In Medio Oriente un’altra giornata ad altissima tensione. Usa e Iran intensificano gli attacchi, cresce il rischio di un conflitto regionale. Colpite basi in Bahrein e Giordania, dove ci sarebbero soldati usa feriti. Centrato anche un sito petrolifero in Kuwait: «L'Iran prende di mira siti civili e infrastrutture vitali»
Un’altra notte ad altissima tensione in Medio Oriente, tra attacchi incrociati tra Usa e Iran e una situazione sempre più critica nell’area dello Stretto di Hormuz. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), le forze americane hanno concluso la settima notte consecutiva di operazioni militari contro obiettivi in Iran.
Il Centcom afferma di aver colpito siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi di armamenti impiegando aerei da combattimento, droni, navi da guerra. La risposta iraniana non si è fatta attendere. Nel corso della notte, i Pasdaran hanno annunciato una serie di operazioni contro obiettivi militari statunitensi nella regione.
Colpite basi in Bahrein e Giordania
Le Guardie rivoluzionarie dicono di aver colpito obiettivi militari e tecnologici americani in Bahrein e di aver fermato quattro imbarcazioni che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz. Inoltre hanno attaccato basi militari Usa in Giordania, provocando feriti nell’esercito americano. Sempre secondo fonti iraniane, un raid con droni avrebbe colpito la base americana di Arifjan, in Kuwait. I Pasdaran rivendicano l’uccisione di soldati statunitensi, circostanza smentita.
L’esercito iraniano ha inoltre dichiarato di aver lanciato un attacco missilistico contro la base di Sheikh Isa, in Bahrein. Le autorità locali hanno confermato nuovi raid in Kuwait e Bahrein, senza fornire un bilancio dettagliato dei danni o di eventuali vittime. Secondo la Cbs, che cita funzionari statunitensi, gli attacchi iraniani hanno raggiunto la Giordania ferendo diversi militari statunitensi.
L’ira del Kuwait
Colpito anche un “sito petrolifero” in Kuwait, secondo la Kuwait Petroleum Corporation la cui dichiarazione è riportata dall’agenzia Kuwait Kuna: «Uno dei siti vitali del settore petrolifero è stato sottoposto a ripetuti e brutali attacchi iraniani, che hanno causato numerosi feriti e perdite materiali significative». «I feriti hanno ricevuto assistenza medica e il sito è stato evacuato, mentre la risposta all'attacco viene gestita in coordinamento con le autorità statali competenti».
Il Kuwait ha accusato l'Iran di prendere di mira siti civili e infrastrutture vitali del Paese, dopo aver segnalato attacchi contro un impianto petrolifero e una centrale per la produzione di energia e acqua. «I ripetuti attacchi contro queste strutture vitali rivelano un approccio ostile sistematico, volto a colpire siti civili e infrastrutture essenziali, mettendo a repentaglio la vita e l'incolumità dei civili», ha dichiarato il ministero degli Esteri del Kuwait. «Lo Stato del Kuwait si riserva il pieno diritto di adottare tutte le misure necessarie per preservare la propria sicurezza e difendere i propri territori e le infrastrutture vitali, in virtù del suo diritto intrinseco alla legittima difesa».
Stretto di Hormuz
Particolarmente delicata appare anche la situazione nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di greggio.
L’agenzia iraniana Tasnim riferisce che due petroliere hanno preso fuoco dopo alcune esplosioni mentre cercavano di attraversare un campo minato nella parte meridionale dello stretto. Fonti Usa hanno smentito categoricamente questa notizia.
Mamdani contro Netanyahu
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha annunciato che sta valutando se arrestare il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, qualora si recasse a New York, come previsto, per l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre. «Credo che il primo ministro Netanyahu debba essere processato all'Aia», ha detto Mamdani riferendosi alla sede della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite. «È un criminale di guerra incriminato dalla Corte Penale Internazionale», ha aggiunto.
© Riproduzione riservata