Due sentenze di tribunali americani mettono in dubbio l’intoccabilità dei social network: Meta è condannata a pagare 375 milioni per non aver protetto i minori dalle attenzioni sessuali, mentre una donna californiana riceverà 3 milioni per la sua dipendenza da social. Potrebbero essere le prime multe di una lunga serie, costringendo le aziende a ripensare il modo in cui ci attraggono
Due sentenze gemelle che potrebbero avere un peso non indifferente per Meta e Google, cioè per Instagram, Facebook e YouTube. Multe milionarie che non preoccupano i colossi della Silicon Valley per le cifre in sé, ma perché potrebbero essere le prime di una lunga serie, costringendo le aziende a rivedere il proprio design e disattivare funzioni cruciali per il loro algoritmo.
Il 25 marzo un tribunale di Los Angeles ha condannato Meta e Google a risarcire con 3 milioni di dollari una donna convinta che i social le abbiano procurato ansia e depressione a causa di una «dipendenza da social». Solo poche ore prima, nel New Mexico, una diversa giuria aveva condannato Meta a pagare una multa di 375 milioni per non aver protetto i minori dai predatori sessuali. In entrambi i casi, l’azienda di Mark Zuckerberg ha annunciato che farà ricorso.
Fin dall’infanzia
Il primo caso risale a mercoledì, quando una giuria popolare della California ha condannato Meta e Google a risarcire una ventenne che aveva accusato le due società per una dipendenza dai social sviluppata durante l’infanzia: K.G.M., queste le iniziali della donna, aveva iniziato a usare YouTube a 6 anni e Instagram a 11.
Era così iniziato un vortice di ansia, depressione e problemi legati alla percezione di sé, di cui sono stati incolpati i social. Non solo per i contenuti proposti, ma per alcune loro caratteristiche costitutive in grado di creare dipendenza. Così almeno ha stabilito la giuria popolare. Altre controversie legate ad accuse simili sono state chiuse grazie a due accordi extragiudiziali con TikTok e Snapchat.
Migliaia di cause
Nel frattempo, a oltre mille chilometri di distanza, una giuria del New Mexico imponeva a Meta una sanzione molto più elevata. L’accusa nei confronti del colosso di Menlo Park era analoga al primo caso: aver danneggiato la salute mentale dei minori e aver nascosto ciò che sapeva sul loro sfruttamento sessuale su Instagram, Facebook e WhatsApp. Alla fine i giurati hanno concordato con i pubblici ministeri statali: Meta ha dato priorità ai profitti rispetto alla sicurezza, violando la legge statale sulle pratiche sleali.
Nel processo sono state calcolate migliaia di violazioni, conteggiate separatamente fino ad arrivare a una sanzione di 375 milioni. Un risarcimento irrisorio per l’azienda, dato che corrisponde allo 0,00025% del suo valore in Borsa, ma una delle prime sconfitte legali rilevanti per il gruppo. Secondo Reuters, sono già migliaia le cause simili pendenti negli Stati Uniti, un elemento che trasforma il contenzioso in variabile strutturale per il bilancio di Meta.
Ma la portata delle due sentenze va oltre, dato che suggeriscono un cambiamento nella percezione pubblica dei social e delle responsabilità che dovrebbero avere nei confronti dei più giovani. «È una vittoria storica per ogni bambino e ogni famiglia che in questi anni hanno pagato il prezzo della scelta di Meta: anteporre il profitto alla sicurezza dei minori», ha detto il procuratore generale del New Mexico Raúl Torrez.
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