Secondo i canoni del progressismo contemporaneo certe categorie umane sono strutturalmente dalla parte degli oppressori. L’uomo bianco eterosessuale è una di queste. Figurarsi se si tratta di un banchiere, per giunta di Goldman Sachs, istituto che ha attirato su di sé molte teorie cospirazioniste.

Invece Phil Murphy, appena rieletto governatore del New Jersey, viola questa convenzione. Con l’eccezione di Michelle Wu, nessun progressista appartenente a minoranze è stato eletto a cariche esecutive in questa tornata elettorale del 2021, anche se sono stati eletti democratici moderati con un programma elettorale molto duro contro il crimine: è il caso dell’afroamericano (e vegano) Eric Adams, eletto sindaco di New York, così come il nuovo primo cittadino di Seattle, Bruce Harrell, figlio di un padre nero e di una madre di origini giapponesi.

Invece Murphy ha violato le convenzioni: nel 2018 la deputata progressista all’assemblea statale del New Jersey Britnee Timberlake presenta un disegno di legge per indagare sulle morti sospette delle persone arrestate dalla polizia, affidando le indagini allo stato e spostandole in un’altra contea rispetto al luogo degli eventi.

Il rapporto tra i sindacati di polizia, che si oppongono al provvedimento, e il procuratore generale Gurbir Grewal scelto dal neoeletto governatore, è stretto. Timberlake si attende un veto, che però non arriva mai. Perché il disegno di legge viene approvato. A sorpresa Phil Murphy aveva “ascoltato”.

Eppure, il profilo professionale tutto faceva sospettare tranne che ci si trovasse davanti a quello che forse è il più progressista dei governatori di uno stato americano.

Nativo del Massachusetts e figlio di due entusiasti sostenitori del presidente John Fitzgerald Kennedy, dopo la carriera in Goldman Sachs, che gli frutta un patrimonio personale stimato in alcune centinaia di milioni, nel 2006 diventa consulente finanziario del Comitato nazionale democratico di Howard Dean, nel quale implementa la strategia dei “50 stati”: trovare finanziamenti anche negli stati più difficili da conquistare, in modo da poter essere competitivi sempre. Senza questa strategia non ci sarebbero state vittorie insperate in stati come il Kansas o il Kentucky.

Nel 2009 viene nominato come ambasciatore in Germania da parte dell’amministrazione Obama, dove resta fino al 2013. Torna nello stato nel 2014, quando fonda New Start New Jersey, un think tank progressista che viene visto come un veicolo per lanciare la sua candidatura (cosa emersa anche dall’hackeraggio del server mail di John Podesta, consulente di Hillary Clinton, dove Murphy però si diceva «non sicuro» della sua impresa).

Ciò nonostante, nel 2017 trionfò su Kim Guadagno, vice del controverso Chris Christie, governatore repubblicano molto colorito che un tempo veniva visto come potenziale candidato repubblicano alle presidenziali e invece venne ridotto a surrogato trumpiano nella campagna elettorale del 2016 senza peraltro ottenere cariche di sorta dall’amministrazione repubblicana.

Le politiche di Murphy, come il salario minimo di 15 dollari all’ora e una tassazione addizionale sulle grandi abitazioni nonché sui patrimoni superiori ai 5 milioni di dollari, sono state applaudite da due leader nazionali come Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, così come da parte di The Nation, storico periodico della sinistra radicale.

Questo non deve far pensare che Murphy non abbia le sue difficoltà: nonostante la maggioranza in entrambi i rami del Congresso statale, il New Jersey è uno dei pochi stati che ha al suo interno delle strutture familiari di potere: in questo caso, la famiglia Norcross, guidata dal patriarca George Norcross, un ricco imprenditore del settore assicurativo, fratello del deputato al Congresso Donald, e amico stretto dell’altro Donald della politica americana, che ovviamente non vede di buon occhio le politiche redistributive del governatore.

Vittoria mutilata

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La comunità italoamericana, il 17 per cento dei residenti, non ha visto di buon occhio la posizione del governatore sul Columbus Day, a cui i cittadini di origine italiana sono molto affezionati. Non stupisce che il candidato repubblicano Jack Ciattarelli abbia criticato il governatore dicendo che voleva abolire la festa.

Anche per questo due senatori statali repubblicani, Joe Pennacchio e Anthony Bucco, hanno introdotto a inizio ottobre una risoluzione che avrebbe dovuto impegnare il governatore a difendere la festività: «Il governatore marcia alle parade della comunità italiana e cerca il nostro voto, ma non vuole difendere le festività che amiamo» si legge nel loro comunicato. Questo forse spiega il risultato inaspettatamente di misura, quando ci si aspettava ben altri numeri.

Murphy comunque può sorridere di questo. John Nichols dalle pagine di The Nation afferma che il governatore non è certo un radicale. Anche per questo, probabilmente, è riuscito a spuntarla in una difficile tornata. Dove ha tenuto alla larga i leader nazionali, puntando invece sui risultati della sua amministrazione. Una scommessa vincente per l’ex banchiere, che mostra che si può essere progressisti e vincere.

 

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