L’ex calciatore è scomparso a 83 anni. Rimase all’Inter per tutta la carriera, fino al ritiro nel 1977. Una sola maglia, con cui diventò uno dei volti più riconoscibili del calcio italiano. in sua memoria, verrà osservato un minuto di raccoglimento in occasione delle gare di tutte le competizioni in programma nel fine settimana
«Ci sono coloro che fanno la storia. E poi ci sono coloro che diventano la storia stessa dell’Inter», inizia così il messaggio con cui l’Inter annuncia la scomparsa del suo storico capitano, Sandro Mazzola. L’ex calciatore, bandiera neroazzurra e uno dei simboli della Grande Inter è scomparso a 83 anni. «Da un giovane nerazzurro a simbolo eterno, Sandro Mazzola ha attraversato le generazioni, vincendo, ispirando emozioni e trasmettendo il suo amore per questi colori». E ancora: «Lui è stato la storia dell'Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito».
Nel messaggio con cui ne ha annunciato la morte, l’Inter ha ricordato anche uno dei desideri che Mazzola ripeteva negli ultimi anni: «Essere ricordato come un uomo buono, qualcuno che dà sempre il meglio, anche quando sembra impossibile».
Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga, Sandro aveva poco più di sei anni quando perse il padre. Crebbe calcisticamente nell’Inter, dove Giuseppe Meazza contribuì alla sua formazione tecnica e Benito Lorenzi lo accompagnò nei primi passi in nerazzurro. A otto anni, insieme al fratello, frequentava già campo, spogliatoi e stadio della squadra.
L’esordio in prima squadra arrivò il 10 giugno 1961, nella ripetizione di Juventus-Inter in cui i nerazzurri schierarono la formazione Primavera. La Juventus vinse 9-1 e l’unico gol dell’Inter fu segnato proprio dal diciottenne Mazzola.
Con Helenio Herrera divenne poi uno degli uomini centrali della Grande Inter. Poteva giocare tra centrocampo e attacco, sfruttando velocità, dribbling e capacità di inserimento. Con Luis Suárez, Mario Corso e Jair fu uno dei protagonisti della squadra che dominò in Italia e in Europa negli anni Sessanta.
Una delle partite che segnarono la sua carriera fu la finale di Coppa dei Campioni del 27 maggio 1964 a Vienna contro il Real Madrid di Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás. Mazzola segnò due gol nel 3-1 con cui l’Inter conquistò la prima Coppa dei Campioni della sua storia. Anni dopo raccontò che, prima della partita, era rimasto quasi immobile nel tunnel a guardare Di Stéfano, uno dei suoi idoli.
Mazzola rimase all’Inter per tutta la carriera, fino al ritiro nel 1977. Una sola maglia, con cui diventò uno dei volti più riconoscibili del calcio italiano di quegli anni. Dopo aver smesso di giocare continuò a essere una presenza nel mondo del calcio anche come dirigente e commentatore.
La Federcalcio annuncia che, in sua memoria, verrà osservato un minuto di raccoglimento in occasione delle gare di tutte le competizioni in programma nel fine settimana. Bandiere a mezz'asta nella sede della Figc a Roma ed al Centro Tecnico Federale di Coverciano.
Dalle prime ore del mattino continuano ad arrivare i messaggi di cordoglio del mondo del calcio e della politica italiana. «Sei stato e resterai per sempre una leggenda. Un signore, un riferimento, un fuoriclasse in campo e nella vita. Un simbolo dell'Inter e del calcio italiano nel mondo, da generazioni e per sempre». scrive Javier Zanetti su Instagram, postando una sua foto con Sandro Mazzola,
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