Tra le vittime anche 16 italiani. Per l’Onu il sisma ha generato circa 1,2 milioni di tonnellate di macerie. La Premio Nobel, Maria Corina Machado bloccata a Panama mentre provava a raggiungere Caracas
Una nuova scossa di terremoto ha colpito il Venezuela. Di magnitudo 5.1 con epicentro vicino a La Guaira, la zona più colpita dalla tragedia del 24 giugno scorso. Il bilancio dei morti accertati è arrivato a 1.943 e sono ancora decine di migliaia i dispersi, mentre le Nazioni Unite hanno annunciato l’invio di 10mila sacchi per cadaveri, sperando che «non ce ne sia bisogno».
Intanto, grazie all’iniziativa dell’Unione europea, l’Unicef ha annunciato l’arrivo nel paese di un carico di 47 tonnellate di aiuti umanitari, a sostegno dei bambini e delle famiglie colpite. Mentre Il ministro della Difesa del Brasile è volato in Venezuela con l’obiettivo di coordinare gli aiuti.
Sono 16 le vittime italiane, tra cui padre, madre e figlia 22enne di Laviano in provincia di Salerno, e cinque persone appartenenti alla stessa famiglia, originaria di Licusati, frazione di Camerota sempre nel Salernitano. Con il tempo che passa aumenta anche il rischio di epidemie.
Sotto le macerie
Sono passati quasi sei giorni dalla coppia di scosse e le persone vive sotto le macerie, statisticamente, sono sempre meno. Come ricorda il New York Times, la cifra ufficiale di morti è verosimilmente sottostimata, in un’incertezza che «per molti venezuelani simboleggia il loro straziante limbo mentre cercano gli amici con le mani insanguinate, divisi tra l’incertezza e il rifiuto disperato di accettare il peggio». Ma le 30 squadre di soccorso attive continuano a cercare. E i soccorritori ecuadoriani sono riusciti a trarre in salvo un bambino di 12 anni di nome Carlos, nella tarda serata di lunedì 29 giugno.
Tra le vittime, invece, figurano anche 100 migranti irregolari venezuelani, espulsi dagli Stati Uniti con il pugno di ferro di Donald Trump alle frontiere. Come riporta Associated Press, un volo di rimpatrio coatto proveniente da Miami era atterrato nello Stato di La Guaira appena prima che la terra tremasse. A bordo c'erano 146 venezuelani, tra cui 19 donne e sette bambini, diretti all’Hotel Santuario La Llanada.
Il volo bloccato di Machado
Secondo il programma dell’Onu per lo sviluppo, le scosse di terremoto in Venezuela avrebbero generato circa 1,2 milioni di tonnellate di macerie, solo nello Stato costiero di La Guaira. Secondo il rapporto tecnico elaborato, la gestione tempestiva e la rimozione di questi detriti rappresenterebbe il primo passo per riaprire le strade e riattivare l'economia locale. Per calcolare il volume dei detriti, l'organismo ha utilizzato uno strumento tecnologico avanzato che elabora i dati in modo automatizzato, combinando immagini satellitari e intelligenza artificiale: circa 915mila tonnellate di macerie sarebbero resti degli edifici crollati o danneggiati dalle scosse di magnitudo 7.2 e 7.5.
Sono 332mila le tonnellate di detriti generate dalla distruzione di oggetti domestici e arredo urbano nelle aree di Catia La Mar, Caraballeda e Urimare. «La riabilitazione delle infrastrutture è essenziale per migliorare le condizioni di vita, rafforzare la coesione sociale e riattivare le economie locali», ha detto Luis Francisco Thais rappresentante dell’Onu in Venezuela. Proprio a Caraballeda, è crollato un grande complesso residenziale nato con il programma di edilizia popolare Misión Vivienda, voluto dall'ex presidente Hugo Chávez.
«È arrivato il momento che io torni, il mio dovere è stare accanto al mio popolo», aveva detto domenica sera la Premio Nobel, Maria Corina Machado. Una mossa che molti hanno letto come una sfida all’amministrazione Trump e il governo di Delcy Rodriguez. Machado, però, mentre cercava di imbarcarsi su un volo per il Venezuela è stata bloccata a Panama. La compagnia aerea Copa Airlines le ha spiegato di temere che consentirle di viaggiare avrebbe spinto il regime del Venezuela a bloccare i suoi voli verso il paese, lo ha riportato il Wall Street Journal.
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