È solo l’ultima proposta di incontro lanciata da Zelensky a Putin. Ultima in ordine di tempo, dopo che il leader russo si è sempre tirato indietro, ma probabilmente non ultima in assoluto. Il presidente ucraino si è detto disponibile a incontrare l’omologo russo in occasione del G20 di Miami, in programma a dicembre: «Dobbiamo andarci. Dobbiamo incontrarci, parlare e prendere decisioni», ha detto Zelensky in un’intervista alla Deutsche Welle.

Da parte sua, il Cremlino ha affermato che un’eventuale partecipazione di Putin al summit non è ancora stata considerata. «Gli sforzi americani per la pace in Ucraina si sono intensificati e la Russia spera che diano i loro frutti», è stata la dichiarazione di rito del portavoce Dmitry Peskov al quotidiano russo Izvestia. «Gli americani continuano i loro sforzi per la pace, per i quali siamo molto grati e che ora si sono ulteriormente intensificati».

Nelle stesse ore Putin è però tornato ad attaccare l’Europa: «La Russia non minaccia i paesi europei e non avrebbe alcun motivo per entrare in conflitto con loro, ma il dispiegamento di forze europee in Ucraina significherebbe l’entrata dei rispettivi paesi in guerra con noi», ha detto lo zar da Nuova Delhi, dove si trova per il summit dei Brics.

Attacco su Odessa

Nel frattempo, sul campo continuano gli attacchi incrociati tra Russia e Ucraina. Venerdì un missile russo ha colpito un impianto industriale a Kryvyj Rih, nell’Ucraina centrale, provocando un morto e due feriti, mentre droni ucraini hanno preso di mira Tolyatti e Taganrog, in territorio russo: qui è stato colpito un impianto chimico strategico e segnalati incendi nei pressi di un aeroporto.

Ma anche la regione di Odessa è stata colpita da un massiccio attacco missilistico e con droni che ha causato 23 feriti, con il ricovero in ospedale di sette adulti e un neonato di cinque mesi. L’annuncio è stato dato su Telegram dal capo del dipartimento di polizia dell’oblast di Odessa, secondo cui i russi avrebbero preso di mira infrastrutture civili.

«Sostegno patriottico»

«Il tentativo russo di conquistare Kiev ha risvegliato l’Europa da un lungo torpore e dall’illusione che fosse al riparo dai grandi rischi del passato. Nonostante molte contraddizioni e tentennamenti, l’Europa ha saputo reagire in modo ben più determinato di quanto ci si potesse immaginare». Così la premier Giorgia Meloni in una lunga intervista al Foglio in cui ha toccato anche i temi del conflitto in Ucraina.

Sorvolando sulle divisioni tra alleati sull’invio di armi a Kiev, che con l’avvicinarsi delle elezioni vedono una Lega sempre più insofferente, la presidente del Consiglio ha declinato la difesa dell’Ucraina in chiave patriottica: «Per me in questi anni sarebbe stato elettoralmente più vantaggioso non sostenere l’Ucraina. Solo che io non ho sostenuto l’Ucraina per Kiev, ho sostenuto l’Ucraina per Roma: l’Italia avrebbe da perdere in un contesto in cui vengono meno le regole della pacifica convivenza tra le nazioni».

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