Ci sono immagini che rischiano di diventare, da sole, la rappresentazione del futuro che avanza: come Buzz Aldrin sulla Luna nel 1969, la prima presentazione del Macintosh fatta da Steve Jobs (o quella dell’iPhone), la partita a scacchi fra Garry Kasparov e il supercomputer Deep Blue o la Tesla lanciata nello Spazio.

Con tutti i distinguo del caso, un’altra foto si candida a entrare in questo album: è quella di un robot, chiamato Figure 03, che scorta Melania Trump alla Casa Bianca. Ha un forte impatto perché sembra uscita da un film fantascientifico ed è, ovviamente, costruita proprio per questo. Il contesto è un ciclo di incontri promosso dalla first lady sulle opportunità educative legate alla tecnologia, robot umanoidi compresi.

Il tema è di strettissima attualità, ma sarebbe probabilmente passato in secondo piano nell’attenzione mediatica mondiale se non ci fosse stata quell’immagine: lei che avanza con passo solenne verso la videocamera, trattenendo a fatica un sorriso, mentre il robot le resta perfettamente accanto. Sembrano percorrere due linee parallele, destinate a incrociarsi in un futuro sempre più prossimo.

Figure 03

Il tema che va al di là della provocazione di queste immagini è piuttosto serio e dibattuto, visto che alla Casa bianca si parlava di istruzione. Figure 03 è un robot umanoide sviluppato dalla startup americana Figure AI, una delle realtà più ambiziose nel campo della robotica applicata. È progettato per muoversi in ambienti pensati per gli esseri umani, camminare in modo autonomo, manipolare oggetti e svolgere attività quotidiane, dal lavoro manuale fino all’assistenza domestica.

A distinguerlo non è solo l’hardware, sempre più raffinato e sempre più simile a quello di un’uomo, ma l’integrazione con sistemi di intelligenza artificiale avanzata, che gli permettono di interagire con l’ambiente e con le persone in modo via via più fluido. Non è ancora il robot “di casa” che la fantascienza ha a lungo immaginato, ma è abbastanza vicino da rendere quell’ipotesi improvvisamente concreta. Intanto, potrà vantare di essere stato il primo robot umanoide alla Casa Bianca, dove ha poi salutato gli astanti in undici lingue.

Un robot-insegnante

Un robot di questo tipo potrebbe diventare in futuro anche un insegnante? Difficilmente potrebbe sostituire il contatto umano che sta alla base del vero processo educativo. Ma potrebbe proporsi come un sostegno nella didattica. Anche perché potrebbe interagire con gli studenti in maniera davvero personalizzata, adattandosi ai vari livelli e alle esigenze particolari. Fare ciò che già fanno i vari modelli linguistici guidati dall’intelligenza artificiale, ma con in più la presenza fisica, dimostrata accanto a Melania Trump.

Se anche Figure 03 non dovesse entrare nelle scuole, anche solo per aspetti etici o sindacali, potrebbe diventare un compagno di casa, in grado di fare insieme le faccende domestiche e aiutare i ragazzi nei compiti. Tutto questo implica scenari distopici facilmente intuibili. Ma il punto è che ciò che un tempo era solo fantascienza, ora riguarda sempre di più la realtà. E quanto meno bisogna discuterne.

Una valle misteriosa

Intorno a macchine come Figure 03 esiste in effetti un dibattito che da tempo appassiona esperti e amatori della tecnologia. Ovvero: ha davvero senso costruire robot con sembianze umane? Masahiro Mori, grande studioso giapponese di robotica, morto poco più di un anno fa, già nel 1970 aveva coniato l’espressione di “Uncanny valley” (Valle misteriosa). In sintesi, riteneva che progettando robot troppo simili agli umani, il rischio concreto fosse di renderli inquietanti per ogni loro imperfezione. E che quindi i progettisti dovessero rinunciarvi in partenza, creando “macchine dall’aspetto di una macchina”, non umanoidi.

Il problema è che oggi siamo in un mondo profondamente cambiato e l’ambizione a ricreare una realtà-artificiale è molto più diffusa. Non è solo una questione estetica, ma anche di percezione della realtà. Già oggi l’intelligenza artificiale si muove in un terreno di post verità sempre più confuso. Se avessimo visto quelle stesse immagini di Melania Trump con un robot accanto, senza alcun contesto, avremmo pensato che fosse reale o generata dall’intelligenza artificiale?

Una nuova generazione

Anche in questo sta la profondità del progresso tecnologico che stiamo vivendo. Oggi si parla di istruzione e di accesso alla tecnologia dei bambini, e lo si fa perché noi adulti ci troviamo impreparati a immaginare una generazione che crescerà inevitabilmente con questi strumenti a disposizione.

Anche se di intelligenza artificiale si parla da decenni, negli ultimi anni il cambiamento è diventato velocissimo ed è complicato starvi al passo. Invece, chi nasce oggi avrà già a disposizione un mondo completamente diverso dal nostro. Ogni forma di educazione, in ogni contesto (a casa come a scuola), dovrebbe tenerne conto. Ma, almeno per certi esperti, il rischio è oggi di muoversi ancora in un terreno troppo incerto, in cui le allucinazioni umane si mischiano a quelle dell’intelligenza artificiale.

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