Lunedì scorso, dopo un vertice virtuale tra Xi Jinping e i capi di stato dell’Associazione delle nazioni del sud est asiatico (Asean), le relazioni tra quest’ultima e la Cina sono elevate a «partnership strategica onnicomprensiva».

Il presidente cinese ha promesso ai dieci paesi del blocco 1,5 miliardi di dollari per l’assistenza allo sviluppo e la lotta al Covid-19 nei prossimi tre anni, e 150 milioni di dosi di vaccino più 5 milioni di dollari per il loro fondo anti-pandemico. Xi ha annunciato che sarà aggiornata l’area di libero scambio Cina-Asean e aumentato il trasferimento di tecnologie verso i paesi del blocco.

  • Perché è importante

Con un interscambio pari a 731 miliardi di dollari, nel 2020 l’Asean è diventata il primo partner commerciale della Cina. Con una parte dei membri dell’Asean (Filippine, Brunei, Vietnam, Malesia) Pechino ha contenziosi territoriali nel Mar cinese meridionale, che mira a risolvere intensificando le relazioni politiche, di sicurezza, marittime e gli scambi tra popoli con il blocco.

Xi Jinping ha assicurato che la Cina non è alla ricerca di un’egemonia nell’area, dove gli Usa e i loro alleati difendono la strategia del “Free and Open Indo-Pacific” (Foip), anche attraverso le cooperazioni militari nate negli ultimi anni: il Quad (Giappone, India, Stati uniti, Australia) e Aukus (Australia, Regno unito, Stati Uniti).

In realtà la posta in gioco è proprio l’egemonia statunitense nel Pacifico occidentale, sfidata sempre più apertamente dalla Cina. Anche l’Unione europea ha recentemente varato la sua strategia per la cooperazione nell’Indo-Pacifico.

  • Il contesto

I mercati cinesi si stanno rivelando di gran lunga più attraenti dei pattugliamenti militari statunitensi per far rispettare la “libertà di navigazione”.

Un ulteriore avvicinamento del blocco dell’Asean alla Cina è atteso con l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2022, della Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), l’accordo di libero scambio tra l’Asean e la Cina, il Giappone, la Corea del sud, l’Australia e la Nuova Zelanda fortemente voluto da Pechino.

Per rafforzare ulteriormente i legami con l’Asean – i cui paesi temono di essere costretti a schierarsi con la Cina o con gli Stati Uniti – Xi Jinping ha promesso che presto la Cina firmerà il Trattato per la Zona del sud est asiatico libera dal nucleare (Seanwfz), sottoscritto dall’Asean nel 1995, e che ora a Pechino torna utile per contrastare la presenza di Aukus nell’area.

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La Cina ha superato gli Usa nei missili “ipersonici”?

Un test di un missile “ipersonico” dell’esercito popolare di liberazione avrebbe dimostrato che la Cina ha superato gli Stati Uniti in questa micidiale tecnologia sperimentata da Pechino, Washington e Mosca.

L’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato di non essere a conoscenza del test e accusato gli Usa di fabbricare scuse per ottenere maggiori fondi per la difesa. Il capo di stato maggiore, generale Mark Milley, ha invece parlato di «momento Sputnik», riferimento al lancio del primo satellite artificiale che, nel 1957, colse di sorpresa gli Usa rivelando che i sovietici erano avanti nella corsa allo spazio.

  • Perché è importante

I missili “ipersonici” (il funzionamento dei quali è illustrato in questo video) sono in grado di volare a velocità di Mach 5 (6.125,22 km/h) o superiore. Possono essere lanciati da terra, dai caccia, dalle navi, e gli esperti militari li considerano praticamente impercettibili.

Secondo quanto riportato dallo scoop del Financial Times, il 27 luglio scorso, i cinesi avrebbero sperimentato con successo un veicolo guidato ipersonico (Hgv, in sostanza una navicella spaziale che può essere armata con una testata atomica) messo in orbita da un razzo e che dopo essersi staccato da quest’ultimo per dirigersi verso l’obiettivo – mentre era già a velocità ipersonica – avrebbe a sua volta sganciato un missile, con l’obiettivo di centrare le difese avversarie o di disorientarle.

  • Il contesto

Il timore espresso da funzionari statunitensi è che la Cina stia abbandonando la sua tradizionale politica di “deterrenza minima”, potenziando i suoi arsenali nucleari che, secondo un recente rapporto del Pentagono, potrebbero raggiungere le mille testate entro la fine di questo decennio.

