Il Manchester United si trova di nuovo al centro delle polemiche nel Regno Unito, ma questa volta non per le deludenti prestazioni della squadra. Nel mirino ci sono le dichiarazioni della scorsa settimana di Sir Jim Ratcliffe, co-proprietario del club e figura chiave della gestione societaria. «Il Regno Unito è stato colonizzato dagli immigrati», ha detto il miliardario britannico durante un’intervista con Sky News, strizzando l’occhio al politico di estrema destra Nigel Farage, definito «un uomo intelligente» e «con buone intenzioni».

Parole che hanno generato un caso che ha travalicato i confini dello sport, attirando le critiche anche del primo ministro Keir Starmer, che ha definito quanto detto da Ratcliffe «offensivo e sbagliato».

Ratcliffe non è nuovo a posizioni politiche vicine all’estrema destra: in passato è stato un sostenitore della Brexit, salvo poi trasferire la propria residenza a Montecarlo dopo il successo del referendum. Una mossa che, secondo i media britannici, sarebbe costata al fisco fino a 4 miliardi di sterline.

Alla fine del 2023 ha acquistato un quarto delle quote del Manchester United, club storico da tempo in crisi, diventandone il principale azionista dietro alla famiglia statunitense Glazer.

La reazione dello spogliatoio

A Ratcliffe è stato affidato il controllo del lato sportivo della società, ma le sue strategie hanno fatto discutere: centinaia di dipendenti licenziati e una feroce spending review che ha colpito anche i progetti sociali del club, compreso il budget della fondazione benefica. In compenso, le spese per gli acquisti non sono affatto diminuite: i Red Devils hanno investito quasi 500 milioni di euro in due anni per i nuovi giocatori, ricavandone appena una FA Cup.

L’adozione della retorica razzista di Reform UK, il partito di Farage costantemente in testa ai sondaggi elettorali, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Manchester è una città multiculturale, in cui il 31% degli abitanti è nato fuori dal Regno Unito e più del 40% ha origini straniere. Lo United, in particolare, rappresenta bene questo tessuto sociale, con un settore giovanile da cui, negli ultimi anni, sono usciti diversi giocatori figli di immigrati.

Attualmente in squadra ci sono il difensore Ayden Heaven e il centrocampista Kobbie Mainoo, entrambi di famiglia ghanese, ma in prestito al Barcellona c’è pure Marcus Rashford, i cui genitori provengono da Saint Kitts e Nevis.

Finora, nessuno dei giocatori dello United si è espresso pubblicamente sulle parole di Ratcliffe, ma la stampa britannica ha segnalato un forte malcontento nello spogliatoio, in particolare da parte del centrocampista brasiliano Casemiro.

La rabbia della città

Nei giorni scorsi per le vie di Manchester sono comparsi dei cartelli con la scritta “Gli immigrati hanno fatto di più per questa città di quanto i miliardari evasori fiscali faranno mai”. Uno è stato anche affisso sulla strada davanti allo stadio di Old Trafford, la casa dei Red Devils.

EPA
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«I proprietari dei club sono dei miliardari che cercano spesso di dividerci», ha commentato nel suo podcast The Rest is Football l’ex attaccante della Nazionale inglese Gary Lineker. La sua è un’opinione piuttosto rilevante, dato che si tratta di uno dei più apprezzati commentatori sportivi del paese, per 26 anni alla guida del programma Match of the Day sulla Bbc. Ma tutto il mondo dei media sportivi britannici ha condannato le parole di Ratcliffe.

Non è mancato l’intervento dell’allenatore dei rivali cittadini, lo spagnolo Pep Guardiola, noto in passato per aver fatto delle donazioni a Open Arms, la ong catalana che aiuta i migranti nel Mediterraneo: «Trattiamo gli immigrati come se fossero loro a causare i problemi nel nostro paese. Avviene in tutto il mondo. Accettando davvero altre culture, non ho dubbi che avremmo una società migliore».

La lista delle figure del calcio che hanno criticato Ratcliffe è lunga, e tra di esse spicca Shaka Hislop, ex portiere con una lunga esperienza in Premier League negli anni Novanta e Duemila, che si è detto «sconcertato» dalla retorica usata dal co-proprietario dello United. Hislop, nato e cresciuto alla periferia di Londra in una famiglia originaria di Trinidad e Tobago, è una personalità chiave nella lotta del calcio inglese contro il razzismo: fu lui che, nel 1996, decise di finanziare la creazione di Show Racism the Red Card, un’associazione antirazzista focalizzata proprio sul mondo del calcio, di cui oggi è presidente onorario.

Si è schierato anche Éric Cantona, icona dei Red Devils che nel 1995 rifilò un celebre calcio a un tifoso razzista: ha condiviso su Instagram la foto del cartellone esposto fuori da Old Trafford. Mancano, però, le voci dei calciatori inglesi attualmente in attività, sebbene negli ultimi anni in Inghilterra gli episodi di razzismo contro i giocatori siano aumentati.

Dal canto suo, la Football Association ha avviato un’indagine contro Ratcliffe, ma è difficile che possa condurre a qualcosa di concreto.

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