Il “messaggio” degli Houthi: colpito un nostro Eurofighter in Arabia Saudita. Il ministro scrive una lettera a Kallas: «Servono più navi» per tutelare la rotta di Bab el Mandeb. Ma gli alleati finora si sono sfilati
Il Medio Oriente è una polveriera. Negli ultimi tre anni lo status quo è stato stravolto dalle guerre condotte da Stati Uniti e Israele, con il risultato di un’area in perenne conflitto che non esclude oramai nessuno. Al conflitto con l’Iran ora si è aggiunto anche il fronte con gli Houthi, l’unico proxy rimasto ancora in grado di destabilizzare l’area dopo il forte indebolimento di Hamas ed Hezbollah.
E in questo nuovo fronte nessuno è immune. Neanche l’Italia. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che il gruppo sciita dello Yemen ha colpito un Eurofighter italiano parcheggiato nella base aerea saudita di Ta’if. «Non vi sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base e in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha detto Crosetto. Ma è chiaro che l’attacco non va sottovalutato e preoccupa i leader regionali.
L’episodio, dice Angelo Bonelli di Avs, «dimostra quanto sia concreto il rischio che l’Italia venga trascinata sempre più nell’escalation militare in Medio Oriente». Le opposizioni chiedono al ministro di riferire in aula. «Fortunatamente nessun militare italiano è rimasto coinvolto, ma siamo di fronte a un’escalation che impone una riflessione seria e approfondita da parte delle commissioni competenti», dicono invece Stefano Graziano e Alessandro Alfieri, capigruppo Pd in commissione Difesa alla Camera e al Senato.
Il messaggio
La base saudita ospita dallo scorso marzo un contingente militare italiano a supporto della difesa aerea dei paesi del Golfo. Colpire la base di Ta’if è un chiaro messaggio che gli Houthi lanciano a tutti quanti, soprattutto all’Arabia Saudita del principe ereditario Mohammed bin Salman con cui sono in aperto conflitto da anni.
Il fatto che sia stato preso di mira un caccia italiano potrebbe essere stata una casualità. Finora il governo Meloni è stato molto cauto nell’evitare escalation militari, come quando ha negato l’utilizzo di Sigonella agli Stati Uniti impegnati contro Teheran causando l’ira di Trump, e ha cercato piuttosto un equilibrismo pragmatico. L’obiettivo è evitare di diventare possibili bersagli pur tutelando il commercio internazionale. Ma è chiaro che sono in corso valutazioni sul futuro della presenza militare italiana nella regione.
La lettera a Kallas
Proprio per questo motivo il ministro Crosetto ha chiesto all’Ue di entrare in campo per tutelare la rotta che passa per lo stretto di Bab el Mandeb e giunge ai porti europei che si affacciano nel Mediterraneo attraversando il canale di Suez. Una strada marittima cruciale, da dove transitava il 12 per cento del commercio mondiale prima del 7 ottobre 2023. Bloccare anche questa, dopo lo “strangolamento” di Hormuz, rischia di causare ulteriori danni a un’economia italiana già in difficoltà. E su questo punto la premier si gioca parte delle elezioni del 2027.
Nella regione Bruxelles ha attiva la missione difensiva Aspides partita nel 2024, che inizialmente ha visto il coinvolgimento di paesi come Italia, Grecia, Germania e Francia. Ma a oggi, con l’escalation nel mar Rosso ci sono solo una Fremm italiana e una fregata greca.
Un dispositivo considerato non all’altezza dell’attuale situazione. Da qui, la decisione del ministro di inviare una lettera all’alta rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas, per chiedere un sostegno europeo alla missione. «Mi auguro che la risposta possa essere positiva in tempi rapidi», ha detto ieri il vicepremier Antonio Tajani. In caso negativo, il governo italiano sarebbe anche disposto a inviare ulteriori assetti propri a condizione però che anche i paesi membri dell’Ue siano disponibili nel sostenere i costi di missione.
Una risposta da Bruxelles potrebbe arrivare già entro la giornata di oggi. Il portavoce europeo Anouar El Anouni non ha commentato la notizia e si è limitato a sottolineare «l’importante contributo dell’Italia ad Aspides».
La lettera di Crosetto è stata accolta in parte con favore dai capigruppo del M5s delle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera: «Ben venga un’iniziativa del governo a protezione del libero passaggio dei mercantili italiani nello stretto di Bab el Mandeb, vitale per gli interessi commerciali ed economici del nostro paese. Ben venga la scorta difensiva da parte della Marina già operante in zona con la missione europea Aspides, ma che sia accompagnata da contatti diretti e costanti della nostra intelligence con gli Houthi per scongiurare possibili incidenti».
Possibili alternative
L’Italia spera quindi in un contributo europeo, troppo rischioso in questo momento partecipare ad altre missioni come quella a cui sta lavorando Riad proprio per proteggere la navigazione marittima dagli attacchi Houthi. Il principe bin Salman ha avviato nei mesi scorsi una serie di consultazioni e avrebbe incassato il sostegno di paesi come Egitto, Sudan, Gibuti e Somalia.
Mentre Turchia, Qatar, Bahrain, Kuwait, Pakistan e Bangladesh sono stati informati. Entrare in una coalizione di questo tipo sarebbe un messaggio politico chiaro e la missione potrebbe essere percepita di natura offensiva piuttosto che difensiva, facendo diventare l’Italia un possibile bersaglio.
© Riproduzione riservata