Gli Stati Uniti inviano la portaerei nucleare Nimitz nei Caraibi nelle ore in cui il dipartimento di Giustizia incrimina Raúl Castro per l’abbattimento di due aerei civili nel 1996. L’Avana denuncia il rischio di un’aggressione militare e accusa Washington di voler destabilizzare l’isola
Gli Stati Uniti hanno schierato la portaerei a propulsione nucleare Nimitz nei Caraibi. Il Comando Sud Usa (Southcom) ha dato l’annuncio con un messaggio su X: «Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d'Attacco del Nimitz». Una notizia che segue l'incriminazione dell'ex presidente Raúl Castro per l'abbattimento di due aerei civili vicino alle coste cubane nel 1996. Segnando un salto di qualità nella pressione esercitata da Washington contro Cuba.
L’accusa contro l’ex presidente cubano riguarda la distruzione di due velivoli dell’organizzazione umanitaria Brothers to the Rescue, abbattuti vicino alle coste dell’isola quasi trent’anni fa. Washington parla di omicidio e cospirazione finalizzata all’uccisione di cittadini americani. «Vogliamo che affronti la giustizia qui», ha dichiarato il ministro della Giustizia ad interim Todd Blanche, evocando perfino un mandato d’arresto. Per Castro, che il 3 giugno compirà 95 anni, l’incriminazione appare soprattutto simbolica, ma il significato politico è enorme.
Da Cuba la risposta è stata immediata. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito il procedimento «un’azione politica priva di fondamento giuridico». Ancora più duro l’ambasciatore cubano all’Onu Ernesto Soberon Guzman, secondo cui gli Stati Uniti starebbero costruendo «un circo per giustificare un’aggressione militare». Parole che riflettono il clima crescente di tensione tra i due paesi.
Le mire di Trump
L’isola è tornata da mesi al centro della strategia internazionale di Donald Trump. Un dossier particolarmente caro al segretario di Stato Marco Rubio, figlio di immigrati cubani fuggiti prima della rivoluzione castrista. La Casa Bianca alterna sanzioni economiche, messaggi alla popolazione e aperture selettive verso esponenti della diaspora cubana. Rubio, in un videomessaggio per la Giornata dell’Indipendenza cubana, ha parlato di una «nuova relazione» diretta con il popolo dell’isola che aggiri l’entourage di Raúl Castro.
Trump ha rilanciato il messaggio con toni ancora più netti: «Gli Stati Uniti non avranno pace finché Cuba non sarà di nuovo libera». Il presidente americano accusa l’Avana di ospitare operazioni militari e di intelligence ostili a pochi chilometri dalle coste statunitensi, promettendo al tempo stesso aiuti umanitari e una «nuova età dell’oro» per il popolo cubano.
Dietro la retorica sulla libertà, però, emerge anche l’idea trumpiana di ridefinire gli equilibri geopolitici nel continente americano. Dopo la cattura di Nicolás Maduro, operazione che la Casa Bianca considera un successo, Trump sembra convinto di poter replicare altrove una strategia di pressione estrema. Cuba, storica ossessione politica americana e simbolo della Guerra fredda mai davvero conclusa, torna così a essere uno dei fronti più caldi della sua presidenza.
© Riproduzione riservata

