sensi del diritto internazionale.
L'organo delle Nazioni Unite ha inoltre ribadito il proprio impegno a favore dell'unità, della sovranità, dell'indipendenza e dell'integrità territoriale dello Yemen. 

03:51

Iran: Wp, Pentagono ha nascosto numero dei militari Usa morti

Più militari americani sono morti in Medio Oriente durante la guerra in corso contro l'Iran di quanti ne abbia resi pubblici il Pentagono. È quanto afferma il Washington Post che cita sei funzionari statunitensi a conoscenza dei dati interni del dipartimento della Difesa relativi alle vittime. Cinque funzionari hanno dichiarato che i militari morti sono almeno 22, ovvero quattro in più rispetto ai 18 indicati nel database pubblico del Pentagono. Un sesto funzionario, che come gli altri ha parlato a condizione di anonimato per poter discutere dei dati, ha affermato che sono 23 i militari americani morti dal 28 febbraio, quando l'amministrazione Trump, in coordinamento con Israele, ha avviato la guerra contro l'Iran. Non tutte le morti non dichiarate sono direttamente riconducibili al conflitto, ma riguardano personale statunitense che si trovava in Medio Oriente mentre erano in corso le ostilità, ha precisato questa fonte. Anche tre contractor americani di stanza nella regione sono morti. Restano poco chiari i dettagli relativi alle morti non dichiarate, tra cui l'identita' dei militari e il momento, le modalita' e il luogo dei decessi. Il Pentagono ha rifiutato di rispondere alle domande sulla discrepanza nei dati.

03:49

Arabia Saudita: forti esplosioni udite a Riad dopo allerta aerea

Forti esplosioni sono state udite a Riad dopo che le autorita' saudite avevano diramato un'allerta aerea, la prima nella capitale dall'intensificarsi dei combattimenti nel vicino Yemen. "La zona e' interessata da una minaccia aerea ostile", si leggeva in un messaggio inviato sui telefoni dei residenti poco prima delle 3 locali, con l'invito a rimanere al chiuso. L'allerta e' stata revocata circa mezz'ora piu' tardi dalla Protezione civile saudita. Negli ultimi giorni l'Arabia Saudita e' stata piu' volte presa di mira dagli Houthi filo-iraniani, che controllano gran parte dello Yemen e hanno recentemente compiuto importanti avanzate contro il governo riconosciuto dalla comunita' internazionale e sostenuto da una coalizione guidata da Riad. E' pero' la prima volta, nell'attuale fase di escalation, che un'allerta aerea viene attivata direttamente nella capitale saudita. Il conflitto in Yemen e' iniziato nel 2014, quando gli Houthi conquistarono Sanaa e altre aree del Paese, spingendo nel marzo 2015 l'Arabia Saudita a guidare un intervento militare a sostegno del governo yemenita. La fragile tregua raggiunta nel 2022 e' crollata a luglio, quando i ribelli hanno sfidato il controllo saudita dello spazio aereo yemenita autorizzando l'atterraggio nel Paese di un aereo iraniano. Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, dalla ripresa dei combattimenti all'inizio di settembre almeno 112.000 persone sono state sfollate all'interno dello Yemen e quasi 3.000 hanno trovato rifugio a Gibuti.

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