Primavera non bussa, lei entra sicura. Sulle note di Fabrizio De André sboccia Margherita, il fiore all’occhiello del visionario progetto renziano. «La prima cittadina digitale riformista» scrive il leader di Italia Viva nella sua Enews, «un avatar realizzato con intelligenza artificiale dai nostri bravissimi ragazzi del team comunicazione».

È lei, Margherita: viso pulito, voce robotica e fuori sincro umanizzata da un vago accento romano, addosso un dolcevita (il nome si presta fin troppo a una caccia al tesoro letteraria, che sia questa una citazione benniana?). La cittadina digitale che parla di accise, tasse e Antonio Tajani si presenta ai suoi follower con uno slogan di sincero riformismo, cioè quello che in gergo di marketing chiameremmo una “call to action”. «Discutiamo, anche se abbiamo idee diverse. E tu come la pensi?».

Post verità e post umanità

Difficile rispondere a Margherita senza inciampare in una polemica funzionale all’algoritmo di Instagram al quale si è ormai attribuita la nobile funzione di moderna agorà. Senza domandarsi, ad esempio, quanti litri di acqua sono stati consumati dall’intelligenza artificiale impiegata per la creazione di questa cittadina digitale, o il criterio, oltre a quello lombrosiano, con cui si è scelto di eleggere a voce della coscienza riformista una ragazza giovane e di bell’aspetto che parla come una che ha fatto il liceo al centro e la Business School a Londra.

Discutiamo, dunque, del perché qualcuno all’interno di un partito possa ritenere l’uso di un avatar come portavoce, nell’era della post-verità che ormai si fa anche post-umanità, un’idea sensata ai fini di un dibattito democratico che avviene all’interno di piattaforme private da cui teoricamente la politica dovrebbe invogliare i cittadini reali a uscire. Perché Margherita è dolce, perché Margherita è vera, sarà questa la risposta.

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