L’ultima richiesta di budget del Pentagono per la ricerca sulle armi ipersoniche è stata di 3,8 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 3,2 miliardi di dollari dell’anno scorso. Zhao Tong, analista del programma di politica nucleare del Carnegie Endowment for International Peace con sede a Pechino, ha affermato che la corsa agli armamenti ipersonici è iniziata: «La Cina ha investito molto nella sua tecnologia e gli Stati Uniti dubitano delle intenzioni cinesi e si sentono minacciati... e ciò potrà indurre gli Stati Uniti a rafforzare le proprie capacità di difesa missilistica».

YUAN, di Lorenzo Riccardi

Il Jiangxi, tra industrializzazione e cultura Han

Nella Cina sud orientale la provincia del Jiangxi è nota per la sua storia culturale e per alcuni siti patrimonio mondiale: tra questi, il parco nazionale di Lushan, i monti Wuyi e Sanqing, e i Danxia, un particolare paesaggio caratterizzato da formazioni di arenaria rossa, che percorre diverse province. Tra i simboli della regione, vi è la città di Jingdezhen, definita la “capitale mondiale della porcellana” per l’importante ruolo svolto nell’industria ceramica internazionale da quasi duemila anni.

Nanchang, capoluogo di provincia e principale hub economico, è la città più densamente popolata ed è una delle più grandi metropoli della Cina. È situata in una posizione strategica lungo il corso inferiore dei fiumi Ganjiang e Wuhe e confina con il più grande lago d’acqua dolce del paese, il lago Poyang. La città vanta una storia di più di duemila anni e risale ai tempi della dinastia Han.

Il Jiangxi è ricco di risorse naturali, e rappresenta una delle principali fonti di legname per il paese. I suoi i giacimenti di rame, argento, tungsteno e oro sono tra i primi della Cina, e l’area dispone di ampie risorse di energia geotermica.

Nel corso degli anni, la provincia ha sviluppato un piano di industrializzazione che ha incrementato il peso del settore manifatturiero, nel 2020 pari al 43 per cento del Pil. Sempre nel 2020, il Jiangxi ha visto il suo commercio estero crescere del 14,3 per cento su base annua fino a raggiungere il volume record di circa 62 miliardi di dollari.

Nel 2019, in periodo pre-pandemia, la provincia ha registrato una crescita del prodotto interno lordo dell’8 per cento, pari invece al 3,8 per cento nel 2020.

Il Pil continua a scendere, sostegno immediato alle Pmi

Li Keqiang ha riunito lunedì scorso a Shanghai i capi di dieci province (tra cui le roccaforti manifatturiere del Guangdong, del Jiangsu e dello Zhejiang) per discutere dell’applicazione delle direttive del governo centrale in vista di un ulteriore rallentamento della produzione nazionale, che saranno oggetto anche della Conferenza di governo sull’economia (prevista per il mese prossimo) che detterà le priorità per il 2022.

«I fattori d’instabilità e incertezza, in patria e all’estero, stanno aumentando», ha avvertito il premier cinese, «e l’economia cinese sta affrontando nuove pressioni al ribasso».

  • Perché è importante

Nel quarto trimestre, l’aumento del Pil cinese potrebbe scendere al di sotto del 4 per cento e indebolire i consumi. Keqiang ha invitato i governi locali a intraprendere maggiori azioni per sostenere le piccole e medie imprese (che offrono circa l’80 per cento del lavoro urbano e producono circa il 60 per cento del Pil nazionale), ad esempio offrendo maggiori tagli alle tasse e aiutandole a fronteggiare i creditori con un allentamento delle restrizioni amministrative, evitando «misure troppo aggressive e uguali per tutti».

Le Pmi – che rappresentano il perno della strategia di “benessere condiviso” di Xi Jinping – stanno subendo le ripercussioni dell’aumento dei prezzi delle materie, dei costi dell’elettricità, e quelle della stretta regolatoria varata da Pechino nei confronti di alcuni settori industriali.

  • Il contesto

Pechino ha incoraggiato le autorità locali a stanziare fondi di sostegno alle Pmi per alleviare i loro oneri sui costi di affitto e bollette, e sussidi per compensare l’aumento del costo delle materie prime, della logistica e dei salari. È stato promesso anche un maggior accesso al credito.

«Il collasso di un gran numero di Pmi non solo colpirebbe i posti di lavoro, ma metterebbe a corto di servizi essenziali i cittadini», ha affermato Zhao Xijun, docente di finanza alla Renmin University.

Questa settimana il governo centrale ha inoltre varato due distinti piani d’azione per migliorare la politica e il sostegno finanziario alle Pmi.

In questo servizio di Bloomberg vengono invece esaminate le possibili mosse della Banca centrale per favorire la ripresa economica.

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Per questa settimana è tutto. Per osservazioni, critiche e suggerimenti potete scrivermi a: exdir@cscc.it

Weilai vi invita a seguire il futuro della Cina su Domani e vi dà appuntamento a giovedì prossimo.

A presto!

Michelangelo Cocco @classcharacters

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