Le elezioni durante la guerra rischierebbero di «spaccare» l’Ucraina. Volodymyr Zelensky durante un colloquio con i giornalisti respinge l’ipotesi di tornare alle urne, rilanciata anche dal suo ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, mentre prosegue il conflitto con la Russia. Per il presidente ucraino un voto in queste condizioni rappresenterebbe «un rischio enorme»: «Le elezioni in questo momento sarebbero uno tsunami per il Paese che dividerebbe l’Ucraina». La priorità resta dunque la protezione delle città e delle infrastrutture durante il prossimo inverno.

Kiev è alla ricerca di 300 missili per i sistemi Patriot, a fronte di una richiesta complessiva dell’Aeronautica di 360. Zelensky punta soprattutto alle riserve americane: l’Ucraina sarebbe pronta a pagare per ottenere il 5-10 per cento delle scorte statunitensi. Una decisione che, secondo il presidente, potrebbe incidere sia sulla protezione della popolazione sia sul piano diplomatico. Secondo Zelensky, la Russia dispone di 600-630 missili balistici e può produrne fino a 1.300 all’anno, con una capacità potenziale di circa cento al mese nei prossimi mesi. Per ridurne l’efficacia – spiega Zelensky – Kiev sta colpendo obiettivi legati all’industria militare russa e preparando altre operazioni contro la capacità di Mosca di condurre attacchi missilistici.

Sul rafforzamento della difesa aerea Zelensky ha parlato per quasi due ore con Emmanuel Macron. Dalla Francia sono attesi in autunno nuovi radar e almeno un sistema Samp/T, mentre un secondo dipenderà dalla capacità produttiva. Il limite principale resta la disponibilità dei missili Aster 30: a settembre dovrebbero essere firmati contratti per aumentarne la produzione, finanziata anche attraverso fondi europei. Sui Patriot, Zelensky ha aggiunto di aver raggiunto un accordo con il cancelliere tedesco Friedrich Merz per la ricezione di 600 missili Pac-2 entro il 2027-2028.

Sul terreno, Zelensky sostiene che le forze ucraine abbiano quasi completamente liberato la parte occupata della regione di Dnipropetrovsk. Dall’inizio dell’anno, secondo i dati forniti dal presidente, la Russia ha conquistato 990 chilometri quadrati mentre l’Ucraina ne ha ripresi 820. L’obiettivo di Kiev è arrivare entro la fine del 2026 alla parità tra territori persi e riconquistati, un equilibrio che Zelensky considera decisivo «sul piano politico e diplomatico».

È proprio dall’intreccio tra resistenza militare e diplomazia che Kiev vede aprirsi una possibile finestra per la pace, un «corridoio di opportunità», dal vertice del G20 del prossimo dicembre fino alla fine dell'estate del 2027. Poi inizieranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America. «Crediamo che oggi questa sia la fase più attiva in cui la diplomazia possa portare alla fine della guerra», ha detto Zelensky aggiungendo che i negoziatori americani stanno cercando di trovare un formato per i colloqui che i russi possano accettare senza la condizione del ritiro delle Forze di Difesa dal Donbass. Tuttavia, la Russia continua a pretendere questo territorio dall'Ucraina, affermando che il suo esercito finirà comunque per conquistarlo. «Ai russi non importa quante vittime avranno e quanto tempo ci vorrà. Vogliono comunque raggiungere questo obiettivo – ha aggiunto il presidente ucraino – Ho una domanda: chi ci garantisce che non andranno oltre? Vi assicuro che finora né l'America né l'Europa possono dare tali garanzie».

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