A 33 anni la triplista azzurra di origini ucraine ha conquistato a Birmingham il primo grande titolo della carriera. Dietro il suo 14,60 c’è una storia di infortuni, tre operazioni ai tendini d’Achille, una cittadinanza conquistata dopo 11 anni e una famiglia cresciuta in questo sport. Fino alla rinascita di Formia, dove ha ritrovato il piacere di volare
Il viaggio è stato lungo, lunghissimo, di quelli che a un certo punto ti fanno dire che non arriverai più. Dariya Derkach era una bambina quando si era messa a sognare in pedana sulle orme di mamma Oksana, prima il lungo e poi il triplo che giovedì 13 agosto le ha dato il primo grande successo all’età di 33 anni, dopo un’interminabile traversata.
Dietro il 14,60 saltato agli Europei di atletica di Birmingham c’è stata una collezione pazzesca di “non hai vinto, ritenta”, scandita da una raffica di infortuni. I salti in estensione sono fatti così, devi fare i conti con un fantasma che minaccia i tuoi tendini e ti chiede continuamente di non mollare.
Lei, raccontandoci le sue tante passioni, fra le quali quella per la sua Moto Guzzi, un giorno ci disse che questo verbo, «mollare», non aveva mai sfiorato i suoi pensieri. Troppo legata all’atletica leggera, troppo dentro uno sport che aveva “respirato” in famiglia anche nell’infanzia in Ucraina grazie anche al padre Serhiy, specialista delle prove multiple in gioventù e suo allenatore per tanti anni prima di una separazione che non deve essere stata emotivamente facilissima.
Il piacere di saltare
Mollare no, ma una sensazione di essere diventata «un robot», un allenarsi come un «dovere» che aveva la meglio sul piacere del volo. Colpa di questo continuo sbattere sul muro senza mai buttarlo giù. Nel 2023, per esempio, finalmente aveva provato nuove sensazioni positive, era arrivata la prima medaglia assoluta agli Euroindoor di Istanbul, un argento che le faceva vedere finalmente un’alba di un nuovo futuro anche grazie alla scelta di allenarsi con un nuovo tecnico, Alessandro Nocera.
Un grande lavoro sulla velocità e sulla ritmica della rincorsa, tanta qualità, l’ottavo posto alle Olimpiadi di Parigi, Il tempo di immaginarsi dentro una nuova storia e pum, di nuovo gli incubi e quelle tre operazioni ai tendini d’Achille dell’ultima stagione. Fino alla rinascita giusta, a questi mesi in cui si è potuta finalmente allenare e alla gara perfetta di giovedì.
Generalmente un primo salto importante, 14,53 in questo caso, che può “ammazzare” la gara, rischia di appagarti. Lei, invece, ha rilanciato migliorandosi con una concentrazione sempre altissima. Sono stati suoi i tre salti migliori della gara e anche all’ultimo tentativo, nonostante la gara fosse già vinta, ha provato ad aggiungere centimetri.
L’impatto di Formia
«Prima di pretendere qualcosa, pensa a quello che puoi dare tu», dice un verso di Irene Grandi. E lei, Dariya Derkach, deve averci pensato tante volte dopo quegli inizi folgoranti in cui pareva che la sua carriera dovesse essere un’autostrada piena di successi. Anche diventare italiana è stata una scalata piena di pazienza e di fedeltà a un pensiero. Solo nel 2013 - dopo 11 anni di Italia - ha ottenuto la cittadinanza dopo aver rifiutato la scelta di gareggiare per altre nazionali.
Già, Formia, casa sua. L’oro di Derkach ha anche un altro significato. E anche la prima medaglia a sud di Roma di quelle azzurre a Birmingham. Anche perché prima di Formia c’è stata Pagani, provincia di Salerno, gli inizi italiani della famiglia Derkach. C’è una “questione meridionale” nell’atletica, ma anche in un bel po’ di sport italiano: meno possibilità significa spesse volte la necessità di emigrare per trovare fortuna.
Formia, provincia di Latina, è però una storia particolare. Formia è il centro di preparazione olimpica, Dariya passa quotidianamente per il viale Pietro Mennea intitolato al campione barlettano che qui costruì con Carlo Vittori un grande pezzo della sua carriera. Formia è Sarà Simeoni, la sportiva del secolo scorso. E Formia è anche il posto dove si allenava Magdelin Martinez, la triplista azzurra che detiene tuttora il record italiano con 14,77, forse il prossimo obiettivo - chissà - di Derkach.
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