La nota firmata da Fip e Lega pallacanestro parla di «alterazione dell’uguaglianza competitiva». Ammenda di 600mila euro per la società e azione legale contro il presidente Valerio Antonini, inibito per tre mesi: «Messa a repentaglio la credibilità di un movimento sano». Invalidati tutti i risultati della stagione: cambiano la classifica e il tabellone di Coppa Italia
Lo sapevano tutti, ma è successo davvero: la Trapani Shark è stata esclusa dalla Lba, la Serie A di basket. Lo hanno deciso la Federazione italiana di pallacanestro (Fip) e la stessa Lega al termine di una riunione durata oltre due ore. «Alterazione dell’uguaglianza competitiva», si legge nella nota congiunta diffusa in serata. Con l’esclusione verranno anche invalidati tutti i risultati ottenuti dalle altre squadre di Serie A contro Trapani, come vuole l’art. 17, comma 3, del Regolamento esecutivo gare.
In pratica: chi ha fatto punti con Trapani li vedrà decurtati. Una stagione pesantamente sbilanciata, allora. Invece di due retrocessioni, al termine della stagione ce ne sarà soltanto una. E cambierà anche il tabellone delle Final Eight di Coppa Italia, in programma a Torino (18-22 febbraio), a cui accedono le prime otto classificate del girone d’andata della Serie A. Ne fa le spese Trento. Dentro invece l’Apu Udine.
La Fip, inoltre, in un comunicato a parte, ha fatto sapere di intraprendere un’azione legale contro il numero uno della Trapani Shark, Valerio Antonini: la Fip, si legge, «rende noto di aver conferito mandato ai legali per agire a tutela della propria onorabilità in tutte le sedi competenti». Ma quello che ha investito la pallacanestro italiana è più di un uragano.
La genesi del caos
Se non altro la lunga agonia di Trapani viene interrotta. Altro che indizi, il percorso degli Shark si è consumato nel modo peggiore. Prima il rifiuto di giocare a Bologna, poi la figuraccia in mondovisione nella partita di Champions League (terzo torneo europeo) contro gli israeliani dell’Holon, gara in cui Trapani era rimasta in campo con un solo giocatore. E poi, di nuovo, il replay contro Trento, stesse modalità e stesso esito.
Dunque «l’alterazione» della competitività, la mancanza di «uguaglianza» necessaria per competere in gare del genere, hanno portato gli organi della giustizia sportiva della pallacanestro a prendere la decisione più dura. Trapani ha ricevuto anche un’ammenda da 600mila euro. E il suo presidente, Antonini, romano, 50 anni, imprenditore nel settore dei cereali, è stato inibito per tre mesi. Il mondo della pallacanestro, si legge ancora nella nota Fip-Lega, «non può accettare che soggetti affiliati e massimi rappresentanti di club prestigiosi, espressione di piazze importanti come Trapani, mettano a repentaglio la credibilità di un movimento sano che dà lustro al nostro sport in ambito interno ed internazionale».
Una decisione arrivata dal Giudice sportivo nazionale della Federbasket prima della prossima partita contro Trieste: per il giudice, Trapani Shark non era «evidentemente in grado di competere con l'avversaria al fine di disputare formalmente la gara in questione e non incorrere in una seconda rinuncia che comporterebbe il ritiro definitivo dal presente campionato». Si è «ritenuto pertanto corretto ed equo per il caso in questione - prosegue il comunicato - assimilare la disputa della gara con una formazione evidentemente non in grado di competere con l'avversaria a una vera e propria rinuncia alla stessa».
L’anno scorso Trapani arrivò fino alle semifinali dei playoff, dove fu eliminata da Brescia. Fu lì che cominciarono i problemi. Il 21 maggio la Fip inflisse alla squadra una penalizzazione di 4 punti per la stagione successiva (quella in corso) perché non aveva pagato regolarmente le imposte sul reddito (Irpef) e i contributi previdenziali all’Inps per i propri tesserati. La società sostenne di essere stata truffata e tentò di fare ricorso, ma la penalizzazione fu confermata. Poi il caos: prima dell’esclusione dal torneo, la penalizzazione era arrivata a 10 punti.
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