Da un lato la Lega Serie A, che nonostante le date degli Internazionali BNL di tennis a Roma siano note da anni non è riuscita a impedire che nel sorteggio del campionato il derby Roma-Lazio venisse posizionato in calendario nella stessa settimana del Masters 1000. Dall’altro la prefettura capitolina, e per estensione il ministero dell’Interno, che implicitamente ammette di non essere in grado di gestire contemporaneamente la finale del torneo del Foro Italico (con 10mila tifosi paganti attesi più un maxischermo installato sul campo Pietrangeli con la diretta di ciò che accade sul campo centrale e conseguente aumento delle presenze nell’area) e il delicato derby tra Roma e Lazio, che da anni non si gioca più in notturna per problemi di ordine pubblico.

Il caos che si sta creando intorno alla penultima giornata del campionato - una fase del torneo foriera di verdetti e che, per questo motivo, impone la contemporaneità delle partite tra squadre che giocano per lo stesso obiettivo, in questo caso la qualificazione alla prossima Champions League che comporta il bisogno di giocare nello stesso giorno e nello stesso orario anche Pisa-Napoli, Juve-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma) ha subito una brusca accelerazione martedì 12 maggio. Giorno in cui le autorità di ordine pubblico hanno comunicato che il derby di Roma non si gioca più alle 12:30 di domenica - come stabilito dalla Lega Serie A - ma alle 20:45 di lunedì 18 maggio, facendo prevalere una di quelle ipotesi che l'ad della Lega, Luigi De Siervo, aveva scongiurato.

È seguito un comunicato al veleno della Lega di A che «invita con forza le Autorità di ordine pubblico a revocare il provvedimento di rinvio, diversamente la Lega sarà costretta a reagire in ogni opportuna sede a tutela della competizione, degli interessi dei tifosi romani e del nostro campionato, nonché del nostro prodotto che, attraverso la mutualità, genera le risorse per il sostegno a tutti i livelli del calcio». La Lega lo definisce un «precedente estremamente pericoloso per la credibilità del sistema italiano nel gestire l'organizzazione di eventi nel nostro paese», parla di «tendenza interventista delle Prefetture e delle Questure, che modificano i calendari delle partite a proprio piacimento disinteressandosi dei problemi generati ai tifosi di casa e a quelli che viaggiano in trasferta, ai Club, ai calciatori, alle televisioni nazionali e internazionali che hanno già programmato la messa in onda delle gare».

Risultato: a pochi giorni dalle partite, la metà delle squadre di Serie A non conoscono ancora l’orario, né tantomeno il giorno, in cui scenderanno in campo.

Piantedosi: «Non c’è altra soluzione»

«Prefettura e questura di Roma, d'intesa con le istituzioni locali, hanno indicato una soluzione di buonsenso per gestire nelle migliori condizioni l'ordine pubblico, per minimizzare i disagi e garantire adeguati servizi. Chi deve prendere simili decisioni deve contemperare esigenze e interessi divergenti, in un clima che dovrebbe registrare senso di responsabilità da parte di tutti. Le polemiche sollevate mi sembrano del tutto infondate e strumentali. Ricordo, peraltro, che la sovrapposizione di appuntamenti sportivi di così grande rilevanza, Internazionali di tennis e il derby della Capitale, poteva essere evitata agevolmente al momento della programmazione degli stessi», ha detto al Messaggero il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.

«Non ci voleva molto ma non è stato fatto. Lo slittamento del derby - ha aggiunto il capo del Viminale - era l'unica soluzione percorribile. Mi concentrerei sul fatto che in due giorni Roma ospiterà gli Internazionali di tennis, una manifestazione sempre più importante a livello mondiale, e il giorno a seguire il derby della Capitale, una delle partite più spettacolari. Il tutto si svolgerà all'interno di quello che ritengo essere il complesso sportivo più bello del mondo».

Le reazioni

La ragione dello slittamento - ha spiegato la prefettura nella sua nota dopo le valutazioni effettuate in sede di Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica - sta nei «profili connessi alla gestione dell'ordine pubblico e della mobilità urbana in concomitanza con un evento di rilevanza mondiale quale gli Internazionali d'Italia, in corso presso il Foro Italico». Nessun incrocio, quindi, con il pubblico che accorrerà per assistere alla finale maschile del Masters 1000 di Roma.

Una decisione che ha ricevuto il plauso del tecnico della Lazio, Maurizio Sarri, che già nei giorni scorsi aveva criticato l'iniziale programmazione del derby: «È meglio giocare di lunedì, è meglio per tutti e anche per noi che abbiamo 24 ore di riposo in più. Ma anche perché ci sono quattro squadre che si stanno giocando 80 milioni con la Champions e non credo debbano farlo alle 12:30 a maggio».

«Quando si arriva a questo punto, già si è persa l'occasione. Che ci si ritrovi davanti a un giudice secondo me è il segnale non soltanto di come si è arrivati, ma di come si è partiti», è invece il commento del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi.

Malagò si candida alla Figc

Tutto ciò avviene non solo alla vigilia della finale di Coppa Italia, prevista allo stadio Olimpico stasera, mercoledì 13 maggio, e che vedrà contrapposti l’Inter campione d’Italia e proprio la Lazio di Sarri. E avviene anche nel giorno in cui l'ex presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha ufficializzato la sua candidatura per la guida della Figc, posto rimasto vacante dopo le dimissioni di Gabriele Gravina all’indomani della mancata qualificazione (la terza consecutiva) della Nazionale italiana ai Mondiali di questa estate.

Il 13 maggio infatti è il termine ultimo per la presentazione delle candidature per guidare la Federcalcio. Il suo avversario sarà, con ogni probabilità, il presidente della Lega nazionale dilettanti Giancarlo Abete. 

Ciò che avviene attorno al derby e agli Internazionali è solo l’ultima dimostrazione di una fase di profonda crisi del calcio italiano: la corsa alla Figc si incastra infatti con un consiglio federale che oggi dichiarerà la decadenza del presidente dell'Aia (Associazione italiana arbitri), dopo l’inchiesta che lo ha coinvolto, col possibile commissariamento dell'associazione.

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