L’afflusso di pubblico alla Vitrifrigo Arena anche dall’estero è stato un segnale incoraggiante in un paese che, dal punto di vista degli impianti indoor, vive una crisi forse ancora più profonda della situazione stadi nel calcio a undici. Un esempio? A Roma non esiste un solo terreno di gioco della misura standard internazionale. Così in futuro grandi opportunità andranno perse
Pesaro è diventata, per una settimana, capitale europea del pallone a rimbalzo controllato, ospitando la Final Four di Uefa Futsal Champions League, con gare dall’8 al 10 maggio. La massima competizione europea del calcio a cinque è giunta alla sua venticinquesima edizione e, per la prima volta, ha fatto tappa in Italia (senza nessuna squadra italiana): a vincere il titolo è stato lo Sporting Lisbona, tornato sul trono d’Europa dopo i tre anni consecutivi di dominio del Palma, battuto proprio in finale.
L’ultima sfida è stata anche l’unica a terminare nei tempi regolamentari: sia le semifinali che la finale per il terzo posto, ottenuto dal Cartagena (sconfitti dai futuri campioni) a discapito dei francesi dell’Étoille Lavalloise, sono terminate ai rigori. Sintomo di gare equilibrate, in uno sport apprezzato per essere tra i più spettacolari ed emozionanti.
Teatro della kermesse è stata la Vitrifrigo Arena, casa della VL Pesaro di basket, costretta a traslocare momentaneamente a Jesi. Un palazzetto con quasi 7.000 posti omologabili, comfort e servizi. Considerando accrediti e spazi riservati per i tifosi provenienti dall’estero, i biglietti in vendita ammontavano a 5.400. Per la finale di domenica si è registrato un sold out (5.816 spettatori totali), un segnale eccellente, diverso da quello delle semifinali di venerdì, con il picco massimo di 2.957 presenti dovuto anche agli orari scomodi per i lavoratori e alla contemporaneità con le gare dei campionati italiani.
Lato italiano, la community del futsal risponde presente, per merito anche del lavoro fatto da Uega, Figc, Divisione Calcio a cinque, regione Marche e comune di Pesaro: non è ancora una comunità forte come quella di altri sport, ma sicuramente non è ignorabile nei grandi tavoli. A livello internazionale, la tifoseria più numerosa è stata quella di Laval, con circa 350 presenti per una squadra nuova alla competizione, mentre erano 206 i supporter dello Sporting, un pubblico caldo e rumoroso, 150 quelli del Cartagena e 100 quelli del Palma, in ordine decrescente sia per presenze che per calore.
La città ha respirato futsal in ogni angolo, con un miscuglio di lingue e calda passione. Una ricaduta forte sull’economia locale: la dimostrazione che i grandi eventi sportivi possano essere uno strumento importante per la destagionalizzazione del turismo, divenuta una delle grandi sfide per posizionarsi con forza sul mercato e dare sviluppo a molte aree d’Italia.
Il nodo degli impianti
Per poter ospitare manifestazioni di questo genere, però, sono necessari svariati requisiti. Ai soliti temi del settore, come i collegamenti, le infrastrutture, la cura verso il patrimonio culturale e la presenza di lavoratori competenti, non può che aggiungersi quello dell’impiantistica sportiva. Una parentesi particolarmente difficile oggi in Italia.
Parlando di futsal e tralasciando territori storicamente più in difficoltà, la città di Roma arranca nella presenza di impianti omologabili: sono assenti completamente terreni di gioco della misura standard internazionale (40x20m), discorso neanche avviabile sulla capienza. Se già la situazione degli stadi è nota e dolorosa al punto di mettere a rischio la candidatura dell’Italia ad ospitare l’Europeo di calcio del 2032 (l'unico impianto a norma su cinque necessari è l'Allianz Stadium di Torino), quella dei palazzetti dello sport è ancora più grave.
Molti interventi necessari vengono effettuati solo a fronte di finanziamenti funzionali, come nel caso dell’Universiade in Campania nel 2019. All’epoca, lavori per circa 200 milioni di euro: gli effetti positivi, però, sono quasi interamente terminati e molte strutture sono tornate al degrado. Ci si augura un’evoluzione diversa rispetto a Torino 2006: è stata finanziata la demolizione della pista da bob di Cesana Pariol (9 milioni stanziati nel 2025, dopo la spesa di 110 per la costruzione).
Si sta lavorando nel sud della Puglia, in vista dei Giochi del Mediterraneo di Taranto, con lavori in un’area altrimenti in difficoltà, mentre nel nord della regione esistono casi come Bari e Manfredonia e i progetti di una cittadella dello sport rimasti incompiuti, con lo Stadio San Nicola cattedrale nel deserto nel primo caso e macerie di edifici mai esistiti nel secondo.
Situazioni come quella di Pesaro rimangono rarissime e, di conseguenza, grandi opportunità andranno perse.
© Riproduzione riservata

