La presidente ad interim ha tenuto la prima conferenza stampa dall’inizio del sisma e ha attaccato chi ha denunciato i ritardi nei soccorsi. Si continua a scavare sotto le macerie per salvare gli ultimi sopravvissuti
A otto giorni dal doppio terremoto che ha colpito il nord del Venezuela, il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi. Almeno 2.595 persone sono morte, mentre 12.400 sono quelle rimaste ferite secondo gli ultimi dati annunciati dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez nella sua prima conferenza stampa dall’inizio del sisma. Le scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 del 24 giugno hanno devastato Caracas e altri sei stati settentrionali, con l’area costiera di La Guaira che è stata la più colpita.
Rodríguez ha respinto le accuse di ritardi nei soccorsi e ha denunciato quelli che ha definito «laboratori mediatici» impegnati a diffondere caos e sfiducia. Secondo la presidente ad interim, le autorità sarebbero intervenute subito dopo le scosse: 4mila tra agenti e militari nelle prime 24 ore, 11mila entro 48 ore, fino agli attuali 19mila uomini dispiegati nelle aree colpite.
La militarizzazione dello stato di La Guaira, contestata da volontari, familiari delle vittime e opposizioni, è stata difesa dal governo come misura necessaria per proteggere le operazioni di ricerca e soccorso. «Politicizzare una crisi umanitaria come questa è spregevole», ha detto Rodríguez, sostenendo che l’accesso controllato alla zona servisse a evitare interferenze e disordine.
La presidente ad interim, succeduta a Nicolas Maduro dopo la sua cattura da parte dell’esercito statunitense, ha chiuso la conferenza stampa con un riferimento personale alle proprie condizioni di salute. «Non sto bene, ho un grande dolore interno», ha detto, spiegando che i medici le avrebbero chiesto di fermarsi. «Ma preferisco trasformare questi problemi in azione, lavorare dalla mattina alla sera per il Venezuela e per il nostro popolo che sta soffrendo».
I soccorsi
Le squadre di soccorso internazionali continuano a scavare tra le macerie mentre i famigliari sperano in un miracolo. Nelle ultime ore, a Catia La Mar, i soccorritori hanno estratto vivo dalle macerie Hernán Gil, una guardia di sicurezza di 43 anni rimasta intrappolata per otto giorni sotto il centro commerciale Galerías Playa Grande. È stato trovato in un piccolo spazio d’aria creato dalla cabina di sicurezza in cui lavorava. Per giorni le squadre hanno mantenuto un contatto con lui attraverso una telecamera e gli hanno fatto arrivare acqua e nutrienti attraverso un varco stretto tra le macerie.
A Caraballeda, nello stesso stato di La Guaira, i soccorritori stanno tentando di raggiungere anche Fabio, un bambino di nove anni che sarebbe ancora vivo sotto le macerie, a circa sei metri dalle squadre di recupero. L’operazione procede con estrema cautela per l’instabilità della struttura. Secondo la Protezione civile, il piccolo potrebbe trovarsi accanto al corpo della madre e non si esclude la presenza di altri superstiti.
Personale è giunto nel paese da 33 paesi. Squadre sono state inviate da Argentina, El Salvador, Cile, Costa Rica, Stati Uniti, Portogallo, Messico, Italia e altri paesi, partecipando ai salvataggi più complessi.
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